giovedì, Settembre 16

Elezioni: la politica dei ‘vincitori’, tra aspirazioni e ispirazioni Intervista a Massimo Teodori, ex-parlamentare e docente di Storia degli Stati Uniti d’America

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Da parte dei 5 Stelle, le proposte in materia di politica commerciale riprendono, in parte, i temi avanzati a suo tempo dal movimento Noglobal

Sulla politica economica e i programmi sociali dei 5 Stelle è molto difficile pronunciarsi. Nelle dichiarazioni degli ultimi sei mesi si trova un po’ di tutto: come facciamo a prendere per buona una linea di politica economica proposta da chi si professa Professore a Pretoria di corrente keynesiano? Cosa significa? Se andiamo al di là degli elementi di protesta contro il sistema dei partiti, e di una serie di affermazioni demagogiche – il ‘salario minimo’ per tutti o l’aumento delle pensioni minime, entrambi temi condivisi con la Lega, che invece si distacca in tema di flat-tax – troviamo un pot-pourri di affermazioni molto cangianti nel corso del tempo. Soprattutto, essendo un gruppo che, è probabile, trasformisticamente si ‘costituzionalizzerà’ o si integrerà, non si può prevedere quello che vorrà fare e come lo potrà fare. Personalmente, non darei molto credito a dichiarazioni programmatiche.

Nella politica statunitense dell’ultimo anno c’è stato qualcosa di importante dal punto di vista del welfare?

C’è stata una cosa ‘importante’ in senso contrario: mi riferisco ai tentativi, da parte di Trump, di ribaltare il c.d. ‘Obamacare’. L’Affordable Care Act è una legge federale che dispone, mediante un complesso meccanismo assicurativ, l’estensione dell’assistenza sanitaria a tutti coloro che non l’avevano e che ha portato a beneficiarne circa 25 milioni di americani su 40, i quali erano privi di una qualsiasi assistenza sanitaria. Trump ha tentato di annullare più volte quella legge, ma non ci è riuscito perché il Congresso si è opposto. Anche molti congressisti repubblicani si sono mostrati contrari perché avrebbero perso il voto e il consenso di una parte notevole – la più povera – della popolazione dei rispettivi Stati.

Esistono, rispetto al quesito iniziale, richiami espliciti – con tendenze di propensione o, al contrario, confliggenti – sulla questione ambientale e relativa al clima?

I 5 Stelle hanno una sensibilità ambientalista: più volte l’hanno proclamato e dimostrato. Lo stesso Grillo è stato sempre un difensore, almeno a parole, di un maggiore rispetto dell’ambiente. Questo orientamento, evidentemente, è estraneo a Trump, che ha, anche qui, ribaltato la politica del suo predecessore con lo sviluppo di una politica del petrolio e con un grande gasdotto che va dal Canada al Golfo caraibico – e che era stato fermato, per ragioni ambientali, da Obama. Soprattutto, Trump ha rinnegato l’Accordo internazionale sul clima che gli USA avevano sottoscritto insieme a India, Cina e alle altre Nazioni sotto il patrocinio dell’ONU per tentare di diminuire il riscaldamento globale, cosa in cui Trump non crede. Penso che, su questo, ci sia una sensibilità dei 5 Stelle. Diversamente, non ho mai sentito, a questo proposito, dichiarazioni particolarmente esplicite da parte di Salvini.

Parlando di comunicazione politica, formazione del consenso e ‘raccolta’ di voti, il ricorso assiduo alla rete potrebbe costituire un punto ‘strategico’ in comune tra M5S e Trump?

Direi che, al di là della diversità di contesto, da una parte e dall’altra dell’Atlantico c’è una sfiducia nella democrazia liberale, nel suo carattere istituzionale: si tratta di una tendenza accentuata, da parte di Trump come dei 5 Stelle. La ‘decisione in rete’ adottata da questi ultimi rappresenta la volontà di capovolgere qualsiasi visione tradizionale della democrazia liberale, la quale è fondata sul rapporto fra tutti gli elettori e le istituzioni. Sulla rete, rispetto all’intero elettorato, chi decide? 500, 1000 o anche 10000 persone, che M5S chiamano ‘tutti i cittadini’…  Numeri ristretti e inferiori a una qualsiasi associazione di un certo peso. Parliamo di un elemento molto pericoloso e, in fin dei conti, autoritario: tutte le mentalità autoritarie, nella loro parabola ascendente, iniziano sempre proclamando che sono più democratici delle istituzioni democratiche. In questo c’è sfiducia anche da parte di Trump, che poi è quella cosa che si chiama ‘populismo’.

Come renderebbe il concetto?

È un termine riassuntivo che comprende molte cose, ma essenzialmente si traduce in una sfiducia nei meccanismi della democrazia liberale.  Indubbiamente, la rete e gli altri strumenti elettronici possono essere di grande sostegno a un’estensione dei processi democratici, ma non possono sostituirli.

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