sabato, Ottobre 23

Elezioni? Tutto è possibile, a Bisanzio 40

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Difficile negare, tentando di interpretare gli ultimi sviluppi della politica italiana, che il nostro Paese, patria non casuale di un gigante quale  Niccolò Machiavelli, sia  terra  di alchimie sottili e beffarde, quelle che una volta erano conosciute, volando più basso, col termine non propriamente lusinghiero di bizantinismi. La politica, come l’amore, è un campo di battaglia e questo si sa. Il vecchio navigante di lungo corso socialista Rino Formica l’aveva definita, con la crudezza del rude marinaio, «sangue e merda», e a Roma nacque, sempre non a caso, l’acrobata spregiudicato per antonomasia, Giulio Andreotti, l’uomo cui tre chiavi di lettura per decifrarne una mossa andavano strette come gli elefanti nella cinquecento della famosa barzelletta.  

Secondo gli analisti più acuti, e penso soprattutto al brillante Enrico Cisnetto, poco contaminato dalla frenesia dell’apparire, sui social ma soprattutto nella ben più redditizia televisione,  sarebbero in atto grandi manovre dal chiaro sentore elettorale.

Lo scenario prossimo futuro  vedrebbe un Matteo Renzi voglioso di monetizzare in consultazioni anticipate il chiaro consenso popolare, gettando così le basi per la nuova Italia che ha in mente finalmente sollevato dalla petulante zavorra dalemiana. E contemporaneamente libero di galoppare in ogni direzione nelle prateria politica, presidiata ormai solo da figure screditate o di scarso peso specifico. Realtà questa difficile da contestare, prova ne sia la penosa contesa che ha visto prevalere negli ultimi anni a Roma personaggi del calibro di Gianni Alemanno e Ignazio Marino, vistosamente inadeguati a sedere sulla poltrona di Sindaco della  capitale, città tra le più splendenti e cariche di storia del mondo intero.    

E fin qui tutto appare improntato a una linearità fin troppo chiara e leggibile.

Il fatto è che anche Silvio Berlusconi sembra agitare le acque, risvegliato dopo un lungo letargo e di reggenza affidata alle iniziative, peraltro pungenti e sbarazzine, di madame Francesca Pascale, probabilmente dai sondaggi per le prossime amministrative, che indicano il suo cosiddetto partito in ulteriore vorticosa picchiata. Sembra una contraddizione in termini, la ricerca dello scontro elettorale anticipato da parte di un anziano leader in palese disarmo, e lo sarebbe in effetti, se non parlassimo di un uomo che ha fatto della politica non già il terreno naturale per l’affermazione di idee utili alla Nazione, ma la personale riserva di caccia del potere economico e individuale assoluto.

I termini del patto del Nazzareno, siglati col novello Principe Matteo Renzi, risultano ormai chiarissimi a tutti, e raccontano della resa pressoché incondizionata di Berlusconi in campo politico in cambio di una exit strategy per lui ben più importante, sul piano personale,  familiare e soprattutto economico per quanto riguarda l’impero  edificato nel corso di una vita caratterizzata dall’assenza totale di scrupoli e principi etici.  Ed è alla salvaguardia di quel patto, ultima sua risorsa, alla faccia di quelli che ancora risibilmente sostengono che Renzi avrebbe con la sua mossa resuscitato il vecchio Cavaliere, che Berlusconi punta, mettendo sul piatto della bilancia l’ultima carta rimastagli in mano e cioè il fatidico, definitivo assenso del suo gruppo alla nuova legge elettorale che preme a Renzi.

Il quale potrebbe anche decidere, a riforma ultimata, di disattendere il patto, lasciando l’ex caimano al suo destino per la gioia dei giustizialisti vendicativi. Ma meglio farebbe, a mio avviso, a sfruttare la posizione dominante acquisita, eventualmente corroborata da un convincente risultato alle amministrative di ottobre, per migliorare il testo della legge elettorale a scapito dei lacci e lacciuoli  berlusconiani.

Cisnetto si dice preoccupato, su ‘Terza Repubblica‘, per un futuro che intravede orientato verso quello che definisce «bipolarismo strabico» con  maggioranza e opposizione preordinati dalle circostanze come ai tempi della Prima Repubblica di stampo democristiano. Forse dimentica che quell’ assetto derivò da accordi internazionali imprescindibili, legati strettamente agli esiti del conflitto mondiale appena concluso. Mentre le condizioni attuali dello scenario italiano, pur con tutte le implicazioni europee da  tenere nel debito conto, scaturisce finalmente da una evoluzione tutta nostrana del quadro politico e dei suoi interpreti principali.

Dunque, tutto è possibile a Bisanzio.

                                                                                                             

 

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