venerdì, Aprile 16

Elio Gabbuggiani, un grande Sindaco innovatore La Regione gli dedica una Mostra. Franco Camarlinghi sottolinea il coraggio e la visione internazionale del ‘Lord Rosso’ Sindaco di Firenze negli anni Settanta

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“Vent’anni fa moriva Elio Gabbuggiani, indimenticabile Sindaco di Firenze dal ’75 all’83, ruolo svolto con orgoglio e passione,  protagonista di una delle esperienze storiche fondamentali della prima Repubblica in anni che videro la sinistra assumere il governo di tante   città italiane: Firenze,  Torino, Napoli, Bologna, Venezia, l’anno successivo Roma  e molte altre”. Con queste parole Franco Camarlinghi, fissa l’importanza di quell’esperienza, “che ebbe il significato di una svolta nella politica generale del nostro paese, non adeguatamente considerata”.  In precedenza Gabbuggiani era stato uno  dei padri fondatori della Regione Toscana, ed proprio nell’ anniversario della sua  scomparsa che il Consiglio Regionale lo ha voluto ricordare con una Mostra nella sede consiliare dal titolo:  Elio Gabbuggiani un uomo al servizio delle istituzioni toscane.  E’ stato lui infatti il primo Presidente del Consiglio regionale Toscano, colui che  più si adoperò per la ‘nascita’ del nuovo ordinamento alternativo allo stato centralista, ispirato ai valori dell’autonomia, della rappresentanza territoriale, della democrazia e della  Resistenza. Mostra che si divide in due parti, la prima è l’Uomo delle istituzioni,  che  ne descrive l’impegno  alla guida della Provincia,  in Regione, Sindaco di Firenze, parlamentare attivo nelle Commissioni Affari Esteri e in quella sulla P2  presieduta da Tina Anselmi e, infine, Presidente dell’Istituto Storico Toscano della Resistenza, che ha fornito gran parte del materiale  esposto; la seconda, l’Uomo della Resistenza: cui partecipò  da quando poco più che ragazzo rifiutò la leva della Repubblica Sociale per unirsi  ai partigiani, quindi l’iscrizione al PCI nelle cui file ha sempre militato distinguendosi  per le sue posizioni di grande apertura; è nel solco di quello spirito resistenziale che, nel 30° anniversario della Liberazione, insieme al generale Apollonio, organizzò un corteo  lungo le strade di Firenze nel quale sfilarono insieme militari e partigiani, rappresentanti di tutti i paesi che avevano fatto la Resistenza e, per la prima volta, reparti americani e la brigata ebraica venuta al seguito dei comandi inglesi. La Mostra  è curata da Maria Sechi. I  ricordi sono  dell’attuale Presidente del Consiglio Regionale Eugenio Giani, secondo cui  “i valori che hanno contraddistinto la vita di Elio Gabbuggiani, libertà, democrazia, giustizia sociale, sono ancora oggi un riferimento per tutti noi” e  del Presidente dell’Istituto Storico della Resistenza, Giuseppe Matulli.  Il quale, avendolo conosciuto quando lui stesso militava nelle file DC, già allora gli riconosceva  uno stile, un’eleganza, una disponibilità al dialogo ed all’incontro, una coerenza ai valori democratici, che non hanno riscontro nel livello toccato oggi dalla politica.  “Inoltre, il suo  stile incarnava l’idea di quel partito nuovo che si apprestava a divenire il PCI.”

Non è un caso se sul ‘Corriere della Sera’, Roberto  Gervaso coniò per lui la  definizione di Lord Rosso. Quel Lord conquistò anche larga parte delle  simpatie di personalità del mondo industriale artistico e culturale americano, in occasione del viaggio negli Usa ( 1977) ove era stato invitato dal Sindaco di colore Coleman Young  e dal Presidente della GM Ford  II, per l’inaugurazione del Renaissance Center di Detroit. Lui fu il primo sindaco comunista europeo ad ottenere, grazie all’Amministrazione Carter,  il visto per gli Usa ( che in precedenza gli era stato negato).  Anche parte della stampa, inizialmente ostile, conoscendolo, mutò atteggiamento. Fra i tanti titoli ne citiamo uno: Crowd Greets Communist’ Mayor”, la folla saluta il Sindaco  comunista. Il quale, proprio nell’Università di Ann Arbor tenne una conferenza, particolarmente apprezzata, sull’Eurocomunismo. A quel viaggio  della delegazione guidata da Gabbuggiani attraverso gli Usa con incontri ai massimi livelli ( sindaci, sindacalisti, intellettuali, popolazioni, ONU) e in varie città (New York, Chicago, Filadelfia, San Francisco, Houston, ecc.), seguì a breve l’invito a tenere un ciclo di conferenze  negli Usa a Giorgio Napolitano.  Era il tempo quello in cui cresceva l’interesse  non solo tra i politologi per le posizioni assunte dal PCI sul  ‘compromesso storico’, l’ accettazione dell’ombrello Nato, il rapporto con le socialdemocrazie europee. 

Chiedo a Franco Camarlinghi: è questa la specificità dell’azione sul piano internazionale di Elio Gabbuggiani Sindaco? 

