martedì, Ottobre 19

Elezioni rumene: fra tecnocrazia, democrazia e corruzione

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Viste da Bruxelles, cioè dagli organi dell’Unione europea, le consultazioni popolari sono un male purtroppo inevitabile, sia che si tratti di referendum ad hoc (Gran Bretagna sulla Brexit e, prossimamente, Ungheria sulla questione dei profughi) sia che si tratti di elezioni periodiche. Meno si votasse, e meno disturbi subirebbe il normale lavoro degli uffici dell’Unione. E’ noto del resto che si è ancora alla ricerca di un equilibrio fra tecnocrazia e democrazia.

Su questo sfondo la Commissione europea ha pubblicato ieri il suo rapporto di previsione per il 2016 sull’economia rumena. Gli indici del Paese, quelli di breve periodo, non sono così negativi e una parte del merito va assegnato alle misure introdotte dal Governo guidato dal socialista Ponta. Questi, nonostante molti avvertimenti, per non dire richiami, delle organizzazioni internazionali, fra cui l’Unione europea, aveva condotto fra il 2014 e il 2015 una politica moderatamente espansiva. Aveva deciso, in particolare, di abbassare di qualche punto l’IVA, di alzare i salari minimi (che sono ora intorno ai 290 euro mensili) e di sbloccare gli stipendi dei dipendenti pubblici che, sempre su suggerimento delle organizzazioni economiche internazionali, erano fermi da diversi anni.

Il timore era che Ponta e la sua coalizione di Governo prendessero queste decisioni non sulla base di una lucida analisi della situazione e di un chiaro programma di rilancio, ma più prosaicamente, in vista del fatto che il 2016 in Romania è un anno elettorale, si rinnova il Parlamento. Il Partito socialista sarebbe insomma passato ad incassare politicamente gli effetti di una ripresa abbastanza artificiale. Se questi erano i calcoli, si può fin d’ora dire che non si realizzeranno perché Ponta nel novembre scorso è stato travolto da una serie scandali che ne hanno messo in dubbio l’onestà personale. Dopo averlo costretto a rassegnare le dimissioni, al suo posto il Presidente conservatore Klaus Iohannis, ha nominato un tecnico, come si usa dire nei momenti di dubbia legittimità costituzionale, e un Parlamento piuttosto disorientato gli ha votato la fiducia.

Sarà perciò il Governo definito tecnico condotto da Dacian Ciolos, già commissario europeo all’agricoltura e Ministro indipendente nel 2007 in un Governo di colore liberale, a portare prossimamente il Paese alle elezioni (la data esatta è ancora da stabilirsi). Quali che fossero le strategie di Partito, resta il fatto che le decisioni di Ponta hanno permesso alla Romania di rifiatare, e se il loro effetto sarà davvero solo passeggero si vedrà.

Per il 2016 intanto la crescita di cui la Commissione accredita il Paese si aggira sul 3%, i consumi hanno ripreso moderatamente a crescere, mentre il debito pubblico resta saldamente sotto controllo (appena il 40% del PIL) e l’inflazione ha per il momento ancora segno negativo (-2%), retaggio di una politica di rigore che nell’ultimo decennio era stata piuttosto dura. Non sarebbe giusto misconoscere il beneficio che un allentamento della finanza pubblica ha portato soprattutto alle famiglie meno abbienti.

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