Elezioni Rwanda: finanziamenti stranieri e opposizione sospettata di HutuPower

Il candidato alla Presidenza del Partito Verde, Frank Habineza, sta seguendo le normali procedure di registrazione e rispettando modalità e tempistiche per la raccolta fondi necessaria per il finanziamento della sua campagna elettorale. Forte della sua correttezza politica e rispetto delle leggi in vigore, Habineza non ha risparmiato il Governo criticandolo di creare deliberatamente seri problemi finanziari ai candidati dell’opposizione, in quanto la legge proibisce ai partiti di ricevere donazioni esterne.

Sull’argomento la legge ruandese non è chiara. Tutti i partiti registrati al National Consultative Forum for Political Parties – NCFPP possono ricevere donazioni esterne solo se hanno raggiunto il 5% dei voti in precedenti elezioni. Hanno anche il diritto di richiedere rimborso delle spese affrontate per le loro campagne elettorali. La legge è stata criticata a più riprese in quanto precluderebbe la possibilità di finanziamenti a nuovi partiti che non hanno partecipato a precedenti elezioni. Non sarebbe nemmeno chiara sui finanziamenti ricevuti dall’estero. Il NCFPP è un organo statale creato per il monitoraggio dei pariti in Rwanda. Il mancato riconoscimento da parte della NCFPP equivale ad una messa fuorilegge per qualunque partito ruandese. Il NCFPP ha, in realtà, il compito di individuare e impedire la registrazione a tutti i movimenti politici collegati direttamente o indirettamente all’ideologia di supremazia razziale HutuPower e al gruppo terroristico FLDR stazionato all’est del Congo e in Burundi. L’obiettivo è chiaro: impedire alle forze genocidarie di avere una rappresentanza politica all’interno del Paese.

I finanziamenti stranieri ai partiti, seppur non soggetti a stretta regolamentazione, sono mal visti e mal tollerati sopratutto se provenienti da Paesiostili‘, quale la Francia. Il Governo vuole impedire che qualsiasi gruppo politico ruandese riceva finanziamenti da governi ostili con l’evidente rischio di promuovere agende politiche contrarie alla pace e alla stabilità del Rwanda. Gli impedimenti e gli ostacoli nel ricevere finanziamenti dall’estero non penalizzano il Fronte Patriottico Ruandese in quanto non necessita di finanziatori stranieri accedendo alle risorse finanziarie pubbliche (come del resto gli altri partiti) e, sopratutto, ai finanziamenti originati dall’impero economico che il partito-esercito al potere gestisce nel Paese. Impero gestito da Crystal Ventures Ltd, una company alla quale ‘L’Indro‘ dedicherà una inchiesta speciale.

Alle polemiche legate ai finanziamenti delle campagne elettorali dell’opposizione si aggiungono le accuse rivolte al governo di impedire la partecipazione alle elezioni ai partiti di opposizione da lui consideratipericolosi‘, e di strutturare le elezioni in modo di garantire la vittoria al FPR. «Le elezioni in Rwanda sono già state decise in anticipo quando è stata modificata la Costituzione per permettere al Presidente Paul Kagame di accedere al terzo mandato. Un referendum dove chi ha votato contro ha subito seri problemi. Il Presidente Kagame considera le elezioni come una semplice formalità in quanto conserva un controllo totale sul Paese teso a rendere il suo potere eterno», denuncia Boniface Twagirimana, vice Presidente del partito di opposizione Forces Democratique Unifiees FDU– Inkingi in una intervista rilasciata a ‘Jambonews.
Twagirimana afferma che la politica ruandese è bloccata dal controllo del FPR che si comporterebbe come un partito monopolista delle sfere politica, sociale, giuridica ed economica del Paese. «Il sistema creato dal Fronte Patriottico Ruandese non  permette ai partiti di opposizione di contrastare Kagame. Leader e supporter dell’opposizione sono sistematicamente esclusi dal servizio pubblico, riscontrano difficoltà ad intraprendere dei business e si trovano presi di mira dalla polizia, esercito e magistratura».

