sabato, ottobre 20

Elezioni in Messico: chi è Obrador? Andres Manuel Lopez Obrador: tutto sul favorito alle elezioni presidenziali del prossimo 1 Luglio in Messico

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Il Messico è ormai pronto per recarsi alle urne. Saranno quasi 88 milioni i messicani chiamati al voto in questa domenica e addirittura 3.416 i posti da ricoprire, tra presidenza, ruoli statali e federali, governatori e sindaci. 30 dei 32 stati, infatti, saranno impegnati, inoltre, nelle elezioni locali. Un’evento enorme e senza precedenti nella storia del Paese.

Si parla di grandi cambiamenti. Eh già, perché, quest’anno chi vince, guadagna una presidenza più ‘pesante’ rispetto a quanto non fosse prima. Più potere al presidente che guadagnerà il 60 percento in più rispetto al passato. E si parla soprattutto del super favorito ai sondaggi ufficiali, il candidato di sinistra Andres Manuel Lopez Obrador, che, alla guida del suo partito MORENA, potrebbe conquistare una maggioranza congressuale che gli consentirebbe di mettere in atto un’agenda legislativa alquanto ambiziosa.

Ma chi è Andres Manuel Lopez Obrador?

AMLO, come lo chiamano tutti, non è di certo una new entry per il Messico. Spesso descritto come populista e nazionalista, l’uomo è, infatti, al suo terzo tentativo di conquista del vertice. Obrador nasce in una modesta famiglia nel 1953 nello Stato di Tabasco dove lavora per l’ufficio per gli affari indigeni stringendo un rapporto speciale con gli abitanti dello stesso villaggio. La sua carriera politica inizia nel 1976 all’interno del Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI) dove diventa leader. Più tardi, nel 1989, entra nelle fila del Partito della rivoluzione democratica (PRD), che guida dal 1996 e il 1999. Si candida due volte come Governatore dello Stato di Tabasco, senza successo; inizia a promuovere manifestazioni asserendo l’ingiustizia del risultato. Brogli? Fatto sta che più tardi, nel 2000, volta pagina e viene eletto Governatore di Città del Messico.

Proprio questa carica evidenzia il suo profilo ed il suo lavoro considerato ampiamente pragmatico, il perfetto trampolino di lancio per futura ed ancora eventuale presidenza. Sconfitto nelle elezioni del 2006 da Felipe Calderon, afferma -ancora una volta- di essere stato ‘derubato’ e organizza proteste che bloccano vaste aree della capitale, dichiarandosi presidente legittimo del Messico.

Inizia così la sua attività in tutto il Messico, partendo proprio da quei villaggi dimenticati dai leader politici, parlando, a volte, dinanzi a pochissime persone, ed altre, dinanzi a 100.000 cittadini nelle piazze più affollate. Carisma e dialettica trascinante. Negli anni diventa così ricercato e famoso che un villaggio nello stato di Oaxaca, per farlo fermare lì, costruisce degli enormi blocchi stradali; stesso espediente, poco, dopo, in un altra località che lo vuole per il piacere di fargli assaggiare il locale latte di cocco. Nella tornata elettorale successiva (era il 2012) arriva ad un secondo posto che gli fa guadagnare, però, il ruolo da principale nome all’opposizione dopo che il PRI forma un’alleanza legislativa con il PAN ed il suo precedente partito, il PRD. Stavolta, vince, però, Enrique Pena Neto con il 38% di voti contro il suo 31%.

Nel 2015, AMLO fonda il Movimento di rigenerazione nazionale (MORENA). Con il passare degli anni, il Governo del PRI, intanto, viene travolto da scandali di corruzione. I riflettori si accendono su livelli altissimi di violenza ed una crescita economica lentissima e, quanto mai, lontana dalle  aspettative. Si comincia a fare strada, anche tra i più scettici, l’ipotesi che Obrador potesse essere il vincitore delle successive elezioni. E lui cambia anche atteggiamento, ammorbidendo quei lati del suo carattere più rigidi ed iniziando a prendersi in giro da solo, sviando le intenzioni dei suoi detrattori. Secondo i più vicini ad AMLO, merito di tutto ciò lo avrebbe anche la moglie, Beatriz Gutierrez, femminista schietta e benvoluta. Grazie alla sua impronta, le donne concretamente votanti in Messico sarebbero aumentate. Arrivano le foto spensierate di Abrader sui social e cresce la sua popolarità. Il cavallo di battaglia? La lotta a quelle che lui stesso chiama «vostre istituzioni».

