martedì, Settembre 28

Ellen Johnson Sirleaf e gli spari sui malati d'Ebola 40

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Kampala – Mercoledì 20 agosto 2014 l’esercito ha sparato sulla popolazione a West Point, un quartiere popolare della capitale Monrovia. Il bilancio ufficiale parla di quattro feriti e decine di arresti. Fonti dell’opposizione offrono cifre estremamente diverse: due morti e 14 feriti tra cui sei gravi. La brutale repressione ordinata dal Presidente Ellen Johnson Sirleaf aveva come obiettivo fermare la protesta popolare contro le misure adottate per contenere l’epidemia di Ebola. Dall’inizio di agosto è stato dichiarato lo stato di emergenza, e vari diritti civili sospesi tra i quali quello di manifestare. Eppure il contagio continua a crescere e i morti ad aumentare. La ribellione dei residenti del quartiere di West Point è dovuta dall’improvviso copri fuoco decretato dal governo e dal blocco totale del quartiere popolare messo sotto quarantena. I residenti di West Point (circa 230.000 persone) si sono trovati senza preavviso rinchiusi nel quartiere e senza la possibilità di recarsi al lavoro o comprare cibo. La situazione è aggravata dall’impossibilità economica per la maggioranza della popolazione di acquistare scorte alimentari.

Le misere entrate familiari obbligano all’acquisto giornaliero del cibo. «Stamattina ci siamo alzati con il coprifuoco. Nessuno si può muovere. Nessuno ci ha prevenuto», afferma un testimone alla Reuters. «È un atto disumano. Non possono bloccare un intero quartiere senza un preavviso. Cosa mangeranno ora i nostri bambini?» Afferma un altro testimone all’agenzia stampa AFP. I prezzi dei beni alimentari di prima necessità sono immediatamente quadruplicati. L’esercito è intervenuto a sedare una rivolta estesa su tutto il quartiere dove erano state erette delle barricate.  Un centro di trattamento dell’Ebola è stata assalito e devastato. Circa 17 pazienti infettati stavano abbandonando il centro sotto iniziativa dei loro familiari diffidenti del trattamento sanitario offerto. Dinnanzi alla rabbia della popolazione e alla fuga dei pazienti di Ebola l’esercito ha sparato sulla folla. Tra le vittime vi sarebbero due malati di Ebola che tentavano di fuggire dal centro di contenimento. Il governo nega categoricamente che l’intervento dell’esercito abbia provocato morti.

La conferma dell’uso letale per sedare la rivolta popolare proviene dal portaparola dell’esercito Dessaline Allison: «I soldati hanno sparato proiettili veri ma tengo a specificare che abbiamo rispettato le regole interne e non abbiamo sparato su pacifici cittadini». Attualmente il quartiere di West Point è sotto il controllo militare per il rispetto del coprifuoco e della quarantena. Nel tentativo di calmare la popolazione esasperata il governo ha annunciato la distribuzione gratuita di riso, olio, sale, farina destinata ai residenti del quartiere. La distribuzione, non ancora avvenuta, dovrebbe essere attuata in collaborazione con il PAM (Programma Alimentare Mondiale) ma sarebbe difficile da attivare in quanto le scorte alimentari del PAM sono totalmente insufficienti e i fornitori internazionali hanno deciso un blocco non ufficiale rivolto ai Paesi africani colpiti dall’epidemia per non correre il rischio di un contagio nei Paesi occidentali. La grave violazione dei diritti umani e il cordone sanitario imposto dall’esercito sono stati giustificati dal Premio Nobel per la Pace Ellen Johnson Sirleaf come misure straordinarie necessarie.

La Presidente ha incolpato la popolazione di aggravare il contagio a causa della sua ignoranza,  povertà pratiche religiose e superstizioni. Di diversa opinione è Jeffrey D. Sachs Consigliere Speciale del Segretariato Generale delle Nazioni Unite. «L’assenza di una sistema sanitario nazionale, la mancanza di personale medico specializzato capace di assicurare una rapida e adeguata risposta di contenimento dell’epidemia nel rispetto dei diritti dei pazienti favoriscono il contagio» spiega Jeffrey D. Sachs. La Liberia, paese disintegrato da due guerre civili (1989 -2003) sta registrando 95 morti al giorno proprio per l’assenza di un sistema sanitario nazionale volutamente boicottato dal Presidente Ellen Sirleaf che ha favorito il settore privato a cui la popolazione non può accedere. Stessa situazione si trova l’educazione pubblica. In Liberia l’80% della popolazione è analfabeta. L’eccidio dei dimostranti contro la gestione dell’epidemia è l’ennesimo episodio della brutalità del regime Sirleaf esercitata sulla popolazione. Una brutalità eguale a quella esercitata dai precedenti dittatori liberiani: Samuel Doe Charles Taylor.

I precedenti eccidi si sono registrati durante il Bloody Monday avvenuto il 07 novembre 2011 quando esercito e polizia spararono su una manifestazione dell’opposizione durante la campagna elettorale. Il numero esatto di vittime del massacro rimane un segreto di Stato. Testimoni oculari dell’epoca affermano che decine di corpi sono stati sottratti dall’esercito dal luogo dell’eccidio, trasportati con elicotteri e gettati in alto mare. Un secondo eccidio avvenne nel dicembre 2011 quando la Presidente Ellen Sirleaf ordinò la violenta repressione di una manifestazione di giovani a Monrovia che protestavano sul mancato pagamento dei “lavori natalizi”Almeno 5.000 giovani disoccupati erano stati impiegati temporaneamente per ripulire la capitale in previsione delle feste natalizie ma non pagati in quanto i soldi stanziati per il progetti erano stati per la maggior parte rubati dal sindaco di Monrovia, una amica intima della Presidente. L’amicizia con il sindaco di Monrovia e i collegati interessi finanziari, prevalerono sulla giustizia. La prima donna Presidente in Africa decise di reprimere le vittime della truffa piuttosto che punire i colpevoli.

