giovedì, Ottobre 21

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53297 influenza, vaccino

Il mercato parallelo dei farmaci sta creando un meccanismo deleterio per il nostro Paese infatti i medicinali vengono venduti all’estero, nei paesi dove produttori e grossisti riescono a guadagnare di più. Da quando è stato aperto il mercato europeo dei farmaci si è data vita a questo fenomeno. Il problema è che spesso si tratta di farmaci molto importanti per chi ne fa uso, anti-epilettici, anti tumorali, eparine, anti psicotici, con i pazienti che non riescono a trovare la cura in nessuna farmacia e i farmacisti non riescono a trovare i prodotti in nessun magazzino o da nessun fornitore. Già nel luglio scorso Federfarma Roma, tramite il presidente Franco Caprino, aveva presentato un esposto alla Procura che aveva lo scopo di far intervenire le autorità preposte oltre che far parlare i media della faccenda. I risultati però non sono stati mai effettivi, in quanto l’emergenza si è riproposta nelle scorse settimane. Allora il presidente di Federfarma Roma ha deciso di scrivere all’Agenzia Italiana del Farmaco per chiedere un intervento rapido e risolutore. L’autorità nazionale che garantisce l’accesso e il controllo dei farmaci sembra iniziare a muoversi “con un ritardo di sei mesi” come afferma il presidente dell’associazione dei farmacisti romani Franco Caprino.

Abbiamo sentito le ragioni di Caprino in merito alla questione:

Come si è creato il mercato parallelo dei farmaci e quali sono i principali effetti?

Il fenomeno si è creato con l’autorizzazioni alle esportazioni parallele su tutti i farmaci, cosa che a nostro avviso andava assolutamente evitata, visto che ogni paese europeo ha una propria politica sanitaria sui farmaci. Ogni paese ha un prezzo diverso, un’Iva diversa e magari lo stesso farmaco in Italia costa 25 euro mentre in Germania ne costa 250. Allora io grossista sono pienamente autorizzato a vendere quello stesso farmaco, originariamente destinato all’Italia, in un paese dove riesco a trarne più profitto. In questo modo il grossista guadagna più del 200% in più ma il problema principale è che il cittadino ha molte difficoltà nel reperire il farmaco, così come la farmacia stessa perché non sa dove ordinarlo, visto che tutti i grossisti e i fornitori lo vendono all’estero. Un altro errore è stato quello di autorizzare le farmacie a fare da grossisti, in questo modo sia i grossisti (non so quanti e quali sono) che le farmacie si sono organizzati per esportare i farmaci. Noi pensiamo che si tratti di una situazione insostenibile per i cittadini ma anche per i farmacisti che dovrebbero offrire il servizio.

Quali sono i farmaci più esportati?

Ovviamente quelli su cui c’è più possibilità di lucrare. Sono anti tumorali, anti epilettici, eparine, farmaci contro il Parkinson. Non si riescono a trovare in nessun modo, soprattutto in determinati periodi non si trovano per settimane e settimane.

Dopo il suo esposto, nel luglio scorso, ci sono stati dei provvedimenti da chi di dovere?

C’è stata una presa di posizione del ministro della Salute. Beatrice Lorenzin, che sentito il consiglio dei ministri incarica l’Aifa di fare un elenco di questi farmaci per tenerli sotto controllo e verificare dove vanno a finire. Il problema è che non si tratta di nulla di illegale ma è una dinamica che mina la reperibilità dei farmaci. Il ministero si è mosso solo la scorsa settimana ma insieme all’Aifa sapeva bene dell’entità e della gravità del problema da quest’estate ma non ha fatto nulla per cercare di arginarlo, almeno finora. Spero che inizino a muoversi. Non sappiamo i tempi di risoluzione e per i provvedimenti ma la presa di posizione del ministro dovrebbe garantire tempi brevi. Dal nostro punto di vista basterebbe un decreto del governo che vieti di esportare i farmaci destinati all’Italia, in attesa di risolvere meglio e in maniera approfondita la questione.

Secondo lei si dovrebbe agire anche a livello europeo sulla questione?

Innanzitutto si dovrebbe agire a livello italiano per porre al più presto rimedio alla situazione. Poi sarebbe necessario capire quanto è diffuso questo fenomeno anche negli altri paesi e magari intervenire a livello europeo ma per ora è necessario un decreto da parte del ministro e del governo. I farmaci sono facilmente tracciabili e si può capire dove vanno e dove e da chi vengono venduti. L’operatività dell’Aifa è necessaria e deve essere veloce, provi a chiedere a loro a che punto sono.