“Di quella linea Elio era convinto assertore e per molti aspetti anticipatore. Per storia personale e autentica convinzione. Era legatissimo a Mario Fabiani, il Sindaco della ricostruzione della città nell’immediato  dopoguerra, al quale era subentrato alla Presidenza della Provincia e  dal quale aveva appreso il giudizio severo sul sistema oppressivo delle libertà nell’Urss e nei paesi satelliti. Celebre la battuta di Fabiani ai compagni in lacrime per la morte di Stalin: ma cosa piangete, è morto un tiranno!  Elio aveva ben presente il quadro internazionale, e quindi il ruolo della città, la sua vocazione alla pace, alla cooperazione internazionale, al dialogo. Diversamente da La Pira, la cui straordinaria esperienza guardava ad est e al  Medio Oriente, Gabbuggiani orientò la propria azione verso il campo occidentale, per nuove convergenze fra le forze democratiche europee ed occidentali nella prospettiva della pace e della cooperazione. Negli Stati Uniti vidi la dignità, la forza intellettuale, il coraggio che egli mise, in quei tempi difficili, nell’aprire una strada nuova e nel tenerla ancorata ai valori di un confronto libero e aperto. Dunque la sua non è stata una pedissequa riproposizione dell’esperienza lapiriana. Che Elio fosse un riformista ante-litteram, senza mai aver aderito ad alcuna corrente, lo dimostrò accettando con coraggio e sfidando significative  resistenze interne, ai vertici e non solo, la proposta dei socialisti di Palazzo Vecchio, di promuovere a Firenze un Convegno internazionale sul Dissenso nei Paesi dell’Est, che ebbe risonanza mondiale ( 1979). Gabbuggiani manifestò in quell’occasione un grande coraggio , ma anche un grande intuito politico, e grazie al suo impegno, la sinistra, il PCI, ha saputo trovarsi preparata quando il muro di Berlino è crollato. Ciò non gli impedì di lanciare nuovi ponti, in particolare verso la Cina (1982) anticipando i tempi della politica”. 

Noto è anche il suo sostegno ad Elena Bonner, moglie dello scienziato  Andrej Sacharov, il fisico russo cui le autorità sovietiche impedirono di ritirare il Premio  Nobel per la pace. Ma il ruolo di Firenze sul piano delle relazioni internazionali ha avuto   in quegli anni un significativo complemento nelle scelte di politica culturale che, lo riconoscono tutti,  lo stesso Camarlinghi ha portato avanti, gareggiando  sul piano del prestigio con Renato Nicolini, l’architetto e intellettuale ideatore dell’Estate romana

Franco, qual’ l’evento più significativo che ricordi?  

“Uno degli eventi più significativi è stata la grande mostra sui Medici ( 1980), che ha consentito la mobilitazione e la collaborazione di forze, energie,  risorse, studiosi fiorentini e di fama internazionale, che di fatto ha consentito di allargare gli orizzonti culturali della città, spesso irretita in una visione “fiorentinista’.  Un vero evento che ebbe risonanza mondiale, consentendo a Firenze di assurgere ad un ruolo culturale a livello mondiale, quale forza propulsiva e non soltanto conservativa del suo immenso patrimonio”.   

Sì, oltre la retorica del passato, che è una tentazione nella quale è facile cadere…qual è stata la tua idea guida?

“L’ho detto e scritto in varie occasioni: rivitalizzare le istituzioni culturali, stabilire un nuovo rapporto con l’Università, valorizzare il suo patrimonio artistico e monumentale, aprire nuove strade in campo delle attività espositive, cinematografiche, teatrali, musicali, rivitalizzare il sistema delle biblioteche,  dare nuovi spazi alle produzioni culturali, perché produrre cultura significa aiutare la conoscenza…..”

Nel ripercorrere sia pure a volo d’uccello quella straordinaria esperienza ci viene in soccorso la tesi di laurea   che Chiara Meiattini ha dedicato alla  prima giunta Gabbuggiani PCI, PSI ( ’75-‘80),  dal titolo: “Bandiera rossa nel Salone dei Cinquecento”, ricordando ciò che avvenne     quel 25 luglio del ’75, quando un migliaio di militanti comunisti salutava col pugno chiuso la proclamazione a Sindaco di Elio Gabbuggiani,  accennando il canto di Bandiera rossa.  Tale entusiasmo era dato dal fatto il PCI tornava  a guidare la città, insieme ai socialisti, dopo 25 anni. La sua ricerca coronata da un  110 e lode, intessuta di varie testimonianze, descrive dettagliatamente la “svolta” compiuta rispetto al passato da quella Amministrazione.  E a proposito dell’azione culturale Chiara cita le Mostre dei grandi artisti internazionali al Forte di Belvedere, la istituzione delle scuole di  teatro di Gassman, Kantor, Eduardo, la Mostra sui Disegni anatomici di Leonardo, la Rassegna internazionale dei Teatri stabili…. E riporta il giudizio dell’’italianista  Giorgio Luti  il quale  affermava che il tentativo è stato quello  perseguito con successo di avvicinare cultura specialistica e cultura di massa. Un bel riconoscimento. 

