sabato, Dicembre 4

Elezioni in Uganda: contagio burundese?

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Kampala – La conquista del quinto mandato per il Presidente Yoweri Museveni si preannuncia tumultuosa. Le elezioni, previste per il 18 febbraio stanno creando un clima elettorale teso, violento e xenofobo. Due i principali candidati dell’opposizione. Il Colonnello Kissa Besyge per il Forum Democratico per il Cambiamento (FDC) e Amama Mbabazi candidato indipendente. Gli altri candidati alla presidenza sono mere figure senza importanza e spessore politico. Kizza Besyge si presenta per la quarta volta. Speranza del cambiamento nel 2006, la sua popolarità è ormai tramontata. Amama Mbabazi, ex Primo Ministro, è passato all’opposizione dopo aver tentato di diventare il candidato del Partito al potere Movimento Nazionale della Rivoluzione (NRM) ingaggiando una lotta interna al partito contro il Presidente Museveni che è durata un anno e mezzo, perdendola.

Sia Besyge che Mbabazi rappresentano il passato della politica ugandese e occupano i ruoli di oppositori a seguito di dissidi con il Grande Vecchio non sulle linee politiche del partito e sulla gestione del Paese ma per mere questioni di soldi e potere personale. All’inizio del 2015 l’opposizione ugandese ha tentato di unirsi presentando un candidato unico con l’obiettivo di non disperdere i voti del elettorato. Tentativo fallito in quanto ogni leader dell’opposizione conduce una politica basata su interessi personali e culto della personalità.

Senza alcuna speranza di vincere, Besyge e Mbabazi stanno tentando di giocare sulle tensioni sociali. Il ritornello delle precedenti elezioni è ripetuto come da copione. Museveni è un dittatore. In Uganda non c’è libertà né democrazia. Le elezioni saranno truccate e via dicendo. Queste accuse sono in parte vere, ma nascondono una realtà innegabile. Il NRM ha sempre offerto una proposta politica alla popolazione orientata su una visione di crescita economica e sogni imperiali di grande potenza regionale. Una politica che ha realizzato la metà dei risultati sperati e creato molte distorsioni. L’Uganda è ben lontana dal essere un modello di Paese efficiente ed economicamente maturo quale è il vicino Rwanda e la leadership di Museveni sta diventando sempre più ingombrante e un freno per la democrazia. Purtroppo l’opposizione non ha alcun programma politico ed economico da proporre. Solo vuoti slogan inneggianti ad un vago cambiamento.

La mancanza di programma politico viene colmata da tentativi eversivi di ‘rivoluzione’, tattica preferita dal leader Besyge che nel 2011 fu l’artefice di gravi disordini sociali post elettorali che non sfociarono in un bagno di sangue grazie alla lungimirante tattica di Museveni di abbinare una decisa repressione ad un logorio politico dei manifestanti ed opposizione senza commettere massacri. Nell’attuale campagna elettorale la tendenza eversiva si sta pericolosamente dirigendo verso sentimenti di odio etnico, slogan xenofobi e glorificazione della ideologia bantu.

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