Le accuse di monopolizzare la sfera politica del Paese approfittando del controllo sull’apparato di difesa e sull’economia potrebbero avere delle basi concrete, ma perdono valore in quanto lanciate da partiti legati direttamente o indirettamente alle forze HutuPower regionali. La Costituzione prevede un rigoroso meccanismo per impedire alla ideologia di supremazia razziale di rafforzarsi nel Paese tramite una rappresentanza politica. A differenza dell’Italia, l’apologia del genocidio è severamente punita con la reclusione e non è interpretabile come nel nostro Paese l’apologia di fascismo.
Il FDU-Inkingi rappresenta una spina al fianco del Fronte Popolare Ruandese. Il partito è stato fondato in Francia nell’aprile 2006 dall’alleanza di quattro partiti di opposizione: l’Azione Imparziale e Internazionale della Giustizia in Rwanda, le Forze Democratiche per la Resistenza, l’Alleanza Democratica Ruandese e il Republican Rally for Democracy in Rwanda di cui leader Victoire Ingabire Umuhoza è stata eletta come presidente del FDU-Inkingi. Il partito non è stato ancora riconosciuto in Rwanda. Victoire Ingabire fu arrestata nel gennaio 2010 quando stava tentando di registrare il FDU-Inkingi presso la NEC.

Victoire Ingabire Umuhoza dopo il genocidio si è trasferita in Olanda lavorando per una multinazionale come responsabile amministrativo per 25 filiali in Europa, Asia e Africa. Nel 2009, sfruttando le conoscenze fatte, cerca di riunire l’opposizione ruandese in esilio creando una piattaforma politica antagonista al Fronte Patriottico Ruandese. Dotata di un programma vagamente social-democratico, Umuhoza a più riprese è stata sospettata di aver contatti con gli esponenti del vecchio regime HutuPower in esilio in Europa e con il gruppo terroristico ruandese FDLR. Accuse aggravate da dei suoi discorsi pubblici e dalla sua cerchia di amicizie e contatti politici.

Nell’ottobre 2010 durante una visita al Memorial del genocidio a Gisozi, Umuhoza criticò gli sforzi del Governo per il processo di riconciliazione nazionale affermando che il FPR volutamente ignorava le vittime hutu cadute durante il genocidio. Denunciò, inoltre, l’applicazione di una giustizia parziale che tendeva a colpire gli autori del genocidio e a proteggere i responsabili FPR rei di crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi durante la liberazione del Rwanda. Il suo discorso attirò l’attenzione della magistratura che decretò il suo arresto per revisionismo storico sul genocidio del 1994.

Anche le sue amicizie politiche rafforzano i sospetti nutriti dal Governo ruandese. In particolar modo con Bernard Ntaganda, fondatore del Partito Sociale Imberakuri arrestato assieme a Victoire Umuhoza per aver tentato di organizzare manifestazioni illegali. Dopo aver scontato una pena di 4 anni Ntaganda è stato rilasciato nel giugno 2014.  Umuhoza e Ntaganda furono arrestati assieme a quattro ufficiali dell’Esercito sospettati di essere in contatto con i terroristi FDLR e di preparare una guerriglia contro il Paese: il Colonnello Tharchisse Nditurende, il Luogotenente Colonnello Noel Habiraremye, il Luogotenente Jean Marie Vianney Karuta e il maggior Vital Uwumuremyi. I contatti tra il gruppo terroristico FDLR e Umuhoza sono stati chiariti dal Colonnello Michel Habimana, ex leader militare delle FDLR attualmente in prigione in Rwanda.  Nel aprile del 2012 Habimana ritrasse le sue dichiarazioni che incolpavano Umuhoza, affermando che la testimonianza era stata estorta con forza e intimidazione dai servizi segreti ruandesi per incolpare ingiustamente il leader politico dell’opposizione.

