sabato, ottobre 20

Elezioni in Messico: le mille e una notte del futuro presidente In Messico, Obrador, Meade ed Anaya: i candidati si scontreranno domenica per delle elezioni che promettono tanto

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Questa domenica il Messico si prepara ad un voto fondamentale e che promette di cambiare le carte in tavola. A contendersi la presidenza, Andres Manuel Lopez Obrador, il carismatico leader di MORENA (National Regeneration Movement), anti establishment e vicino alla multisfaccettata popolazione messicana. I sondaggi lo danno per super favorito. Tra le fila, anche Jose Antonio Meade, il candidato per la coalizione di destra ‘Todos por Mexico’, il risultato dell’unione tra il partito governante, il PRI (Partido Revolucionario Institucional) il PVEM (Partido Verde Ecologista de México) ed il PANAL (Nueva Alianza). Meade si mostra forte ma il fatto di aver ricoperto alcuni incarichi durante l’era Nieto non lo ha di certo avvantaggiato; negli ultimi sondaggi la sua reputazione, infatti, pare sia crollata. Poi, Ricardo Anaya, 40 anni, nella coalizione dei centristi ‘Por Mexico al Frente’, anch’essa la somma del PAN (Partido Acción Nacional), insieme al PRD (Partido de la Revolucion Democratica), ed il Movimiento Ciudadano (MC). Anche lui da tanto in politica come deputato e presidente del PAN. 

Obrador, Meade e Anaya

Eccoli qui, prontissimi. Sulla carta, almeno.

Ma quali sono le sfide che dovrà affrontare il nuovo Presidente?

La sfida delle sfide cui andrà incontro il nuovo Governo sarà l’affronto della violenza. Un’emergenza vera e propria che non sembra avere argine. Basti pensare che ogni giorno in Messico vengono uccise più di 90 persone.  Il fulcro dl problema, la droga ed il narcotraffico. ‘Etellekt, un gruppo di consulenza per l’analisi dei rischi e la gestione delle crisi a Città del Messico, riporta un aumento del 385% dalla campagna elettorale del 2015. Numeri sconvolgenti ed incredibili. Nell’anno di queste stesse elezioni, sono stati assassinati alcuni dei candidati politici locali per mano di bande di narcotrafficanti. Corruzione e narcos vanno a braccetto: difesa del territorio e favori in cambio, una storia vecchia di anni. Il problema si ripercuote chiaramente anche sugli stessi elettori che, intimiditi, temono di propendere per alcuni esponenti politici in vista nella lotta alla criminalità. E a proposito di candidati, il timore degli esperti è che nessuno di loro abbia, in realtà, un’idea concreta sul come sconfiggere i temibili signori della droga. C’è chi parla di condono e chi parla di lotta e carcere ma ilcome è tutto da verificare.

Un clima di inquietudine e disperazione in cui il Messico vive da anni e che ha anche un’altra causa. Dal 2006 sono più di 32.000 le persone scomparse. I pubblici ministeri e le forze di polizia non riescono ad identificare i responsabili e capita spesso che le famiglie delle vittime si sentano dire ‘cercate da soli’. Il fallimento delle autorità è un dato di fatto che coinvolge un po’ tutti i crimini. Il Governo federale ha promosso iniziative che, sulla carta, sembravano essere promettenti, ma che, in realtà, hanno prodotto risultati solo in pochissimi casi. Nel 2013, la creazione di un’unità speciale presso la procura volta alle indagini sulle sparizioni; due anni dopo, una riforma costituzionale che consente di approvare leggi proprio su questi crimini stabilendo un’unica definizione nazionale ed agevolandone l’intervento giudiziario. Ma la legge, pur se approvata nel 2017, rimane in sospeso in attesa di un’implementazione effettiva mai giunta.

Tra gli avvenimenti più sconvolgenti, la sparizione di 43 studenti dal collegio di Ayotzinapa, nel 2014. Nessuna indagine approfondita, un centinaio di persone apparentemente coinvolte ma nessuna accusa presentata contro le autorità statali o federali. 

Ma la violenza in Messico è legata anche alle forze armate. Eh già, perché, il Governo ha fatto molto affidamento sull’esercito per combattere proprio quella violenza legata al narcotraffico e alla criminalità organizzata. Negli anni sono stati denunciati diverse volte abusi di potere e violazioni di diritti umani. A partire dal 2016, sono state più di 10.000 le denunce di abusi da parte dell’esercito, oltre 2.000 durante il Governo di Nieto. Nel 2014, il Congresso riforma il Codice di giustizia militare per far gestire gli atti dell’esercito a danno dei civili dal sistema di giustizia penale piuttosto che da quello militare, gravato già da una serie di fallimenti. Due anni dopo, quelle stesse disposizioni conferiscono ai magistrati e ai giudici più poteri ma, subito, ne viene contestata la costituzionalità.

