venerdì, Settembre 17

Elezioni in Kenya in alto mare

0
1 2


Il presidente keniota Uhuru Kenyatta domani, insieme agli omologhi di Tunisia (il Presidente Beji Caid Essebsi), Nigeria (il Presidente Muhammad Buhari), Niger (il Presidente Mahamadou Issoufou), Etiopia (il premier Hailemariam Desalegn), presenzierà a una sessione di lavori del G7 di Taormina dedicata all’Africa. Una giornata internazionale alla quale si porterà dietro la campagna elettorale in corso nel Paese e che di certo non sta andando nel migliore dei modi.

 A meno di 2 mesi e mezzo dalle elezioni partiti e macchina elettorale continuano offrire un desolante scenario di disorganizzazione e violenze che aumenta le paure di una crisi nazionale post-elettorale. Il Presidente uscente Uhuru Kenyatta è riuscito a farsi eleggere candidato della coalizione governativa Jubilee. Come primo atto ha visitato Cina e Gran Bretagna per assicurarsi il loro appoggio politico e i finanziamenti della sua campagna elettorale. Finanziamenti necessari visto che queste elezioni saranno, per i candidati, le più costose della storia del Paese.  Dalle elezioni del 2013 è sorta una industria del marketing elettorale, fatta di aziende nazionali e mondiali che assicurano ai candidati una moderna campagna elettorale con il supporto dei social network e pubblicità. Marketing alla ‘americana’ dove la promozione del candidato è basata sulla sua popolarità e da semplici slogan populisti, dove è totalmente assente il programma politico. Per la Presidenza i candidati devono affrontare una spesa minima di 50 milioni di dollari. Per il posto di Governatore occorrono 6 di milioni, mentre per diventare parlamentare solo 15.000 dollari.

Il Presidente Kenyatta si trova isolato all’interno del suo partito. L’elezione a candidato è stata assicurata grazie al supporto dei partiti minori della coalizione di Governo e da tre leader politici molto influenti: Abdul Bahari, il Governatore Godana Doyo e il Senatore Mohammed Kuti. Nonostante questi appoggi, molti candidati promossi da Kenyatta al Parlamento o al Governatorato sono stati bocciati, mentre le primarie del Jubilee si sono svolte in un  clima di violenze e per ben due volte non sono riuscite a produrre un esito chiaro dei votanti. Lo scandalo di corruzione che ha coinvolto il Governatore della Contea di Kakamega, Wycliffe Oparanya (vice presidente del principale partito della coalizione dell’opposizione: il Movimento Democratico Arancione di Raiala Odinga), la promessa di aumentare del 18% il salario minimo garantito e l’esenzione dei dazi doganali per la merce importata dalla comunità mussulmana in preparazione del Ramadan, non sono riusciti a togliere l’attenzione pubblica dalla grave situazione del Paese. Le scuole pubbliche vengono disertate dagli studenti in quanto i genitori non riescono più a sostenere le rette scolastiche. La speculazione sul ugali (farina bianca di mais alimento base della dieta keniota) ha creato un aumento della insicurezza alimentare marcata tra le classi più povere. Il Governo ha importato 30.000 tonnellate di masi dal Messico, ma il prezzo per una confezione standard di ugali da 2 kg ha raggiunto quasi i 2 euro.

Questi ultime difficoltà inflitte al popolo per incapacità di amministrare il patrimonio dello Stato e per corruzione hanno diminuito la già debole popolarità di Kenyatta a tutto vantaggio dell’avversario Raila Odinga. Il sito keniota di informazione ‘Tuko‘ il 22 maggio informava del consistente calo dei consensi in uno dei più importanti feudi elettorali di Kenyatta, la Rift Valley, mentre nella stessa regione Odinga riscontrerebbe un successo inaspettato. La notizia è stata ritirata da online per pressioni governative. Raila Odinga, per la prima volta, ha tutte le possibilità di vincere le elezioni, portando il gruppo etnico Luo al potere per la prima volta dall’indipendenza. Questa possibilità rende ancora più rischiose le elezioni. Dinnanzi ad una sconfitta il Jubilee potrebbe tentare frodi elettorali che porterebbero rabbia nell’opposizione il che potrebbero determinare il ripetersi degli scontri etnici del periodo post elettorale del 2007-2008.

Oltre al calo di popolarità di Kenyatta le elezioni sono caratterizzate da altri tre fattori negativi: la preparazione della macchina elettorale, il fenomeno degli indipendenti, l’immunità dei candidati e la violenza intrinseca della campagna elettorale.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->