sabato, novembre 17

Emergenza Giustizia: voto per il CSM, magistrati sotto attacco Barnum Italia. Leoni, funamboli, ippopotami e pagliacci / 21

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Ma che succede ‘Se il governo incorpora i controllori’, come da titolo dell’intervento del Professor Michele Ainis su ‘la Repubblica’ di domenica 8 luglio (2018). E davvero «Giuristi in divisa gialloverde stanno per accasarsi alla Consulta e al Csm»? Continuando: «Non è l’ennesimo attentato all’indipendenza dei garanti, bensì un rosario di blandizie, adescamenti e lusinghe». E ancora: «Di qua i governanti, di là i garanti. In democrazia sono parenti, in Italia serpenti. La parentela deriva dal fatto che ogni sistema democratico si regge su una maggioranza che governa e su una minoranza garantita da un circuito di controlli, di contropoteri. La serpentela (chiamiamola così) è il veleno inoculato nel sistema se la politica disconosce il ruolo dei garanti, se s’oppone al loro agire». Inquietanti previsioni che si addensano sul rinnovo del Consiglio Superiore della Magistratura. (La questione della ancor più cruciale Corte Costituzionale la affronteremo separatamente).

«Voi sapete a che partito appartengo, cioè la Lega, e mi auguro che la magistratura si liberi dalle correnti». Legittimo e discutibile, nel senso che l’argomento può (e forse deve) essere oggetto quantomeno di discussione. Ma quando l’autore di questa affermazione, Jacopo Morrone, 36 anni, avvocato di Forlì e indicato per la poltrona di Governo dal leader neoleghista Matteo Salvini, Vicepresidente del Consiglio e Ministro dell’Interno, aggiunge «Mi auguro in particolare che si liberi di quelle di sinistra» e lo fa nel corso un incontro ufficiale con i giovani magistrati, la cosa assume enorme rilievo. Con tutte le reazioni e le conseguenze che ci sono state venerdì 6 luglio. Poi le acque si sono acquietate. Come fisiologico. Ma una vecchia pratica, consolidata ed estremamente efficace, è quella di proporre dei ballon d’essai. Traduzione letterale: pallone di assaggio, di prova, quelli che venivano (e volendo vengono) lanciati in aria prima di un’ascensione aerostatica, per saggiare la direzione del vento. Nella comunicazione una notizia diffusa ad arte per saggiare le reazioni dell’opinione pubblica. Metaforicamente: «Per vedere di nascosto l’effetto che fa» e poi per logorare lo scandalo. Alla seconda volta farà meno effetto, alla terza ancor meno, da lì in poi «Vale tutto».

E questo proprio mentre si concludono le votazioni per l’elezione dei 16 ‘togati’ per il Csm (domenica 8 e lunedì 9 luglio). Un appuntamento fondamentale per valutare e giudicare quali sono allo stato attuale i pesi (e i contrappesi) delle aggregazioni di magistrati. Poi sarà la volta degli 8 di nomina parlamentare, quindi l’attuale Consiglio eletto nel 2014 decadrà a fine settembre, quando si insedierà questo nuovo di cui si valuteranno composizione complessiva e comportamenti effettivi. Tra i candidati spicca Piercamillo Davigo, leader di Autonomia & Indipendenza già coprotagonista di Mani Pulite ed oggi Presidente di sezione in Corte di Cassazione dopo essere stato sin all’aprile 2017 Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati

Certo la ‘questione CSM’ è anche quella del suo Vicepresidente che esercita la guida quotidiana effettiva facendo le funzioni del Capo dello Stato che ne è Presidente secondo dettato costituzionale. Verrà dopo Virginio Rognoni (2002-2006, già Dc e PPI, eletto su indicazione de La Margherita), Nicola Mancino (2006-2010, Dc e nipoti, poi al centro dello questione ‘Trattativa Stato-Mafia’), Michele Vietti (2010-2014, centrista casiniano), Giovanni Legnini (2014-2018, PD di provenienza sinistra). In questi anni i magistrati sono stati, e sono, sempre più sotto attacco. Ma il Consiglio, programmaticamente organo di autogoverno pensato e voluto per garantirne l’indipendenza, non è che questa indipendenza l’abbia tutelata poi tanto. Esempio. Nell’inchiesta Consip, pur con tutte le sue strane vicende, mentre due Pubblici Ministeri napoletani, Henry John Woodcock e Celeste Carrano, venivano accusati di indagare a fini politici, il Consiglio si è comportato in maniera prevalentemente tartufesca. Se i togati del distretto di Napoli non hanno chiesto un provvedimento a tutela per motivi di opportunità, è meno semplice comprendere il silenzio degli altri. Con l’eccezione di Piergiorgio Morosini (già GUP a Palermo) che ha a suo tempo chiesto l’apertura di una pratica a tutela per il «carattere gravemente destabilizzante delle aggressioni verbali e della attività di delegittimazione preventiva» dell’inchiesta. Un esempio, ma significativo. Mentre sta per entrare in campo la nuova ‘squadra’, con tutte le inquietudini che testo e contesto attuali comportano.

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Sull'autore

Giornalista. Editore con ‘La Voce multimedia’