Ed un capitolo a parte lo merita la tortura, un mezzo per estrapolare confessioni ed informazioni  usato spesso presso basi militari o luoghi di detenzione illegali. Secondo i dati dell’ufficio nazionale di statistica del Messico (INEGI), solo nel 2016, sarebbero state circa 64.000 le persone incarcerate in 370 prigioni messicane in tutto il Paese. Il 57.8% della popolazione carceraria ha riferito di aver subito un qualche tipo di violenza fisica al momento dell’arresto. Di queste, il 19% ha raccontato di aver subito elettro-shock, il 36% un tentato soffocamento in acqua ed il 59% colpi e calci di diverso genere. Non manca l’arma verbale ed emotiva: il 28% ha riferito, infatti, di aver subito minacce nei confronti della propria famiglia. Nel 2017 arriva la legge per sanzionare la tortura, come detto su, ancora in sospeso. Un anno fa, l’Unità specializzata per le indagini sulla tortura aveva 4.390 indagini in corso. Pare che, in alcuni casi, i pubblici ministeri abbiano essi stessi tentato di nascondere le violazioni militari usando la tortura per costringere a deporre false testimonianze. Nonostante varie indagini, nessuno è stato condannato per la sporca copertura.

Episodi di violenza anche a danno dei giornalisti, specie se si occupano di criminalità. Ovvio. Molestie e attacchi da parte delle autorità governative e dei gruppi criminali. E via con l’autocensura. Dal 2000 al 2017, più di 104 i giornalisti uccisi e 25 quelli scomparsi, secondo la procura generale. E chi dovrebbe dare sicurezza, in linea a tutto il resto, non riesce a garantire un’indagine adeguata o una benché minima protezione. Dal 2000 il 90% dei crimini contro i giornalisti sono rimasti impuniti, l’82% degli omicidi ed il 100% delle sparizioni. Dalla sua creazione nel 2010, la procura speciale addetta alla tutela della libertà di espressione ha aperto più di 1.000 inchieste, 115 accuse ma, anche in questo caso, solo 3 condanne.

Lasciando da parte il discorso violenza, certamente, occorre mettere mano e, soprattutto, freno anche alla corruzione, tema predominante del Governo dell’uscente Enrique Pena Nieto, travolto da scandali su scandali. Secondo il più recente sondaggio del Mexico’s Peace Index, solamente il 5% dei cittadini messicani crede in una giustizia ‘vera’, capace di perseguire effettivamente il crimine. Un problema che ha assunto dimensioni colossali e che sta logorando l’intera classe politica, quasi senza distinzioni.

Altro punto discutibile, a detta di molti, è quello che riguarda il sistema politico, un sistema che non contempla la possibilità, ad esempio, di finire ad un secondo turno. Ma, soprattutto, un sistema che non prevede alcun organismo di monitoraggio adibito ad accertarsi che si lavori in trasparenza e secondo le linee guida dettate per la scelta dei candidati. Assurdo per molti che, in un Paese sconvolto da tutti quegli scandali, ancora non sia stata fatta una modifica normativa in questa direzione. È bene, forse, che i neoeletti prendano in considerazione il problema.

Chi andrà al Governo, inoltre, non dovrà certo sottovalutare la politica estera e le relazioni con alcuni paesi. Il riferimento non può non cadere sugli Stati Uniti e su Donald Trump. Per ora, tutti i candidati concordano nel respingere la ormai famosissima ‘proposta’ di costruzione del muro. Ma ancora non si capisce bene da che parte si andrà a finire con politica commerciale. «Trump dovrà imparare a rispettarci» ha detto Lopez Obrador, il favorito per questa corsa palla presidenza, che si fa promotore di un rafforzamento dell’economia messicana come strategia per contrastare la stessa emigrazione di massa che cosi tanto affligge Trump. Se vincerà, vedremo come metterà in pratica questa intenzione. Ma anche gli altri candidati condividono la simile via; «Ogni volta che ci insulta, la sua vita e la sua dignità sono in pericolo. Nel mio Governo, non consentiremo alcun accordo che non ci rispetti», ha addirittura minacciato Meade. Una delle critiche, infatti, sollevata nei confronti di Nieto è proprio la sua linea morbida nei confronti del presidente statunitense, che proprio morbido non ci è andato, nei confronti del Messico. Ma come al solito, occorrerà passare dalle parole ai fatti.

Certo è che la situazione che si troverà davanti il neo Presidente non sarà affatto semplice. Ma le sfide più ardue sono anche le vittorie più dolci da assaporare.

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