Allora abbiamo chiamato Marisa Delbò, direttore dell’Ufficio Attività Ispettive dell’Aifa.

Sapevate del problema del mercato parallelo e delle sue conseguenze?

 Non è corretto parlare di problema. L’esportazione parallela è una pratica commerciale lecita: in pratica le esportazioni e le importazioni parallele sono una legittima forma di scambio nell’ambito della libera circolazione delle merci, quindi anche dei farmaci. Come in altri settori, anche in questo si sono create delle distorsioni che portano alla irreperibilità dei medicinali che hanno un prezzo inferiore in Italia rispetto all’estero. In collaborazione con le altre Istituzioni coinvolte, AIFA è impegnata a correggere tali distorsioni.

Sapete su quali farmaci si concentra?

Il fenomeno è piuttosto diversificato. Non esiste una classe di farmaci precisa poiché i medicinali vengono importati o esportati a seconda delle necessità contingenti e del prezzo applicato, in alcuni casi anche in funzione delle fluttuazioni del cambio per i medicinali che vengono esportati al di fuori della zona euro.

Quali provvedimenti ha preso finora l’Agenzia del Farmaco? Con quali effetti?

L’AIFA ha già riunito un Tavolo tecnico per definire le strategie più appropriate. Come è facilmente intuibile, si tratta di un settore vasto che obbliga tutti gli attori ad agire con rigore e responsabilità. L’unico interesse di AIFA è ovviamente fare il meglio per i pazienti senza mai penalizzarli. Lo scorso giugno AIFA si è confrontata con rappresentanti di tutti i soggetti che fanno parte della filiera per cercare di trovare una soluzione condivisa, identificare e correggere le distorsioni che portano all’irreperibilità dei medicinali sul territorio italiano e individuare gli strumenti più efficaci per governare il fenomeno. A seguito di tale riunione, AIFA ha già avviato le forme di controllo che sono di propria competenza.

Federfarma ha detto di aver sollecitato un intervento già nel mese di luglio, come mai il problema continua a sussistere?

L’Agenzia è intervenuta sulla questione più volte ben prima della richiesta di Federfarma ed è impegnata quotidianamente, assieme al Ministero della Salute, a garantire che i farmaci siano disponibili sul mercato e che i cittadini possano accedervi regolarmente. Tra le iniziative specifiche adottate dall’AIFA rientrano i controlli effettuati presso le Aziende produttrici e i Titolari di AIC, che hanno dichiarato di immettere regolarmente in commercio i propri medicinali, aumentandone le quantità fornite rispetto alle vendite degli anni precedenti e che l’irreperibilità dei medicinali sul territorio nazionale non è addebitabile a una contrazione della produzione. Su tali dichiarazioni sono state avviate le procedure di controllo. Tuttavia, controlli ed eventuali interventi a carattere normativo richiedono del tempo per poter essere effettuati ed ottenere un risultato incisivo su una questione così complessa.

Cosa si può effettivamente fare per chiudere il traffico verso l’estero? Fino a che punto si riesce a tracciare il percorso dei farmaci?

Non è appropriato parlare di “chiusura del traffico verso l’estero” poiché anzi, all’interno dell’Unione Europea sono molti i governi che incentivano la pratica dell’importazione parallela dei farmaci perché intravedono la possibilità di ridurre la spesa farmaceutica e la Corte di Giustizia europea si è già pronunciata più volte sulla sua legittimità. Il Ministero ha comunque già intrapreso delle iniziative, in sede di recepimento della Direttiva 2011/62/UE che modifica la Direttiva 2001/83/CE (codice comunitario relativo ai medicinali per uso umano), che permetteranno all’AIFA, una volta concluso l’iter legislativo, di redigere specifici elenchi di farmaci dei quali monitorare e, ove possibile, limitare l’esportazione. La nostra massima preoccupazione è semmai indagare sul rapporto, in Italia, tra la crescita del mercato parallelo e la crescita dei fenomeni di irreperibilità di alcuni medicinali importanti, nonostante la disponibilità alla fonte. È proprio su questo che, allo stato attuale, si concentrano le energie.  

 

 

 

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