Nell’ottobre 2012 Victoire fu condannata a 8 anni di reclusione per cospirazione in atti di terrorismo, preparativi di guerra contro il Rwanda e negazione del genocidio. Nel dicembre 2013 la Corte Suprema aumentò la condanna a 15 anni, a seguito del ricorso alla prima sentenza tentato dai legali di Umuhoza. Attualmente è ancora in prigione a Kigali. I suoi supporter informano che è gravemente ammalata e le autorità carcerarie rifiuterebbero di concedere l’assistenza sanitaria. Accuse rigettate dal Governo ruandese fin dalla loro comparsa nel luglio 2016. Se nel passato le sorti giudiziarie di Umuhoza hanno attirato la simpatia di molte associazioni internazionali in difesa dei diritti umani, ora questa difesa è diminuita di intensità e sostituita da una più attenta e prudente analisi del caso, causa le molteplici ombre che circondano questo leader dell’opposizione ruandese.

Victoire Ingabire Umuhoza non è l’unico leader della piattaforma politica FDU-Inkingi in prigione. Il Segretario generale del partito, Sibomana Sylvain, è detenuto presso l’ala di confinamento della prigione di Kimironko accusato di tentativi eversivi contro lo Stato. Lo stesso Boniface Twagirimana il 17 gennaio scorso ha ricevuto un avviso giudiziario da parte del Dipartimento Indagini Criminali che lo ha invitato a sottoporsi ad un interrogatorio riguardante ‘accuse’ lanciate contro il Governo e non sostenute da prove concrete.
Le forze dell’ordine si riferivano alle dichiarazioni fatte da Twagirimana a dei media africani che accusavano il Governo di promuovere esecuzioni extra giudiziarie di oppositori politici, citando i recenti omicidi da parte di ‘ignoti’ di Nzabonimana Jean Claud (distretto di Ngoma – 5.12.2016) Rukundo (distretto di Rubavu 6.12.2016), Musonera Samson e Bizabarimana Jean Claude (distretto di Muzanze 7.12.2016). Dopo l’interrogatorio Twagirimana non è stato arrestato. Il vice Presidente del FDU-Inkingi ha pubblicamente accusato il Governo di intimidazioni politiche affinché non presenti la sua candidatura alle presidenziali del prossimo agosto. Twagirimana era stato già arrestato il 4 dicembre 2015 per aver criticato il Governo su ‘Radio Voice of America‘ (VOA) accusandolo di voler manipolare la Costituzione per garantire a Paul Kagame un terzo mandato presidenziale.

Pur avendo il leader in prigione il FDU-Inkingi può registrarsi come organizzazione politica nazionale presso la  NCFPP e registrare presso la NEC il suo candidato alle presidenziali. Atto non ancora compiuto dal partito di opposizione. Lo stesso Twagirimana afferma che la partecipazione alle elezioni del prossimo agosto non rientra nelle priorità politiche del FDU-Inkingi. Una affermazione pubblica che contrasta con le continue accuse di Twagirimana rivolte alle autorità ruandesi che non permetterebbero al suo partito di registrarsi in Rwanda impedendo così la partecipazione alle elezioni. Il FDU-Inkingi è un partito creato artificialmente dalla diaspora ruandese in Europa in cui all’interno forte (anche se non predominante) è la componente degli ex gerarchi del regime Habyarimana. Si nutrono sospetti di finanziamenti provenienti dalla Francia. Il partito a più riprese ha agito pubblicamente in modo inapropriato e senza riflettere sui messaggi veicolati, rafforzando i sospetti di Kigali di connivenze terroristiche con le FDLR. Il suo leader, Victoire Ingabire Umuhoza è un personaggio politicamente ambiguo che incarna il ruolo della vittima di un regime totalitario per attirare l’attenzione internazionale. In realtà il FDU-Inkingi vive di riflesso grazie all’incarcerazione di Umuhoza. Non si registra alla NCFPP accusando il Governo di impedirglielo ma si ha la netta sensazione che il partito intenzionalmente non voglia essere ufficialmente riconosciuto per giocare il ruolo dell’organizzazione politica messa fuorilegge da un governo dispotico. Il partito non ha al momento una base elettorale solida nel Paese ma se partecipasse alla vita democratica del Rwanda avrebbe molte possibilità di diventare il primo partito d’opposizione oscurando i successi ottenuti dal Partito Verde di Frank Habineza in quanto sembra godi di vaste simpatie sopratutto nelle zone rurali. Le sue mai chiarite posizioni sul genocidio del 1994 e i presunti legami con gruppi armati HutuPower regionali obbligano i servizi di sicurezza ad un costante e vigile osservazione del FDU-Inkingi. Necessarie misure preventive in difesa della sicurezza nazionale visto che oltre frontiera la milizia FDLR si sta sempre più rafforzando per riconquistare il Rwanda“, ci spiega un professore universitario di Butare protetto da anonimato.

