martedì, Agosto 3

Elezioni Uganda: l’esercito riafferma la sua fedeltà a Museveni field_506ffbaa4a8d4

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Kampala – L’Ugandan People Democratic ForcesUPDF (Forze Popolari Democratiche Ugandesi) ha festeggiato i suoi primi 18 anni di servizio con grandi cerimonie in tutto il Paese. L’occasione è stata sfruttata per riaffermare il suo ruolo nella vita sociale politica ed economica dell’Uganda a dieci giorni dalle elezioni presidenziali. All’aeroporto di Entebbe in questi giorni si stanno notando pochissimi arrivi e interminabili code di passeggeri in uscita. Trattasi dei Bahindi (i cittadini ugandesi di origine indiana) che lasciano temporaneamente il Paese con le loro famiglie per paura di violenze post elettorali. Ritorneranno quando la situazione sarà chiara e non presenterà pericoli. La fuga dei Bahindi non rappresenta un valido elemento di valutazione dell’attuale clima elettorale e dei rischi connessi. In tutte le elezioni i Bahindi escono dal Paese. Un comportamento poco patriottico che crea dubbi sul ruolo di questa categoria di cittadini, spesso accusati di essere dei meri speculatori che sfruttano la loro cittadinanza per gli affari senza sottostare ai doveri che la cittadinanza comporta: dal pagamento delle tasse alla democratica partecipazione alle elezioni.

La campagna elettorale continua ad essere condotta dall’opposizione sulla base di attacchi al presidente in carica da 28 anni, Yoweri Kaguta Museveni, e da proposte populistiche senza contenuti indirizzate verso l’odio dei tutsi e verso gli stranieri. I due principali candidati, Kissa Besyge e Amama Mbabazi, sono sospettati di preparare una insurrezione popolare post elettorale. L’obiettivo sarebbe quello di controbilanciare la scontata vittoria di Museveni, creando una pericolosa situazione socio politica nel Paese e costringendo il Grande Vecchio a condividere con loro il potere. Questo piano politico viene sconfessato dai due leader dell’opposizione. Stanno inoltre mitigando i loro appelli etnici e xenofobi pronunciati durante le scorse settimane che hanno attirato l’attenzione delle rappresentanze diplomatiche dei principali partner internazionali: Unione Europea, Gran Bretagna, Stati Uniti, India, Cina. Anche le velate minacce contro la diaspora tutsi ruandese sembrano essere strumentali e di non venir applicate visto che i principali candidati dell’opposizione: Besyge e Mbabazi provengono dallo stesso gruppo etnico di Museveni  che è originato da popolazioni tutsi (Banyangole) trasferitesi 600 anni fa in Uganda o da gruppi etnici alleati.

Una sollevazione popolare in caso di vittoria di Museveni non ha alcuna possibilità di riuscita se l’esercito, o parte di esso, non si schiererà dalla parte dei manifestanti. Senza un vero e proprio ammutinamento o colpo di stato i manifestanti verranno facilmente contenuti adottando efficaci misure di repressione già collaudate nel periodo post elettorale dal gennaio al marzo 2012. Misure di repressione robuste ma che evitano il piὑ possibile vittime, esecuzioni extra giudiziarie, uso eccessivo della forza. Questa tattica permette di non attirare particolare attenzione dell’opinione pubblica internazionale e di isolare i manifestanti dal resto della popolazione facendoli apparire solo come agitatori che mettono in pericolo la stabilità e il progresso del Paese. Il punto debole del movimentismo di Besyge è sempre stato quello di attirare il sotto proletariato con discorsi populisti e infiammanti ma di alienarsi gran parte del proletariato, della classe contadina, piccolo e media borghesia che considerano la politica del ex Colonnello un pericolo per la stabilità del Paese.

La fedeltà del UPDF a Museveni è stata riconfermata grazie al complicato intreccio di potere miliare ed economico che il Grande Vecchio è riuscito a creare negli ultimi 15 anni. Il UPDF prende origini dall’Esercito di Liberazione (National Revolutionary Army – NRA) creato 20 anni fa da Museveni e altri ufficiali dissidenti per combattere prima il regime di Idi Amin Dada e successivamente il regime di Milton Obote e la giunta militare di Tito Okello Lutwa. La presa del potere nel gennaio 1986 marca la fine della guerriglia e la trasformazione del movimento armato in un esercito nazionale. Il UPDF nasce dalle ceneri del NRA nel 1995 come esigenza di creare un esercito nazionale che non fosse identificato come i “guerriglieri di Museveni”. Il NRA originalmente era composto per la maggioranza da tutsi ugandesi: i Banyangole, da tutsi ruandesi e da Buganda. La specifica composizione etnica del NRA veniva messa in risalto nella guerra civile contro gli Acholi (l’etnia che aveva retto il potere dall’indipendenza alla ascesa di Museveni). Durante la metamorfosi da NRA a UPDF il governo dovette affrontare al nord e al centro 20 gruppi armati tra i quali i piὑ famosi furono: il Lord Resistence Army – LRA , il Allied Democratic Front – ADG (divenuto un gruppo terroristico islamico) e il National Democratic Army – NDA.

La vittoria su questi gruppi ribelli (ottenuta tra il 2000 e il 2004) coincide con l’era imperiale di Museveni caratterizzata da guerre imperialistiche regionali, prime tra tutte quelle in Congo: 1996 – 1997 e 1998 – 2004. Furono le campagne in Congo che permisero a Museveni di rafforzare il suo potere, di ricostruire il paese e di creare una indissolubile alleanza con l’esercito e la polizia. Il tutto grazie al saccheggio indiscriminato di oro, diamanti, coltan e altri minerali congolesi. Saccheggio che dura tutt’ora ma tramite corruzione e accordi segreti con il presidente congolese Joseph Kabila. Una consistente porzione del bottino di guerra venne elargita ai Generali del NRA – UPDF creando un forte senso di lealtà e devozione verso Museveni.

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