domenica, Maggio 16

Elezioni Uganda: l’esercito riafferma la sua fedeltà a Museveni field_506ffbaa4a8d4

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In una tacita spartizione con il vicino Rwanda, il UPDF gestisce assieme all’esercito ruandese, il monopolio del oro e del coltan provenienti dal Congo. L’oro congolese viene lavato con falsi certificati di origine del Karamoja mentre il coltan viene rivenduto a ditte americane e inglesi nonostante che siano in vigore due leggi contro i minerali di guerra, la Dodd-Frank Act voluta dal presidente Barak Obama e la recente legge varata dalla Unione Europea nel 2014. Questo ‘regalo’ ha permesso agli alti ufficiali del UPDF di penetrare nel tessuto economico del Paese investendo i profitti provenienti dalle rapine in Congo in attività produttive. Attualmente il UPDF controlla direttamente o tramite prestanomi il 45% dell’economia nazionale.

Un altro grande affare per il UPDF è stata la campagna in Somalia, iniziata nel 2007 per non lasciare un pericoloso vuoto dopo il ritiro dell’esercito di invasione della Etiopia. Sotto avvallo ONU, l’Uganda creò il primo contingente di pace africano AMISOM, originalmente composto da Uganda e Burundi, con lo scopo di combattere il gruppo terroristico somalo Al-Shabaab alleato sia con Al-Qaeda che con il ISIL-DAESH. L’intervento ugandese in Somalia è tutt’ora finanziato dalla Europa e dagli Stati Uniti tramite le Nazioni Unite. In realtà l’AMISOM è un servizio di mercenari che alcuni Paesi africani hanno offerto per combattere l’estremismo islamico in Somalia per conto dell’Occidente dopo il fallimento della Missione di Pace ONU UNISOM a cui partecipò anche l’Italia. L’impegno per la pace in Somalia ha permesso a Museveni di premiare i soldati e ufficiali più fedeli (inviandoli in Somalia a percepire 22 volte il loro salario) e a rifarsi l’arsenale militare compresi i caccia supersonici russi di quinta generazione SU-30 che ha permesso all’Uganda di avere una tra le migliori aviazioni militari in Africa. L’acquisto dei SU-30 fu fatto passare dallo stesso Museveni come un acquisto nazionale scatenando una nutrita protesta dell’opinione pubblica. In realtà furono acquistati con i finanziamenti Europei e Americani destinati per la campagna somala.

La recente campagna militare in Sud Sudan in sostegno del presidente Salva Kiir (iniziata nel dicembre 2012) ha rappresentato il primo insuccesso del UPDF che lo ha costretto a ritirarsi nel 2015. Un insuccesso che Museveni è riuscito a camuffare come contributo alla pace nel vicino Paese. Sul fronte economico la campagna militare in Sud Sudan è stata dettata dal tentativo di acquisire una importante fetta di petrolio per la raffineria regionale di Hoima, in fase di costruzione. Nonostante il ritiro delle truppe dal fronte sud sudanese, la possibilità di accedere al petrolio non è sfumata. Al contrario si è rafforzata grazie alla inaspettata ma logica alleanza con il rivale di Kiir, il leader ribelle ed ex vice presidente Riech Machar l’attuale uomo forte del Sud Sudan che dovrebbe gestire il paese assieme al presidente Kiir.

Nel 2008 è iniziata la seconda metamorfosi del UPDF tesa a farlo diventare un esercito professionale, considerato da Global Fire Power uno dei dieci eserciti più potenti in Africa. Durante lo stesso periodo è stato rafforzato il potere economico del UPDF a cui è stata affidata la gestione del contrabbando internazionale di oro e coltan provenienti dal Congo. Un contrabbando che vede coinvolti anche il governo congolese, il gruppo terroristico ruandese FLDR (che attualmente controlla il Burundi) con il beneplacito della missioni di pace ONU in Congo MONUSCO. Due anni fa la mafia italiana tentò di infiltrarsi nel lucroso affare dell’oro del Congo proponendo una alleanza di interessi con alcuni generali dell’esercito ugandese. Un tentativo fallito miserabilmente. Dopo essere stati pesantemente truffati, gli emissari della mafia sono stati costretti a fuggire dall’Uganda. Un chiaro messaggio alla malavita organizzata italiana e non solo che l’esercito intende gestire questi affari paralleli in una posizione di monopolio assoluto concesso da Museveni.

Dalla sua nascita il UPDF ha diretto le sorti politiche della Nazione assicurando la serie di vittorie elettorali che hanno permesso a Museveni di regnare incontrastato per 28 anni e a prepararsi al suo quinto mandato: 2016 – 2021. Nel 2010 si è assistito ad una accelerazione della penetrazione del UPDF nel tessuto sociale ed economico del Paese. La società ugandese ha subito un processo di militarizzazione che ha sottomesso pubblica amministrazione e magistratura a delle logiche di comando militare. Al UPDF è stato affidato la costruzione e la supervisione di grandi infrastrutture, la gestione del settore agricolo e del settore delle nuove tecnologie, trasformandolo anche in un ente caritatevole per rafforzare l’appoggio popolare. Dal 1998 in poi tutti i Generali che sono entrati in conflitto  con Museveni e hanno abbandonato esercito e partito: National Revolutionary Mouvement – NRM per tentare le loro sorti nel campo della opposizione sono andanti incontro ad una serie di sconfitte politiche e le loro fortune sono drasticamente diminuite. Ad esclusione di due partiti tutti i movimenti di opposizione ugandesi sono guidati da ex Generali e Colonnelli del UPDF.

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