sabato, Ottobre 23

Elezioni in Kenya, è caos nelle nomination

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Il prossimo agosto in Kenya si terranno le elezioni amministrative e presidenziali. Elezioni che saranno cruciali per l’avvenire del Paese, membro fondatore della East African Community (Comunità Economica dell’Africa Orientale) e prossimo a entrare nel club dei Paesi produttori di petrolio. Queste elezioni determineranno se il Kenya ritornerà negli orrori di violenze etniche post elettorali artificialmente create da politici senza scrupolo, come è successo nel 2007, oppure se riuscirà a voltare pagina rafforzando l’immagine internazionale di un Paese affidabile continuando così il suo sviluppo socio economico.

Le elezioni del 2013 non hanno generato violenze ma hanno portato al potere due dei responsabili del conflitto etnico del 2007: Uhuru Kenyatta (Presidente) e William Rutho (Vice Presidente). I due personaggi politici sono stati costretti a presentarsi davanti al tribunale della Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità. Entrambi i processi sono stati archiviati in corso d’opera causa pressioni della maggioranza dei Paesi africani, Unione Africana, Unione Europea e Stati Uniti. Pressioni dettate per convenienze politiche ed economiche che hanno privato le famiglie delle vittime della tanto attesa giustizia.

Due i grandi schieramenti politici che si disputeranno la Presidenza. Il Jubilee Party, coalizione etnica tra Kikuyu e Kalenjne (tutsi kenioti) e la NASA (National Super Alliance) coalizione dei principali partiti all’opposizione tra i quali spicca il ODM (Orange Democratic Party) guidato da Raila Odinga, leader dell’opposizione che si presentò alle elezioni del 2007 e indicato come uno dei principali responsabili delle violenze etniche post elettorali dalla Commissione del Giudice Waki. Commissione autrice di un dettagliato rapporto sulle violenze 2007-2008 e sui responsabili consegnato direttamente alla CPI e base dei processi contro Kenyatta e Rutho. Anche la NASA è di fatto una coalizione etnica dove predomina la tribù Luo.

La forte caratterizzazione etnica delle due coalizioni dimostra che il Kenya non è ancora uscito dalle secolari divisioni etniche che sono state storicamente fonti di tensioni e violenze. Assieme alla mancata giustizia nazionale è un fattore che mette a serio rischio lo svolgimento pacifico delle elezioni e getta ombre sul immediato periodo post elettorale.

A fine marzo sono iniziate le campagne interne alle due coalizioni per le nomination dei candidati alla Presidenza, Parlamento, Senato e Governatorati di Provincie. Secondo le regole impartite dalla commissione elettorale (Independent Electoral and Boundaries Commission – IEBC). In entrambe le coalizioni si sta assistendo a desolanti quanto violenti conflitti interni. I vari candidati pagano i loro supporter (spesso scelti tra giovani disoccupati) per aggredire fisicamente i candidati rivali della stessa coalizione. Le violenze interne ai due schieramenti hanno raggiunto livelli talmente preoccupanti che hanno costretto il Presidente Kenyatta ad intervenire pubblicamente. «La cultura degli Hooligan durante il processo elettorale non deve ripetersi e non può essere accettata. Chiunque provochi atti di violenza politica sarà tradotto in giustizia. Nessuno è al riparo da questo provvedimento»: questo l’avvertimento dato dal Presidente ieri a Nairobi.

L’avvertimento di Kenyatta è rivolto a tutte le formazioni politiche ma in special modo ai suoi camerati del Jubilee Party. La scorsa settimana due candidati parlamentari della coalizione di governo sono stati ricoverati di urgenza causa ferite subite durante gli scontri tra i loro rispettivi sostenitori. L’episodio di violenza ha scosso l’opinione pubblica terrorizzata di rivivere i drammi e i lutti del 2007. Per impedire le violenze il governo ha varato un decreto speciale che offre a tutti i candidati minacciati la protezione della polizia h24, creando così un costo considerevole e non previsto che si aggiungerà al budget destinato alla organizzazione delle elezioni.

Le violenze all’intero del Jubilee Party sono iniziate la prima settimana di aprile. Sul nascere riguardavano solo i candidati ai Governatorati di Provincia. Rapidamente si sono estese ai candidati per il Parlamento e il Senato. Se non fermate in tempo le violenze possono estendersi fino alla nomination del candidato alla Presidenza che, se non ci sono sorprese dell’ultima ora, dovrebbe essere il presidente Uhuru Kenyatta. In caso di vittoria accederebbe al secondo mandato presidenziale in piena conformità con la Costituzione.

Le violenze per le nomination sono ancora più gravi all’interno della coalizione dell’opposizione: la NASA. Dagli inizi di aprile si sta assistendo ad una escalation di violenze tra gli 800 candidati dell’opposizione. Nella Contea di Nairobi i giovani del partito hanno accusato il direttore esecutivo del ODM Oduor Ong’wen di aver bloccato la nomination della Senatrice Elizabeth Ongoro. Alle accuse si sono seguiti violenti scontri tra i partigiani della Senatrice e quelli del direttore esecutivo, avvenuti un giorno dopo le violenze tra i partigiani dei candidati Mohamed Junet e Okoth Obando per il seggio parlamentare della Contea di Migori. A Mombasa la guardia del corpo del Governatore Ali Hassan Joho è rimasta uccisa durante uno scontro a fuoco attuato da sconosciuti aggressori con l’intento di assassinare il governatore impedendo così la sua candidatura al Governatorato e favorire altri candidati. Le violenze si sono estese anche alla nomination per la Presidenza. Quotidianamente si assistono a violenti scontri tra i supporter dei vari candidati NASA.

Quattro i candidati alla presidenza della coalizione dell’opposizione: Raila Odinga (presidente del partito ODM), Kalonzo Musyoka, Moses Wetangula del partito Ford-Kenya e Musalia Mudavadi’s Amani. Oltre agli scontri tra i vari supporter dei quattro candidati vi è il forte sospetto di intrighi e interferenze promosse dal partito al governo per indebolire la NASA. Vari media e osservatori politici kenioti sono sempre più convinti che gli attuali Presidente e Vice Presidente stiano promuovendo i tre candidati che si oppongono alla candidatura di Raila Odinga come candidato dell’opposizione. Stranamente i tre candidati provengono dal partito KANU, il partito etnico Kalenjne del secondo Presidente del Kenya: Daniel Toroitich Arap Moi (1978 – 2002).

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