Chiara,  quali i motivi che ti hanno indotto a condurre la tua ricerca proprio sull’esperienza della giunta di sinistra  di Firenze nel periodo ’75-’80? 

“Sono partita dall’intento di contribuire a dare elementi per colmare una lacuna storiografica,  non molto è disponibile sulle vicende dei comuni nel secondo Novecento e in special modo negli anni Settanta, segnatamente sulle cosiddette “giunte rosse’. Poi ci sono anche motivazioni di ordine personale, forse banali: Gabbuggiani è il primo sindaco che ricordo perché quando da bambina chiedevo un bicchiere d’acqua al bar o altrove in città, gli adulti mi dicevano “Ti do quella di Gabbuggiani’. E passando in rassegna poi le varie fonti per la tesi, ho constatato che durante il suo mandato il problema dell’approvvigionamento idrico che aveva afflitto  fino ad allora Firenze, fu pienamente risolto. E la gran parte dei cittadini sopra i cinquant’anni ricorda proprio questa come una delle realizzazioni più importanti della prima Giunta Gabbuggiani. Altri ricordano l’istituzione dei Consigli di Quartiere che portano anche la firma dell’assessore al decentramento Giorgio Morales. Infine,  volevo verificare la “sensazione”, l’impressione tutta personale, che nel periodo fra il 1975 e il 1980 fossero accaduti fatti fondamentali per la vita dei fiorentini, che si fosse vissuto cioè un periodo di grande propulsione e sperimentazione, poi rimasto nell’ombra o comunque dimenticato”. 

Che  importanza  ha oggi  ripercorrere quella (come altre esperienze ‘locali’ ) alla luce di quanto sta avvenendo oggi? (deriva populista, imbarbarimento della battaglia politico – sociale, ecc.) 

“Credo che l’indagine sull’esperienza della giunta Gabbuggiani abbia un valore non solo meramente storico ma anzi più propriamente civile. Riportare alla luce, dare nuova attenzione alle vicende di Firenze negli anni settanta per condividere nuovamente con i cittadini più anziani le loro esperienze di partecipazione, il clima della città in cambiamento, dove si viveva bene, così come fornire ai più giovani notizie e conoscenza del recente passato, penso possa essere un elemento di ricomposizione di una memoria collettiva che rafforzi una coscienza civile e politica più matura. Rafforzare il legame con la propria storia, può aiutare una comunità ad essere più salda e più unita. Ricordare le realizzazioni specifiche, i progetti intrapresi e realizzati, così come alcuni fallimenti, mette nuovamente in circolazione idee e suggestioni, richiama ad una riflessione circa la comune appartenenza ad un territorio e ad una comunità –  ad una storia – che può consentire di assumere una prospettiva più ampia per il futuro”.

Quali i risultati che ritieni di dover sottolineare?  

“L’Italia negli anni settanta ha vissuto esperienze di governo delle città estremamente innovative, positive e lungimiranti che, pur in un quadro socio economico molto diverso, rappresentano oggi possibili elementi di riflessione per amministratori e cittadini contemporanei. La  tenuta istituzionale a fronte del terrorismo e delle minacce alla democrazia è un altro dei risultati, oltre alla  promozione delle opportunità di crescita, alla valorizzazione dei fermenti culturali e sociali, alla cultura come innovazione politica, all’  affermarsi di una cultura di governo. Il “buon governo’ del Comune di Firenze è un elemento riscontrabile di “una straordinaria ordinaria amministrazione’. Poi,  gli assetti della politica nazionale sovrastarono le esperienze locali, impedendo la prosecuzione del lavoro delle giunte rosse. Anche di quella fiorentina. Alla guida della  quale si  staglia la  figura di Elio Gabbuggiani che incarnava idealmente l’immagine di un PCI forza affidabile per il governo del paese, perfetto interprete dello spirito della solidarietà nazionale le cui radici affondavano nella Resistenza, nei comuni valori antifascisti e nella comune lotta contro il terrorismo. Con figure come lui, Il PCI rappresentava la grande forza “tranquilla’ garante della coesione nazionale”.

Le riflessioni  di Chiara confermano quanto ha scritto in questi giorni sul ‘Corriere Fioorentino’ Franco Camarlinghi:  «I fiorentini hanno un bel ricordo di Elio, della sua onestà, della sua moderazione, del suo rispetto per le istituzioni e per il valore della democrazia, del suo stile da gentiluomo d’altri tempi, della sua passione per Firenze e per la politica. Insieme a questo è giusto ricordarne la forza delle convinzioni, la decisione, il coraggio nell’affrontare le questioni di fondo  del tempo di cui fu protagonista». Come concludere? Con la sensazione che da queste riflessioni a più voci l’esperienza della prima Giunta Gabbuggiani, sia andata oltre il Buon Governo, per esprimere una visione strategica di Firenze nel mondo. E con l’auspicio che questo sia solo un primo passo verso nuove iniziative, perché molta strada sulla via della conoscenza della nostra storia recente resta ancora da percorrere.  

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