domenica, Maggio 16

Elezioni Uganda: l’esercito riafferma la sua fedeltà a Museveni field_506ffbaa4a8d4

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Il 18 febbraio si terranno le elezioni presidenziali. Sotto il punto di vista giornalistico è facile pronosticare a chi sarà assegnata la vittoria essendo scontato l’esito delle urne. Al contrario tre sono i dati di rilievo degni di monitoraggio: la percentuale di vittoria di Museveni, la percentuale degli astenuti e le dimensioni di eventuali manifestazioni popolari. Secondo un recente sondaggio, richiesto dal partito al potere NRM, il presidente Museveni dovrebbe ricevere il 75% dei voti, Besyge il 14,22%, Mbabazi il 5,65% mentre gli altri candidati non riuscirebbero ad arrivare all’1%. Il sondaggio vede una larga vittoria nel nord una delle regioni strategiche del Paese controllata dagli Acholi. La politica di perdono per aver supportato la guerriglia del LRA e i piani di sviluppo socio economico attuati nel nord sembrano aver ottenuto gli obiettivi prefissati. Il Regno dei Buganda riconfermerebbe la sua lealtà a Museveni con un 74,05% delle preferenze.

Se i risultati del sondaggio (considerato dall’opposizione come mera propaganda) fossero confermati alle urne, Museveni uscirebbe dalla prova elettorale rafforzato rispetto al 2011 quando ottenne il 60,8% delle preferenze. Nonostante le consuete accuse della opposizione, gli osservatori internazionali hanno ritenuto le elezioni del 2011 come libere e trasparenti prevedendo lo stesso trend per il 18 febbraio. Vari osservatori affermano che Museveni e il NRM non necessitano più di ricorrere alle frodi elettorali in quanto il supporto della popolazione è in aumento causa le politiche infiammatorie ed estremiste della opposizione. Il nocciolo duro del elettorato NRM risiede nelle aree rurali. Il sondaggio prevede anche un recupero di confidenza e voti nelle zone urbane, Kampala compresa, dove storicamente Museveni registra la peggiore percentuale di preferenze.

La percentuale della popolazione che rifiuterà di esercitare il diritto di voto, sfiduciata dal partito al potere e dalla opposizione. Nel 2011 si è aggirata attorno al 38% del elettorato. Se in queste elezioni dovesse aumentare la brillante vittoria prognosticata si ridurrebbe di importanza e le difficoltà nel gestire il quinto mandato aumenterebbero in quanto una significativa fetta della popolazione, pur non supportando l’opposizione, avrebbe dimostrato il mancato appoggio alle politiche del NRM e una sfiducia generale verso il governo. In Uganda non andando a votare si esprime una protesta contro il regime di Museveni.

La dimensione delle manifestazioni popolari di protesta e la capacità di contenimento di Museveni, evitando repressioni e crimini contro l’umanità come sta accadendo in Burundi, è il terzo dato da osservare attentamente nel periodo post elettorale. Quanti manifestanti riusciranno a mobilitare Besyge e Mbabazi? Quale sarà la loro forza e quale la risposta della polizia e dell’esercito? L’ex Colonnello Kissa Besyge potrebbe trovarsi isolato in un tentativo di ‘primavera africana’. Il secondo leader dell’opposizione Amama Mbabazi ha troppi interessi economici nel Paese per sfidare apertamente Museveni con esiti incerti relativi al successo della ribellione. La scelta di Mbamazi potrebbe comportare la riapertura giudiziaria dei vari casi di corruzione in cui è stato coinvolto durante il mandato di Primo Ministro con relativa confisca di proprietà, e attività commerciali, industriali e severe condanne, forse la prigione.

Nonostante queste considerazioni, i segnali che Besyge stia tentando una sollevazione popolare sono tutti presenti anche se non è escluso un suo ripensamento all’ultimo minuto qualora non si verificasse l’alleanza con Mbabazi. Una alleanza difficile da prognosticare visto che l’opposizione non è stata in grado di presentare un candidato unico preferendo candidature singole per partito che creano la classica dispersione dei voti a favore di Museveni. L’incapacità di formare un fronte elettorale unico compromette la possibilità di formare un fronte rivoluzionario unito per abbattere il regime di Museveni.

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