L’eccidio di West Point come i precedenti rivela pesanti responsabilità della missione di pace ONU in Liberia accusata dalla popolazione di mantenere Ellen Sirleaf al potere contro la volontà popolare. I caschi blu sono l’unica forza militare vera e propria presente nel paese. Esercito e polizia normalmente non sono armati per prevenire tentativi di colpo di Stato. Ricevono le armi solo su autorizzazione della missione di pace ONU. In tutti gli eccidi contro i manifestanti si sono registrate le distribuzioni di pallottole vere e non quelle in gomma, normalmente utilizzate contro i civili disarmati.  Nella giustificazione della brutale repressione della manifestazione anti Ebola di West Point La Presidente Sirleaf ha chiaramente affermato che le misure straordinarie sono necessarie per la sopravvivenza dello Stato. Questo è il fulcro della drammatica situazione della Liberia, un paese attualmente guidato da un ex ministro del dittatore Doe che fece ottenere armi e addestramento dalla Libia e finanziamenti dagli Stati Uniti sia alla ribellione di Charles Taylor contro il Presidente Doe che al raggruppamento di ribelli che successivamente si opposero a Taylor.

Il nome di  Ellen Johnson  Sirleaf è al primo posto nella lista delle figure politiche a cui impedire di ricoprire cariche pubbliche a causa del loro coinvolgimento nei 14 anni di guerra civile. Lista redatta nel 2005 dalla C omissione Liberiana di Verità, Giustizia e Riconciliazione. L’attuale governo liberiano è composto da tutti gli attori e criminali della guerra civile liberiana considerata dagli storici il piú brutale crimine contro l’umanità avvenuto in Africa dopo il genocidio in Rwanda del 1994,  le pulizie etniche in Darfour e il silenzioso massacro delle popolazioni all’est del Congo. La presenza di criminali di guerra e contro l’umanità nell’attuale governo è talmente estesa che la popolazione ha soprannominato il Governo Sirleaf: War Lord Government (Il governo dei signori della guerra). A distanza di 11 anni dalla fine del conflitto nessun responsabile è stato processato e il rapporto finale della Commissione Liberiana bandito dalla pubblicazione in quanto coinvolgeva direttamente la presidente nei crimini contro l’umanità.

Il governo Sirleaf fin dall’inizio non possiede nessuna autorità democratica in quanto ha ottenuto la vittoria tramite pesanti frodi in entrambe le elezioni presidenziali (2005 e 2011) con la complicità dei caschi blu ONU. La missione di pace che aveva il compito di monitorare le elezioni permise le frodi e ignorò le prove presentate dall’opposizione in entrambe le elezioni. La Liberia è in realtà un protettorato americano a cui sono riservati i giacimenti di petrolio presenti nelle acque territoriali. La presidente Sirleaf è al potere contro la volontà popolare unicamente grazie alla protezione militare ONU e in undici anni dalla fine del conflitto nessun progresso socio economico è stato registrato. La popolazione vive in situazioni di povertà disumane che costringono le famiglie a offrire i loro figli minori ai pedofili stranieri e liberiani in cambio di 10 dollari. In compenso tutti i membri della famiglia Sirleaf occupano posti ministeriali strategici e la corruzione è giunta a livelli simili a quella in Congo.

La mancanza di giustizia, l’impunità dei vari signori della guerra, il brutale regime di Sirleaf e le complicità ONU e Occidentali, hanno creato una situazione completamente instabile nel Paese gettando le basi per una futura guerra civile quando la Sirleaf sarà costretta ad abbandonare il potere. La decisione di porre sotto quarantena il quartiere di West Point a Monrovia e l’intero distretto di Dolo Town, oltre ad essere palesi violazioni dei diritti umani, rischia di aggravare il contagio trasformando le due località in immensi lazzaretti. Nella sola West Point 230.000 persone ora sono prigioniere in un quartiere dove non esistono fogne, acqua potabile, elettricità e centri sanitari (escluso quello temporaneo per i pazienti di Ebola ora distrutto dalla folla inferocita). Una situazione ideale per lo sviluppo della malattia. La presidente non ha fatto obiezioni dinnanzi al chiaro rifiuto delle poche cliniche private liberiane di non gestire pazienti di Ebola per evitare il contagio con i “pazienti ricchi” e il rischio di affrontare costose e non necessarie spese per allestire i centri di Ebola.

Il compito di curare i pazienti e contenere l’epidemia è affidato solo agli operatori umanitari stranieri. La gestione dell’epidemia attuata dal Governo Sirleaf può essere tranquillamente inserita nella lunga lista di violazione di diritti umani promosse dal Premio Nobel della Pace che ha evidentemente ricevuto una temporanea immunità internazionale grazie al petrolio svenduto agli Stati Uniti e a piccoli quotidiani favori allo Zio SamUltimo in ordine cronologico quello di approvare la sperimentazione su inconsapevoli pazienti liberiani di farmaci e vaccino proposti da case farmaceutiche americane e canadesi. Una decisione presa in netto contrasto con i consigli della Ong francese Medici Senza Frontiere che si sta dimostrando l’unica vera e seria organizzazione impegnata nella lotta contro l’Ebola in Africa Occidentale, completamente libera dalle pesanti influenze della lobby farmaceutica internazionale. L’Ebola è un virus che, in Liberia sembra essere strettamente legato a ingiustizia, repressione e sottosviluppo forzato.

 

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