martedì, novembre 13

Elezioni tra fake – promesse e speculazioni sguaiate Secondo i sondaggi, la metà degli elettori volontariamente rinuncia a esercitare il suo diritto di scelta

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Prima le fake-promesse, dove ogni candidato garantisce mirabolanti benefici in cambio del voto; poi le speculazioni più sguaiate, e per racimolare qualche preferenza non si esita a speculare su casi come quella della povera ragazza massacrata da un nigeriano, o di un evidente incapace di intendere ma non di volere, che spara all’impazzata ai danni di extra-comunitari. Ora si passa agli insulti e alle vere e proprie intimidazioni.
Dei pentastellati veneti invitano a raccogliere informazioni compromettenti nei confronti degli avversari. Il leader del M5S compila una lista di ‘impresentabili’; il Segretario del Partito Democratico Matteo Renzi ribatte a muso duro che sono tutte bugie, e che chi vota per il Movimento di Beppe Grillo in Lazio vota per uno scroccone del clan malavitoso degli Spada.
Ce la ricorderemo questa campagna elettorale, e siamo ancora agli ‘antipasti’.

Come stupirsi, stando cosi’ le cose, se una rilevazione Demopolis certifica che alle urne andrà solo il 63 per cento degli elettori? Nel 2013 votò il 75 per cento del corpo elettorale. Cinque milioni di astenuti in più rispetto alle ultime politiche: In tutto sarebbero in 17 milioni a non andare a votare. Il 47 per cento dei giovani sotto i 25 anni manifesta l’intenzione di disertare le urne.
Secondo l’Istituto Tecné chi voterà sarà così ripartito: 27,8 per cento Movimento 5 Stelle; 22,2 per cento Partito Democratico; 18,3 per cento: Forza Italia; 12,8 per cento: Lega; 6,2 per cento: Liberi e Uguali; 5,1 per cento: Fratelli d’Italia2,8 per cento: Noi con l’Italia; 1,6 per cento: +Europa.

Per quel che riguarda la fiducia nei leader Matteo Salvini si attesta sul 25 per cento; Silvio Berlusconi al 20 per cento, e Giorgia Meloni al 19 per cento. Appaiati, al primo posto, con il 30 per cento  il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e il capo politico del Movimento Cinque Stelle, Luigi Di Maio. I due leader di partito del centrosinistra sono al 23 per cento, Renzi; e al 14 per cento Pietro Grasso.

Torniamo a quello che si può definire il vero partito di massa, gli astenuti. Dovrebbe far riflettere (e la mancata riflessione è fonte di ulteriore, amara, riflessione), che almeno la metà degli elettori volontariamente rinuncia  a esercitare il suo diritto di scelta. E’ un atteggiamento che coinvolge ogni ceto, è indipendente dall’età o dal percorso culturale. E’ un rigetto indifferenziato della classe politica ‘ragionato’, frutto di un ragionamento e non della cosiddetta ‘pancia’. E’ la conseguenza di un’assenza di cultura politica, di un impoverimento dell’elaborazione di proposta che ha contagiato e attraversa tutti i partiti, nessuno escluso. Un’assenza che si traduce nel rifiuto in blocco di tutti gli attuali ‘attori’ sulla scena politica.
Alla fine, a meno di un mese dal giorno del voto, la domanda ‘semplice’ da porre a partiti e candidati è: cosa si propone per risolvere i problemi di una società moderna complessa, che non siano le sole formule per restare al Governo? L’assordante silenzio di tutti è il segno di una inadeguatezza, in parte ereditata, in parte coltivata.

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