mercoledì, Settembre 29

Emergenza migranti UE: tra educazione e solidarietà L’Onorevole Silvia Costa, Parlamentare del PD in UE, dà il suo parere sulla questione ‘migranti’ in Europa

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Quanto l’Europa ha ristretto la sua politica migratoria o intende farlo dopo gli attentati di Parigi e Tunisi, e che alleanze politiche giocano a sfavore o meno di tale politica oggi? E quanto è considerato il profugo a livello europeo?

Abbiamo fatto una ricerca molto interessante a livello europeo, da cui è emerso che i media hanno avuto un grande ruolo nel creare antidoti alla disinformazione e all’emotività esasperata, e per far capire alla gente la realtà delle cose. A livello di statistica, la percezione della presenza numerica di emigrati nei paesi europei è circa pari al 25% della popolazione: in realtà siamo intorno all’8%. Lo iato che si verifica è senz’altro frutto di indicazioni politiche, ma anche di segnalazioni alterate della realtà pervenute dai giornali.

Altra cosa significativa è la nostra emotività e il modo in cui vengono presentati gli immigrati: spesso essi figurano come una massa informe, aggressiva, senza volto né storia, ma se li personalizziamo e diamo loro una vicenda umana, la cosa assume tutt’altro aspetto. La vicenda del bambino Aylan morto sulla spiaggia ha cambiato la prospettiva di molti politici e di molta gente sulla questione: si è vista la fragilità umana, la nostra responsabilità di fronte al problema, il senso della solidarietà.

A livello politico europeo, dopo i primi Consigli dei Ministri in cui c’era poca sensibilità al problema dell’emigrazione, e l’Italia ha posto la questione di Lampedusa con forza, ma senza grandi esiti; poi con la Commissione Juncker c’è stata una svolta, per il suo impegno personale e una visione più europeista ed allargata di Barroso, meno burocratica e asservita ai poteri forti, e una maggiore collaborazione con il Parlamento europeo. Si è così varata l’Agenda Comune per l’Immigrazione e i Rifugiati, passata a maggioranza, nonostante diverse opposizioni degli stati membri. Anche alla Valletta di recente sono state prese decisioni riguardo l’Africa con patti bilaterali.

Ora la difficoltà è nel restare coerenti con questi obiettivi, dato che alcuni stati, con l’aumentare del flusso migratorio, stanno riducendo le loro disponibilità e mettendo filo spinato alle loro frontiere, come l’Ungheria, nonostante ciò sia vietato nell’ambito dell’Unione e contro le convenzioni internazionali. Del resto 500 milioni di europei possono ben permettersi l’accoglienza di 190 mila profughi.

Nonostante l’impegno della Mogherini, cui va un’attenta gestione del problema sicurezza, tuttavia esiste una grave deficienza dei sistemi di Intelligence, su cui si deve ancora lavorare. Inoltre va chiusa al più presto la questione libica, con un governo di solidarietà nazionale, che potrà consentire una riapertura di contatti e relazioni bilaterali; va sostenuta opportunamente la Tunisia nel suo sforzo di contrasto al terrorismo, anche dopo i recenti attentati; si dovrà cooperare per la questione del nucleare in Iran, e in sostanza lavorare per una politica estera pacificatrice dell’Unione Europea, che aiuti a ricomporre i conflitti e contrasti il terrorismo in ogni suo aspetto.

 

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