giovedì, Ottobre 21

Emergenza migranti UE: tra educazione e solidarietà L’Onorevole Silvia Costa, Parlamentare del PD in UE, dà il suo parere sulla questione ‘migranti’ in Europa

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È arrivata stamattina quasi all’alba la notizia di un nuovo sbarco, finito con la tragedia della morte stessa dei migranti, appena prima dell’arrivo sulle coste della vicina Turchia. L’‘emergenza migranti’ è una triste realtà della nostra società, che si somma spesso alla mancata educazione dei bambini o degli adulti nei campi profughi, nei Paesi di arrivo o destinazione finale e, cosa ancora più grave, a varie forme di esclusione e ghettizzazione degli immigrati nelle scuole e negli spazi pubblici, confinandoli a volte nelle zone periferiche delle città stesse.

A questo problema l’Unione Europea sta cercando di dare una soluzione con ‘corridoi educativi’ che mirino al mantenimento nei campi profughi di una sorta di ‘scolarizzazione’ dei bambini, che li sottragga a forme diverse di schiavitù e di profitto dei potenti o a forme di traffico o di tratta degli stessi bimbi. Nei Paesi d’arrivo o di destinazione finale, si cerca di favorire quella multiculturalità, il multilinguismo e l’unione di culture diverse, che faccia sì che non si attui una forma di radicalizzazione o ribellione per coloro che vengono esclusi dallo spazio pubblico in molti Paesi, anche per una certa confusione a livello della popolazione tra concetto di immigrato e terrorismo.

L’Unione Europea inoltre si sta battendo per una progressiva accoglienza e redistribuzione dei profughi a livello internazionale, così come attua forme di pacificazione a livello globale nelle zone a rischio emergenza o crisi, per risolvere situazioni che si trascinano in guerre durature con conseguente grave perdita di popolazione locale. Tutto ciò va ad unirsi ad una schedatura e registrazione dell’immigrato: ciò non vuol dire chiudere le frontiere ai cittadini che non fanno parte dell’UE o dell’area Schengen, ma consentire invece una sorta di controllo e sicurezza interna, che agevoli lo spostamento dell’immigrato, che si spera che con le nuove norme UE in attesa di approvazione possa diventare ‘cittadino’ a tutti gli effetti del Paese in cui va a risiedere, o comunque abbia uguali diritti (e quindi anche doveri) nel Paese che lo ha accolto.

Va combattuta, anche senza l’uso delle armi, ma a livello di informazioni di Intelligence condivise e con l’utilizzo controllato delle chat informatiche, l’entrata nell’Unione Europea di terroristi con passaporto europeo legati alla propaganda di ISIS e ad attentati, come si sta già facendo.

Abbiamo intervistato l’Onorevole Silvia Costa, Parlamentare europeo per la Commissione Cultura, che ci ha parlato a fondo del problema dei migranti, profughi ed esuli in chiave europea e delle disposizione dell’Unione Europea a tale riguardo.

Gentile Onorevole, come si dovrebbe agire a livello culturale, di pensiero, di arti e di mestieri, riguardo a questo mescolamento e unione di Culture diverse tra migranti e società ospitanti?

Questa è senz’altro la domanda cruciale che ci poniamo tutti in questi tempi e forse una domanda che non ci si è fatti fino in fondo, acquistando oggi una drammatica attualità. Dobbiamo comunque distinguere tra le politiche d’integrazione e d’accoglienza, dalle politiche di integrazione stesse. Farei quindi una distinzione tra politiche educative e culturali rispetto agli stranieri, ormai inseritosi nel Paese di arrivo e spesso anche integratosi nella nostra società europea in Italia, dal discorso delle cosiddette ‘emergenze migranti e rifugiati’ che andrebbe affrontato in una seconda parte e risposta. Per quanto riguarda le politiche generali io penso che dopo i fatti drammatici di Parigi e anche quelli relativi al Belgio, entrambi riferiti a tale situazione di terrorismo e che hanno colpito molte persone nel doppio attentato che è avvenuto di recente e quello del maggio 2014 al Museo Ebraico, dove siamo andati con una delegazione del Partito Democratico a rendere omaggio a tale comunità vittima dell’attacco e perché il Museo ha un quartiere che presenta delle basi forti di partenza del terrorismo. Tale questione appare patologica e non fisiologica e legata all’immigrazione che, come tale, riguarda moltissime persone pacifiche e civili e verso i quali abbiamo anzi qualche dovere in più.

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