Lo stretto controllo dei finanziamenti esteri ai partiti e la selezione dei candidati e dei pariti che possono legalmente partecipare alla vita politica del Paese possono sembrare dall’esterno classiche misure repressive di un Governo dittatoriale. Un rischio da non escludere a priori, ma che sarebbe stato inventato da media occidentali e africani ostili alla politica del Fronte Patriottico Ruandese, a detta di molti osservatori regionali. La struttura di potere creata dopo il genocidio ha evidenti sintomi di monopolio socio-politico, ma è accettata dalla maggioranza della popolazione. Per vincere il referendum sul terzo mandato Kagame non è stato costretto a ricorrere a brogli elettorali. È stato sufficiente mettere in moto l’efficace e capillare propaganda del FPR. Paul Kagame non sembra un classico Capo di Stato africano attaccato al potere, ma una vittima delle circostanze storiche su cui gravano tre grandi responsabilità nazionali: impedire un secondo genocidio, rafforzare lo sviluppo nazionale come antidoto alla ideologia HutuPower e difendere gli interessi economici del Fronte Patriottico Ruandese controllato dal Clan Ugandese. Interessi originati da un vasto impero economico che, a differenza di quello gestito dall’esercito egiziano, ha la peculiarità di contribuire attivamente allo sviluppo economico e al benessere della popolazione.

Gli esisti  elettorali del prossimo agosto sono già prevedibili: netta vittoria del FPR e di Paul Kagame. Un risultato in parte assicurato dal controllo socio-economico e politico che il FPR detiene in Rwanda, ma reso possibile dal incontestato appoggio popolare proveniente dalla maggioranza della classe sociale hutu. I severi controlli applicati sui finanziamenti esteri e sulle politiche promosse dai candidati di opposizione non sono tesi a difendere una Presidenza già guadagnata in partenza, ma per evitare che nefaste ideologie di supremazia razziale si reinstallino tra la società ruandese. Un milione di morti nel ’94 rappresenta la più efficace spiegazione di misure attuate dal Governo che potrebbero essere confuse con repressione degli spazi democratici. In realtà misure tese a proteggere la pace in Rwanda e la stabilità regionale.

L’unico elemento non prevedibile saranno le performance elettorali del Partito dei Verdi di Frank Habineza. Uno delle rare organizzazioni politiche ruandesi di opposizione formatasi non in esilio, ma tra le strade ruandesi. Un partito in netto contrasto con il FPR e la sua politica neo-liberale, ma che riconosce il ruolo storico di aver trasformato una intera Nazione assicurando un avvenire sociale ed economico dopo l’orrenda prova del genocidio. Habineza, con la sua politica attenta e pratica, ha tutte le possibilità di ottenere ottimi risultati elettorali e di aspirare in futuro alla Presidenza, venendo riconosciuto come Presidente del Rwanda e non come leader promotore di oscure agende del passato.

Qualche mese fa un amico professore universitario della Makerere (Uganda) ci ha confidato: «La vera democrazia in Rwanda è possibile in quanto rientra nelle intenzioni politiche del Fronte Patriottico Ruandese. Ma attenzione, il passaggio dall’attuale democrazia controllata alla vera e propria democrazia avverrà solo quando il Governo sarà sicuro che il processo di riconciliazione nazionale è terminato e l’abbandono delle ideologie genocidarie reso irreversibile. Solo allora Kagame rinuncerà al potere e il FPR potrebbe rischiare di diventare un partito di opposizione. Un rischio che non comprometterebbe il suo impero economico in quanto già ora ben consolidato. Sono proprio l’impero economico e il controllo sull’esercito che rende il FPR un capace garante del non ritorno al passato e difensore della pace nel Paese. Ruoli ai quali il Fronte Patriottico Ruandese non rinuncerà mai nemmeno se si trovasse in opposizione in futuro».