domenica, Maggio 16

Elezioni Uganda: l’esercito riafferma la sua fedeltà a Museveni field_506ffbaa4a8d4

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La posizione assunta dall’esercito nel Paese ha donato al UPDF il potere di decidere del futuro e di rendere praticamente invincibile Museveni sul piano politico. Questo appoggio non è stato gratuito. La nuova generazione di ufficiali che hanno reso il UPDF moderno e potente ha preteso ed ottenuto il ridimensionamento della vecchia guardia rivoluzionaria e il cambiamento generazionale all’interno delle forze armate. I giovani ufficiali sono alla base dei piani di mantenimento del potere della famiglia Museveni che si dovrebbero realizzare nel 2021 con il passaggio del potere al figlio: il Brigadiere Generale Muhoozi comandante delle Forze Speciali, della Guardia Presidenziale e comandante in campo delle campagne in Somalia e Sud Sudan. La successione doveva avvenire nel 2016 ma è stata rimandata in quanto il Generale Muhoozi si è dichiarato non ancora pronto ad assumere la guida della Nazione. Una dichiarazione mai ufficializzata pubblicamente.

Il supporto del UPDF a Museveni si rende indispensabile per i giovani ufficiali al fine di mantenere il potere alla fine dell’era del Vecchio e di isolare la vecchia guardia rivoluzionaria ormai dedita alla corruzione e controproducente per la conservazione della potenza politica, economica e militare delle forze armate. Fu la vecchia guardia ad iniettare il virus della corruzione all’interno del UPDF intaccando la sua capacità militare e creando famosi scandali tra i quali l’acquisto di vecchi elicotteri nel 1998 e i “soldati fantasma” nel 2000 quando si scoprì che oltre 25.000 soldati dismessi o morti continuavano ad essere mensilmente pagati. L’opposizione a Museveni condotta dal ex Colonnello Besyge e dal ex Guerrigliero Mbabazi, in ultima analisi, può essere interpretata come l’estremo e ultimo tentativo della vecchia guardia rivoluzionaria di mantenere il potere. Un tentativo che va contro la logica di Museveni che ha accettato il ritiro dalla scena politica, previsto per il 2016 ma rimandato al 2021.

Fonti accreditate hanno riferito di un tentativo eversivo all’interno dell’esercito attuato dal ex Capo dei servizi segreti, il Generale David Sejusa. Costretto all’esilio tra il 2013 e il 2014 per aver rivelato il piano di successione familiare al potere, Sejusa in Gran Bretagna tentò di presentarsi a Londra e a Washington come una valida e credibile alternativa a Museveni. L’obiettivo era di convincere le potenze anglofone di finanziare una propria guerriglia per avere a disposizione i fondi necessari per spodestare Museveni con l’uso della forza. Il progetto non vide mai la luce del giorno e a Sejusa non rimase che chiedere il perdono al Grande Vecchio per poter rientrare in Uganda. Il suo rientro in Uganda è stato concesso a condizione che il Generale Sejusa non conducesse attività politiche durante la campagna elettorale. Sejusa è stato arrestato la scorsa settimana e imprigionata nel carcere di Luzira, a Kampala con le accuse di alto tradimento e cospirazione contro la democrazia e la Repubblica. Si sospetta che l’ex capo dei servizi segreti stesse contattando una serie di Colonnelli e Generali per architettare un colpo di stato dopo le elezioni, approfittando delle manifestazioni di protesta dinnanzi alla scontata vittoria di Museveni.

Rimane un mistero la scomparsa di Christophe Aine, ex quadro dell’apparato di difesa ugandese che si era alleato con il candidato Amama Mbabazi. Aine è scomparso dal dicembre 2015 quando fu coinvolto in una rissa tra sostenitori di Mbabazi e militanti del partito al potere NRM. Secondo un quotidiano scandalistico ugandese: il Red Pepper Aine è stato ucciso dalla polizia. Il quotidiano  pubblicò il 07 gennaio scorso una foto di un cadavere in una mortuario di ospedale a Kampala affermando che si trattasse di Aine. I suoi familiari affermano di aver identificato il loro caro tramite la foto ma non sono riusciti ad accedere al cadavere per confermare definitivamente che si trattasse di Aine. Per la polizia Aine è fuggito per sottrarsi all’arresto sotto accusa di sedizione e incitamento alla violenza politica. Secondo la SOU (Special Operation Unit) della polizia Aine si sarebbe rifugiati in Kenya. Il mistero della sparizione di Aine è legato al sospetto che l’ex quadro militare stesse preparando un colpo di stato, forse in collaborazione con il Generale Sejusa. Anche Charles Rwomushana, ex agente segreto, sarebbe collegato al tentativo eversivo. Rwomushana è stato arrestato a metà gennaio in quanto la polizia sospetta che sia l’autore della fotografia pubblicata sul Red Pepper spacciata per il cadavere di Aine.

La capacità di reagire in tempo sventando i piani eversivi presunti o reali, dimostrata da Museveni è esclusivamente dovuta dalla lealtà dell’esercito che considerano la famiglia Museveni come l’unica garanzia di stabilità e rafforzamento del potere militare sulla politica e sulla economia. Museveni si è assicurato anche la fedeltà della polizia nominando il Generale del UPDF Kale Kayihura Ispettore Generale della Polizia. Kayiura è un fedelissimo di Museveni e appartiene alla stessa etnica. Con Kayihura il Vecchio ha imposto alla polizia di essere comandata dall’esercito evitando che si potesse trasformare in una forza militare a favore della opposizione.

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