martedì, Settembre 21

Emergenza migranti UE: tra educazione e solidarietà L’Onorevole Silvia Costa, Parlamentare del PD in UE, dà il suo parere sulla questione ‘migranti’ in Europa

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Come si arricchiscono sia le persone che emigrano in un altro Paese, siano essi stessi migranti o esuli, sia le società che li ospitano nell’emergenza creatosi e quanto questi ultimi, come popolazioni migranti, conservano le tradizioni del Paese d’origine e quanto si fondono insieme alle società che li ospitano?

Tale situazione ci deve far interrogare sulle quelle che sono effettivamente le falle e quali sono e a fronte di ciò che problemi si pongono, io personalmente credo che ci siano varie problematiche che emergono.

La prima è quella di quale metodo e quale approccio sia culturale che educativo si debba avere nei confronti dell’accoglienza nelle scuole e delle pratiche che logicamente vi avvengono all’interno. Si pare che si possa dire che in Europa convivono tre modelli di insediamento nelle scuole. Uno di questi modelli che è stato chiamato dell’‘assimilazione’, che è quello più diffuso in Francia e al quale poi tutti hanno accennato e si sono aggiornati nelle metodiche, nel senso di considerare tutti ugualmente cittadini (ponendosi lì il problema dei Paesi ex-coloniali che ovviamente è una questione del tutto diversa da quella postosi perché vi è un massiccio arrivo da quelle che in passato erano colonie francesi diventati più facilmente o essendo già francesi) con diritti e doveri come gli altri, lasciando fuori dallo spazio sia educativo che pubblico tutte le appartenenze d’origine, tollerate al massimo soltanto al di là dallo spazio pubblico.

La cosiddetta laicité, laicità, un valore importante e condiviso, a volte intesa alla maniera francese appare e diventa un modo nel quale si è rischiato di lasciare soli e al fuori di avere un dialogo interreligioso e di un’assunzione della persona con tutte le sue caratteristiche e delle sue identità che sono anche in molti casi religiose, anzi assai legate al credo o alla fede personale e ne risentono molto fortemente. In tale modo si rischia che questo tipo di appartenenze, respinte un poco dallo spazio educativo e pubblico, poi sfocino in una possibile radicalizzazione e isolamento, senza un supporto di tipo culturale e anche spesso razionale, che poi diventi forte a livello di difficoltà personale, di barricate (bandieux) parigine, oppure di disagi effettivi di godere dei diritti tanto propugnati e  celebrati, che se impiantate nel  profondo si espandono nel radicalismo e fondamentalismo, totalmente asservito a predicatori e propagatori di odio.

L’altro approccio, tipico e usato nei Paesi anglosassoni, è del cosiddetto multiculturalismo, ovvero esiste una tolleranza reciproca e si consente che le diverse comunità, etnie e religioni possano convivere ed esprimersi anche come comunità. Tuttavia tale inserimento nella comunità non è del tutto favorito e non si assume abbastanza dialogo tra le varie multiculturalità e non esiste, a mio giudizio, una capacità pedagogica da parte delle istituzioni scolastiche di conoscere un po’ più in profondità le diverse realtà, le quali vivono nel Paese e che possono senz’altro esistere in quella comunità, ma che soffrono e rimangono ciascuna nella propria individualità. Ciò può favorire una coscienza non reale delle persone, da parte delle istituzioni e delle scuole e di molte altre realtà locali, in cui la logica della comunità prevale su quella del trovare dei valori comuni.

Da molto tempo la scuola italiana, mirando agli indirizzi europei e del Consiglio d’Europa stesso, ha scelto le vie dell’interculturalità e credo che questa, pur se una via difficile e impegnativa, sia la via promettente e che noi italiani, pur se abbiamo i nostri difetti, tramite l’interculturalità ci potrà consentire l’assunzione di una concezione più paritaria delle culture. Se un bambino o uno straniero viene nella scuola, cosa molto diffusa nelle scuole italiane, non ci si dovrebbe limitare a fargli capire i suoi diritti e doveri di cittadino e di persona, non soltanto ospite, ma che io spero diventi presto anche cittadino con la nuova legge, ma ad interloquire in qualche modo con la sua cultura di appartenenza e di presentare ai compagni di scuola quella che è la dignità culturale di quel bambino, la sua storia personale, quella della sua famiglia. Ci dovrebbe essere molta partecipazione a livello dei genitori dei bambini a livello di riunioni collegiali e si dovrebbe incoraggiare la partecipazione delle famiglie, cosa molto fondamentale a riguardo. Si creerà così un clima di maggiore dialogo e condivisione culturale e questo aspetto e dato va ripreso e ampliato nelle scuole per creare nuovi e innovativi modelli.

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