giovedì, Agosto 5

Elezioni UE: specchio delle mie brame 40

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L’idea che mi gira in testa, da un po’, per rappresentare lo slittamento progressivo del nostro poco amato Paese verso un futuro molto incerto è quella dello specchio deformante. Avete presente quelle lastre riflettenti concave, o convesse, in genere situate nei luna park, che restituiscono immagini mostruose, irreali?

Ecco, l’Italia che si presenta a queste elezioni continentali mi appare così. L’entità della discrasia tra l’illusione ottica e la realtà è tutta da stabilire, ma sono incline a pensare che la deformazione italiana, rispetto ai partners europei, abbia alcuni connotati piuttosto fondati.

Faccio alcuni esempi: il malcontento che serpeggia in Europa non risparmia quasi nessuno, e in ogni Paese si sono aggregate nuove formazioni intorno alla necessità di esprimere dissensi di vario genere, primo fra tutti quello nei confronti della unità europea. La protesta, figlia prediletta della crisi economica e delle sue conseguenze sul tenore di vita dei cittadini e ancor di più delle prospettive future dei loro figli e nipoti, si è raccolta in forme piuttosto radicali, sia a destra che a sinistra.

Solo in Italia, però, rischia di vincere le elezioni un movimento sostanzialmente nichilista, che ha fatto dell’invettiva pura la sua bandiera, definendosi costantementeoltre la politica, ostentando in modo sprezzante una supposta diversità non solo dai partiti tradizionali, ma dal cosiddetto sistema‘.

Tutti sanno  -a partire da chi ha vissuto o ricorda bene il ventennio fascista ma anche l’affermarsi successivo di più blandi ma altrettanto monolitici regimi-  che la condizione di caos (malgoverno, crisi economica, crisi identitaria, crisi etica)  sono humus di coltura e garanzia di successo per le forze politiche più rozze, inclini all’esercizio autoritario del potere e poco portate al ragionamento e all’accettazione, a volte difficile da digerire ma ineludibile, delle regole democratiche.

Cosa rappresentino i tre principali contendenti italiani alla vittoria in queste elezioni europee è talmente chiaro che non vale neanche la pena di starlo a ripetere. Chi voterà, se voterà, sa benissimo a chi sta accordando la sua preferenza, forse un po’ meno immagina cosa deve aspettarsi dalla propria scelta.

Come sempre da noi, lo specchio deformante trasforma la realtà di una consultazione continentale anche importante, con la valenza che ha assunto di vero e proprio referendum sulla moneta unica e sull’assetto e addirittura l’esistenza stessa dell’Unione, in un’immagine di fortissimo contenuto politico ad uso interno.

Dunque, in Italia, sono di fatto elezioni politiche.

Chi scrive ha cercato di non perdere mai occasione per criticare o mettere in risalto distorsioni o disfunzioni gravi o, soprattutto negli ultimi tempi, gravissime e intollerabili, del ‘sistema’.

Ma contestualmente ha sempre pensato, e continuerà a farlo, che il migliore, l’unico critico accettabile del sistema democratico, sia pure logoro e bisognoso non di rattoppi ma di restauri energici e decisivi, è chi propone soluzioni chiare, intelligibili e, soprattutto, realizzabili.

La politica, fino a prova contraria è ancora l’arte del possibile, diceva il vecchio  Otto von Bismarck, uno statista vero. E nessuno finora ha trovato argomenti concreti per dargli torto.

 

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