lunedì, Settembre 27

Elezioni iraniane: Ahmadinejad vs Rouhani

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Per capire l’importanza che assumono le elezioni iraniane nel contesto mondiale dobbiamo fare il punto della situazione di ciò che sta accadendo in Medio Oriente e in Asia, partendo dagli eventi più recenti. Ieri notte, 13 aprile 2017, Trump ha voluto testare una della sue armi più potenti in Afghanistan contro una base dell’Isis: il Ministero della difesa afgano oggi ha reso noto che la ‘madre di tutte le bombe’ lanciata sulla provincia di Nangarhar ha ucciso 36 miliziani dello Stato Islamico, risparmiando i civili. Ovviamente, tale attacco, intende dimostrare la superiorità della potenza statunitense a coloro che gli si oppongono, in primis il dittatore del Nord Corea Kim Jong-un. In queste ore, infatti, l’esercito americano teme che domani, 15 aprile 2017, il dittatore nord coreano si appresti a lanciare un test nucleare per festeggiare il 105° anniversario della nascita del nonno, fondatore della dinastia Kim.

In un clima tanto teso l’attacco di Trump in Afghanistan ha voluto lanciare un avvertimento anche a Mosca e Teheran, Stati che da molto tempo hanno ampliato la loro influenza nel territorio afgano, limitando, così, il potere statunitense. Perciò dobbiamo chiederci come le elezioni iraniane influenzeranno il panorama mondiale e, soprattutto, come si evolveranno i rapporti con gli Stati Uniti, ad oggi molto instabili.

A pochi giorni della notizia dell’improvvisa candidatura di Ahmadinejad, che potrebbe concorre contro Rouhani – Presidente iraniano in carica – abbiamo chiesto il parere di un esperto per analizzare la situazione elettorale in Iran: Massimo Campanini – uno dei più apprezzati storici del Vicino Oriente arabo contemporaneo, nonché storico della filosofia islamica; attualmente professore associato di Storia dei Paesi islamici presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento – spiega che la candidatura di Ahmadinejad potrebbe essere accettata dal Consiglio dei Guardiani, ma se anche arrivasse a concorrere alle presidenziali, difficilmente potrebbe battere Rouhani. Secondo Campanini Ebrahim Rajsi, membro dell’Assemblea egli Esperti, da poco candidato, difficilmente potrà dare del filo da torcere agli altri candidati, poiché  la sua sembra più ‘una candidatura di bandiera‘.

 

Ahmadinejad si è ricandidato alle elezioni anche se la Guida Suprema ha fatto capire che non era assolutamente concorde. Dobbiamo aspettarci che la sua candidatura venga bocciata dal Consiglio dei Guardiani?

Il problema è che già dalla prima fase della presidenza di Ahmadinejad c’erano stati forti contrasti fra la Guida Suprema e l’ex-Presidente, poiché Ahmadinejad era, ed è tutt’ora, espressione di quelle tendenze estremiste delle milizie pasdaran. Tali milizie religiose non sono obbligatoriamente ben viste dall’establishment al potere. Per cui, il fatto che Ahmadinejad si sia ricandidato alle presidenziali, in qualche modo consiste in una sfida all’ordine costituito che governa l‘Iran e, dunque, alla Guida Suprema stessa. Il Consiglio dei Guardiani non ha in sé elementi determinanti per poterlo escluderlo a priori: Ahmadinejad, dal punto di vista della correttezza, dell’impegno rivoluzionario e della sua dedizione alla Rivoluzione e al khomeinismo, in teoria ha tutte le carte in regola per concorrere alle presidenziali. A livello puramente teorico potrebbe passare perché come era eleggibile dodici anni fa dovrebbe esserlo anche questa volta. Se il Consiglio dei Guardiani lo esclude è perché ha avuto un input dall’alto, derivante da un conflitto interno tra i vari poteri  e tendenze dello Stato.

Se la sua candidatura passasse, il popolo iraniano lo rieleggerebbe dopo lo scandalo delle elezioni truccate del 2009?

Secondo me Ahmadinejad non ha delle vere chance di vincere queste elezioni presidenziali. Non solo perché Rouhani è più ʹaccettabileʹ da parte dell’establishment, ma anche perché la memoria della rigidità e dell’estremismo del Governo di Ahmadinejad è ancora molto forte tra la popolazione. Per questi motivi penso che il candidato più papabile sia ancora Rouhani.

Secondo lei qual è stata la mossa di Ahmadinejad? Perché, se sapeva di andare contro il volere della Guida Suprema, ha proposto la propria candidatura?

Ahmadinejad, con la sua candidatura, ha voluto scardinare e destabilizzare quel blocco di potere che unisce le milizie pasdaran e  basij alle potentissime fondazioni che gestiscono e manipolano una parte notevole dell’economia iraniana. Questo tipo di blocco d’interessi politici, economici e strumentalmente religiosi, rappresenta un polo di contrasto e opposizione da parte di una dirigenza che sembra tendenzialmente pragmatica. Quindi il gesto di Ahmadinejad può essere visto come una sorta di sfida all’establishment , che cerca di forzare la mano per rivedere a ritornare a una posizione più intransigente.

Tra la rosa dei candidati compaiono anche i nomi di sei donne. È la prima volta in Iran che sei donne tentano la candidatura alle presidenziali? Il Consiglio potrebbe accettarne almeno una di queste candidature ʹrosaʹ? Siamo ancora lontani dal vedere in Iran una donna Presidente?

In Occidente crediamo che le donne iraniane siano un  genere sottomesso e passivo perché obbligate a portare il velo, ma non è assolutamente così. Anche sotto il Khomeinismo, per esplicita concessione di Ruhollah Khomeyni, l’elemento femminile ha sempre avuto una presenza importante all’interno della società. Questa non è la prima volta che delle donne si candidano alle presidenziali e non dovrebbe far scalpore. Poi è ovvio che le donne iraniane che si espongono politicamente devono muoversi all’interno di quel contesto legale che è stabilito dalle Leggi della Repubblica Islamica. Tendenzialmente il Consiglio dei Guardiani per tradizione di giurisprudenza musulmana – se pur gli sciiti consentono più spazi nella partecipazione pubblica da parte del genere femminile –  impedisce che una donna diventi capo dello Stato. Una donna Presidente ancora è lontana ed è difficile che il Consiglio consenta una candidatura femminile, ma non è impossibile e, dunque, non si può escludere in maniera assoluta. È chiaro che una donna, per presentarsi alle presidenziali, deve essere organica al regime, ovvero inserita nel sistema islamico.

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