martedì, Ottobre 19

‘Empire 2.0’: l’utopia del neocolonialismo inglese

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Le tre grandi potenze del Commonwealth sono India, Australia e Canada. Sul ʹWashington Postʹ un articolo afferma che non sarà così facile per l’Inghilterra creare degli accordi vantaggiosi con queste potenze economiche. Ci può spiegare perché il Canada, l’India e l’Australia non hanno bisogno dell’Inghilterra?

L’Unione Europea e il Canada hanno appena siglato un accordo commerciale di libero scambio, mentre un’altra intesa sta per essere conclusa a breve con l’India. Ciò che viene spontaneo domandarsi è per quale motivo sia il Canada che l’India dovrebbero rinunciare ai vantaggi economici provenienti dagli accordi con i 27 Paesi membri dell’UE, per trovarne uno con un singolo Paese che conta poco più di 50 milioni di abitanti. Gli inglesi al momento hanno una percezione di se stessi e del problema che stanno per affrontare molto distorta. Sicuramente accordi bilaterali con l’Inghilterra non sarebbero visti male né dall’ Australia né dagli Stati Uniti poiché non potrebbero che trovarne vantaggi. Non so esattamente cosa pensa di fare il Governo britannico, ma è impossibile che l’Inghilterra riesca a sostituire il 50% del proprio  mercato, finora portato avanti grazie agli accordi mediati dall’Ue, con negoziati bilaterali che coinvolgono l’Australia e gli Stati Uniti. La geografia non è un dettaglio, il fatto che l’Australia e gli Stati Uniti siano dall’altra parte del globo non è sicuramente un aspetto secondario. È ovvio che l’80% del commercio britannico continuerà ad essere con i Paesi più prossimi, ovvero con i membri dell’UE; basti pensare che, ad oggi, l’Inghilterra esporta in Australia solo l’1,3% dei propri prodotti, mentre l’Australia esporta nel Regno Unito solo l’1,4%: difronte a questi dati è difficile credere che attraverso accordi bilaterali con i Paesi del Commonwealth gli inglesi riescano a colmare il divario economico che porterebbe un mancato accordo di libero scambio con l’UE. La geografia condanna il Regno Unito a non potere sostituire i Paesi europei con altri partner economici nel resto del mondo.

Un altro problema riguarda Malta e Cipro. Queste due piccole isole fanno parte dell’Ue e del Commonwealth; quali accordi si potranno raggiungere in proposito?

Finché il Commonwealth resterà un accordo internazionale che favorisce i negoziati economici senza obblighi prestabiliti non serviranno delle trattative specifiche per le due isole. Inoltre, dal punto di vista della politica commerciale, Malta e Cipro non hanno assolutamente una sovranità autonoma, perché non possono stabilire da soli accordi di libera circolazione con altri Paesi senza la mediazione dell’UE. Per creare accordi bilaterali con il Regno Unito sia Cipro che Malta dovrebbero uscire dall’Unione, ma non credo proprio che sia un’idea vantaggiosa per le due isole. Far parte del Commonwealth, per Malta e Cipro, significa poco: qualunque mossa economica sarà sempre controllata dall’UE.

L’Inghilterra ha la forza economica e politica in questo momento per creare accordi vantaggiosi per il proprio mercato?

L’Inghilterra ha la forza economica e politica per fare tutti gli accordi che vuole. Ovviamente più accordi fa e meglio è, ma ripeto che si tratta solo di palliativi che non riusciranno a colmare il vuoto economico che l’Ue potrebbe lasciare se l’Inghilterra non riuscirà a stabilire con essa un accordo di libero mercato. Al momento due terzi del suo commercio sono con i Paesi europei o ad essi legati, per questo è utopistico credere di coprire questa grossa fetta di mercato attraverso accordi bilaterali con Australia e Stati Uniti. Senza l’accordo con l’UE il commercio britannico sarà seriamente a rischio: economicamente chi rischia di più nelle trattative per la Brexit è il Regno Unito, mentre politicamente sarà molto più complicato per l’UE.

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