Beatriz Gutierrez, la moglie del candidato alla presidenza

Ed ora mancano pochi giorni ed Obrador pare essere già in pole position per delle elezioni determinanti sotto tanti profili, tra cui la politica pubblica, lo sviluppo economico, l’energia e la  tanto acclamata sicurezza. Avrebbe conquistato già il 37.7% dei votanti, rivelano i sondaggi. Una crescita di 0.5 punti percentuali rispetto al mese precedente, e più del 10 percento in più rispetto al suo più vicino concorrente Ricardo Anaya, la cui coalizione sembra perdere punti giornalmente. Mentre anche il candidato per il Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI), Jose Antonio Meade, rimane piuttosto basso, al 17,7%.

Ma perché i messicani propenderebbero proprio per Obrador?

Perché pochi politici sono riusciti nell’impresa di stabilire una così forte connessione con tutta la popolazione, con milioni di famiglie povere (in Messico sono 50.000 le persone sotto la soglia della povertà), con giovani e vecchi, con chi si era stancato di promesse infrante e chi ha avuto voglia di gridare la propria necessità. Lopez Obrador ci è riuscito. È andato di persona nei posti più lontani, esponendo festoni con ghirlande, fiori e sombreri provenienti dalle comunità rurali della provincia, parlando dinanzi alle platee più diverse, più disperate, più abbandonate.

 

Perché ha saputo trascinare i giovani. Pare che (come un po’ ovunque) saranno loro ad essere decisivi in questa tornata elettorale, la generazione  più istruita del Paese e quella più colpita dal fattore-crimine in cui è cresciuta. La vicinanza ai giovani è espressa direttamente dal partito, MORENA, grazie a Tepatitlan Paola Gonzalez, la candidata alla guida di Città del Messico che ha diciotto anni, un’esperienza nota nella politica giovanile ed una libertà totale dalla corruzione.

Tepatitlan Paola Gonzalez, la candidata alla guida di Città del Messico per MORENA

Perché, in lui, i messicani trovano una figura in grado di rispondere ed affrontare i maggiori problemi del Paese: la violenza, in primis, che da tempo, ormai, rende il Messico una terra sofferente e da cui scappare. Due giorni fa, cinque membri del partito MORENA sono stati trovati morti nello stato meridionale di Oaxaca; le vittime si vanno a sommare in quello che è il quadro elettorale più sanguinoso della storia messicana recente. La gente non ha voglia di arrendersi al fatto che la violenza, insomma, sembra non avere fine e, soprattutto, soluzione. Ecco perché.

E perché il 64enne ha passato decenni della sua vita a combattere l’establishment del Messico. «Siamo gli unici che possono mettere fine alla corruzione in Messico», ha detto Obrador ai sostenitori di Cintalapa, una povera città nel sud del paese. Anni di crimini, di violenza legata al traffico di droga, anni caratterizzati da un’economia stagnante e da una corruzione odiata; tutti questi fattori non hanno fatto altro che erodere la credibilità della classe politica. 

Ecco che Obrador è percepito dalla popolazione come ‘la differenza’, l’unica ancora cui aggrapparsi. Dal 2015 è stato l’anima ed il trascinatore del suo movimento, la figura di affronto al sistema, quello capace di ascoltare chi si è sentito per anni privato di ogni rilievo.

Facile, in questo, fare un parallelismo con quello che poi è diventato presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Se dovesse vincere, Obrador potrebbe mettere i puntini sulla i ed alzare i toni su commercio, migrazione e muro. Su questo già sono cominciate a spuntare le prime preoccupazioni. 

È lui a proporsi come la soluzione. La soluzione al sistema, una ‘mafia del poder‘ che ha sottratto l’apparato statale al popolo stesso. Il punto, però, è che se dovesse vincere, Lopez dovrà fare i conti con una retorica politica, la sua, che fino ad ora, si è scagliata contro un ‘concetto’. Sicuramente, dovrà rimboccarsi le maniche e dare sostanza a tutte queste idee. 

Se terrà fede alle sue promesse? Per ora, pensiamo al voto.

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