giovedì, Dicembre 2

En-Nahda e l'Islam moderato field_506ffbaa4a8d4

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Il 15 e 16 ottobre, si è tenuto il ‘2° colloquio del Mediterraneo – Religioni, pluralismo, democrazia: le attese dei giovani del Mediterraneo‘, iniziativa promossa dall’Istituto di Scienze sociali “Nicolò Rezzara” di Vicenza in collaborazione con l’Università degli Studi di Palermo, a cui hanno partecipato relatori provenienti da diversi Paesi arabi e di diversa estrazione religiosa.

A margine di tale appuntamento, abbiamo incontrato, a Roma, Imen Ben Mohamed, giovane deputata al Parlamento tunisino, che ha trascorso buona parte della sua vita, inclusi gli studi universitari, in Italia. Imen è una delle figlie di Mohamed Mohamed, appartenente al movimento enNahda (rinascita o risveglio) e, come molti dei suoi compagni, costretto all’esilio dal regime di Zine el-Abidine Ben Ali fin dal 1991. Mohamed approda in Italia solo nel 1996, come rifugiato politico, e nel 1999 viene raggiunto dalla famiglia. Imen ha 14 anni quando si trasferisce a Roma, città dove più tardi intraprende studi in cooperazione internazionale allo sviluppo economico presso l’Università degli Studi di Roma Sapienza. Imen è da sempre molto attiva sul piano politico e sociale, in Italia si preoccupa di identità ed integrazione e collabora con i Giovani Musulmani d’Italia (associazione appartenente alla piattaforma del Forum Nazionale dei Giovani). Come molti dei membri della sua famiglia, è coinvolta sin da giovanissima anche nel movimento en-Nahda.

Il movimento en-Nahda è una formazione di orientamento islamista moderato nato nel 1981 e bandito dalla scena politica tunisina già nel 1989, tanto che i suoi membri corsero come indipendenti nella tornata elettorale di quell’anno, ottenendo un discreto successo (tra il 10 e il 17 percento dei voti). Nel 1991, il Presidente Ben Ali lo dichiarò illegale e procedette ad arrestare 25 mila attivisti, forzando molti altri allesilio. “En-Nahda è diventato un partito dopposizione quando Bourguiba ha trasformato la Presidenza in una carica a vita. È sempre stato un partito ben strutturato e organizzato. La popolarità che riscosse alle elezioni del 1989 fece capire al regime che era una presenza pesante e scomoda, per questo Ben Ali fu così risoluto. Anche in esilio, en-Nahda ha mantenuto in piedi una struttura organizzativa a cui hanno contribuito in maniera determinante le donne che sono state in grado di tenere in piedi i legami politici“.

Imen non torna in Tunisia per molti anni, visita il suo paese nel 2008 “Per fortuna, senza incontrare grosse difficoltà. , al mio arrivo mi hanno interrogato ma a mia sorella Fatima, lanno prima, avevano fatto molti più problemi“. La primavera tunisina, la Rivoluzione dei Gelsomini, è cominciata nel dicembre del 2010. Imen è stata in grado di parteciparvi indirettamente tramite i social network, come molti tunisini residenti all’estero. Il 14 gennaio del 2011 è la data della caduta del regime di Ben Ali. Nel marzo del 2011, il partito en-Nahda è stato legalizzato, aprendo così le porte al suo ritorno sulla scena politica tunisina, preannunciata dal rientro a Tunisi del suo leader, Rashid al-Ghannushi. Imen si può così candidare alle primarie del movimento en-Nahda e, ottenuta la candidatura, concorre per uno dei tre seggi italiani alle elezioni per l’Assemblea Costituente (2011). En-Nahda ottiene due di quei tre seggi, uno dei quali è vinto proprio da Imen. Nuovamente, nel 2014, vince le primarie e ottiene un seggio al Parlamento. “Per quanto riguarda lestero,” spiega Imen “è previsto un seggio ogni 60 mila cittadini tunisini. La Francia è divisa in due circoscrizioni, una nord e una sud, a ciascuna spettano cinque seggi. Per lItalia sono previsti tre seggi e uno per la Germania. Due seggi vanno a Europa e Americhe e altri due al mondo arabo. In tutto, sono previsti 18 seggi per i tunisini residenti allestero“.

Ottantanove dei 217 membri dellAssemblea Costituente tunisina appartenevano a enNahda. Il movimento si è alleato con i laici. “Cè lo spazio per un dialogo produttivo tra laici ed islamici, in Tunisia. Questo perché linterpretazione religiosa dei sapienti di Zaytuna [il più importante centro tunisino di studi islamici]è moderna. Per esempio, il Codice di Statuto Personale tunisino è più avanzato rispetto a quello degli altri paesi arabomusulmani. Inoltre, vi è stato largo consenso su una questione importante e sensibile come la libertà religiosa e di coscienza“.

Imen sottolinea come la coesione sociale e l’unità nazionale abbiamo avuto un ruolo importante in Tunisia. “Credo che ci sia da fare una distinzione tra Levante e Maghreb. Il Levante è caratterizzato da grande pluralismo e diversità, e questa è una ricchezza. Ci sono diversi livelli identitari: nazionale, religioso, confessionale, etnico. A volte, però, le varie componenti identitarie vengono strumentalizzate. Questo crea la potenzialità di conflitti come quelli in Iraq, in Yemen o in Siria. Il Maghreb è più omogeneoprevale l’Islam sunnita malikitae anche se ci sono livelli identitari diversi (ci sono Arabi come Berberi, Musulmani come Ebrei), sono livelli complementari. Un tunisino è prima di tutto un tunisino“.

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