mercoledì, Settembre 29

Emergenza migranti UE: tra educazione e solidarietà L’Onorevole Silvia Costa, Parlamentare del PD in UE, dà il suo parere sulla questione ‘migranti’ in Europa

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Per quanto riguarda il percorso culturale io penso da tempo che dovremmo fare di più da questo punto di vista, lasciando anche l’opportunità alle persone che vengono da tanti Paesi, anche se prevalgono alcune nazionalità rispetto ad altre, di conservare il loro multilinguismo. L’italiano diventa quindi una lingua di comunicazione tra gli stessi stranieri. Per fare questo è molto importante consentire l’aiuto ai bambini perché non perdano la loro lingua madre, come sancito nelle varie Convenzioni Internazionali, e con l’ausilio di docenti o lettori relativi alla conoscenza di quella lingua, come anche avere l’occasione di insegnarla, come avviene già in alcune scuole, di insegnarla agli altri alunni. Si crea così una grande internazionalizzazione nelle scuole.

Un’altra scelta che fa la differenza è quella di non avere scuole-ghetto, facendo sì che esista una sorta di integrazione possibile, ovvero di un equilibrio fra presenza di bambini italiani e stranieri,  abituandosi a condividere un vivere insieme. Dal punto di vista dell’integrazione culturale diamo ancora poca opportunità agli artisti, agli autori di libri, e altri ancora che vengono da Paesi dalle culture assai interessanti, di promuovere, di esprimere, rafforzare le loro capacità in piccole imprese culturali o nelle loro creazioni notevoli e innovative dal punto di vista del contenuto per farle conoscere meglio attraverso eventi, come per esempio festival cinematografici, come ‘Maxime Festival’ di Cannes, ormai attivo da 21 anni, o ‘Festival dei Popoli’ a Firenze che li possano includere tra i loro appuntamenti. Questi concetti finora espressi riguardano già gli immigrati che sono già presenti nel Paese di arrivo…

E allora per gli immigrati ancora non inseriti come ci poniamo?

L’emergenza profughi induce ad altro tipo di riflessioni perché siamo di fronte a persone che sono in campi profughi, di cui oltre un quarto sono minori, che ospitano 4 milioni di persone provenienti nel maggiore dei casi per anni da Libano, Giordania e Turchia, per non parlare dell’emergenza migranti nel Mediterraneo, e tanti che sono in Italia o Europa, e che sono ancora in una fase precaria perché spesso ospitati in attesa di un trasferimento in altro luogo di destinazione finale, che in alcuni casi è già ad oggi avvenuto.

In questo caso specifico come Parlamentari europei abbiamo discusso e oggi, 26 novembre, è stato approvato  in Parlamento UE un’importante risoluzione, che io ho molto condiviso, come Commissione Cultura, sull’educazione dei bambini nelle situazioni di emergenza e crisi protrattesi nel tempo, come quelle che vanno avanti nel tempo e che investono per esempio i profughi palestinesi. La cosa sulla quale normalmente qualcuno fa confusione è l’assimilazione tra terroristi e profughi, quando sappiamo benissimo che queste persone fuggono dallo stesso terrore per il quale combattiamo noi oggi e che minaccia attualmente l’Europa.

Su questo punto è stato molto importante il richiamare, secondo tutte le Convenzioni Internazionali sui Diritti dell’Infanzia e sul Diritto Umanitario, che il diritto dei bambini e dei ragazzi in generale all’educazione nelle situazioni d’emergenza è sancito, anche nel 2010 dall’ONU stesso, e che va garantito anche dall’Unione Europea attraverso il nostro aiuto e intervento nei campi profughi stessi, come anche garantire che i bambini che giungono come migranti in Europa, e quindi anche in Italia, abbiano degli standard di assistenza sia psicologia, sia linguistica sia d’educazione, sia assistenza che d’inserimento nelle scuole adeguati.

Nei campi profughi in Turchia si parla di almeno 400.000 bambini senza accesso all’istruzione e alla loro stessa educazione. Problemi legati alla mancanza d’educazione si riscontrano anche nelle zone del Libano e della Giordania. Questa risoluzione chiede qualcosa anche in termini di risorse, oggi l’aiuto educativo nell’ambito degli aiuti umanitari è calcolato nel 2% delle risorse, per il quale è stato chiesto un raddoppiamento degli sforzi almeno per quanto riguarda l’Europa che dà 5.000.000 di aiuto in tal senso per quanto riguarda l’investimento legato all’educazione nei Paesi in via di sviluppo per il lasso di tempo 2014-2020, poi aumentato ancora.

Ora abbiamo chiesto un’ulteriore aumento della percentuale degli aiuti e abbiamo approvato nel bilancio di ieri 30.000.000 di euro in più proprio sull’incentivazione dell’educazione, che appunto porta a raddoppiare, come dicevamo, tale percentuale da parte dell’Europa. Ciò non è sufficiente, ma va unito ad una forte collaborazione con UNICEF e le ONG e anche i donatori privati per creare quello che sarebbe un’Agenzia Unica o Fondo di Solidarietà Globale, che possa raccogliere queste risorse e sostenere le azioni che oggi si svolgono nei campi profughi per garantire l’educazione.

L’educazione non rappresenta di per sé un evento importante, ma ha due valenze fondamentali per i profughi: una sottrarre i minori a forme di sfruttamento, di violenza, di rapimenti, come spesso accade, alle tratte e alle forme di sfruttamento lavorativo. Raccontava un volontario ai confini con la Libia che nei campi profughi i bambini senza nessun impedimento vengono già mandati a 6 anni a fare dei lavoretti con conseguente doppio sfruttamento. L’educazione significa dare una prospettiva di speranza, rinserimento e futuro alle famiglie, ha un effetto rassicurante molto forte, altro aspetto importante, oltre al fatto che in alcuni casi, come in Siria e altre zone di conflitto, sono Paesi che hanno da due anni la impossibilità di avere una possibilità scolastica.

L’altra proposta già accolta, una mia idea realizzata, che si costituisca un cosiddetto e così definito ‘corridoio educativo’ per gli studenti universitari, ci sono almeno 5.000 ragazzi siriani che hanno chiesto tramite l’UNHCR di venire accolti e continuare gli studi nelle università europee, cosa che ritengo molto importante e valida che le nostre numerose istituzioni accademiche si aprano e diano delle possibilità per dei corridoi più facili d’accesso per ragazzi di Paesi in conflitto. Ciò darebbe una risposta molto positiva alla grande popolazione che abbiamo di fronte con una grossa possibilità di rischio che bambini e ragazzi abbandonati a sé stessi, sfiduciati e senza nessun possibile supporto, si possano ribellare, incattivire, radicalizzare come posizioni e idee, cadendo nelle mani di sfruttatori  che mirano a sottometterli in maniera diversa sia ideologicamente sia in modo apparentemente religioso, ma rivelatosi poi spinto da pura sete di potere. Questo è il punto di vista positivo di tale approccio e così si possono utilizzare moltissimi docenti che sono tra gli stessi profughi, dando loro anche una possibilità di lavoro, un senso durante il percorso doloroso che compiono, portando ad un ottimo risultato.

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