lunedì, Settembre 27

Elezioni in Iran: ecco cosa c’è in ballo

0
1 2


Mentre molto è stato detto sul deficit di democrazia che si riscontra nella selezione dei candidati alle elezioni presidenziali in Iran, cerchiamo di capire come il voto e la scelta del futuro Presidente della Repubblica Islamica potrebbe cambiare il futuro del Paese, e non solo. Purtroppo in Occidente poco si sa dell’Iran, molti lo confondono con i tanti ʹPaesi Arabiʹ che compongono il Medio Oriente, relegandolo in un angolo di mondo che sembra molto distante da noi; peccato che non sia così. Le elezioni presidenziali iraniane non toccano solo da vicino l’accordo sul nucleare siglato con gli Stati Uniti nel 2015, quando a governare l’America era ancora  Barack Obama; la scelta del futuro Presidente iraniano, infatti, potrebbe stravolgere anche l’apertura diplomatica che fino adesso il leader in carica Hassan Rouhani ha condotto con l’Europa e, non secondariamente, con l’Italia.

È doveroso ricordare che il nostro Paese, insieme alla Germania, è uno degli Stati europei economicamente più vicino all’Iran: l’Italia ha bisogno di mantenere stretta la partnership con la Repubblica Islamica poiché quest’ultima è la prima produttrice di gas in Medio Oriente ed è fra i primi produttori al mondo di petrolio. Dunque, le elezioni iraniane, al pari di quelle olandesi e francesi, decideranno le sorti delle relazioni internazionali mondiali: non sarà solo il Medio Oriente a guardare con ansia il risultato elettorale, l’Europa e le grandi potenze economiche di tutto il mondo – in primis RussiaStati Uniti e Cina – sanno che questo voto potrebbe stravolgere molti degli equilibri lentamente raggiunti negli ultimi quattro anni dal Governo Rouhani.

Al momento è stato dato per scontato che al primo turno del 19 maggio Rouhani non avrà chance di raggiungere il 50% dei consensi e, dunque, si prevede un ballottaggio. I dati, per ora, sono molto incerti: un sito iraniano – ʹSerfan Jahat-e-Ettelaʹ-, ha diffuso i presunti risultati di un sondaggio segreto che vede il Presidente moderato uscente raccogliere il 39,10% dei consensi, mentre il suo ʹprimoʹ avversario Ebrahim Raisi sarebbe a quota 37,29%. Un altro sondaggio condotto dal centro statistiche degli Studenti universitari dell’Iran (ISPA) prevede tutt’altri numeri:  secondo tali statistiche Rouhani dovrebbe arrivare a quota 41,6% , seguito da Raisi al 26,7%, incalzato da Mohammad Bagher Ghalibaf, l’altro conservatore in gara, con il 24,6%. Da questi sondaggi emerge solo una grande confusione e poche certezze: l’unica cosa sicura è che ci sarà un ballottaggio in cui il Presidente in carica Rouhani si scontrerà con uno dei due conservatori che gli si oppongono: Ghalibaf, sindaco di Teheran, o Raisi, allievo della Guida Suprema e vicino all’establishment religiosa.

Con il professore Raffaele Mauriello – storico specializzato in Islam contemporaneo e relazioni internazionali, ricercatore e professore presso l’Università Allameh Tabatabai di Teheran – abbiamo già affrontato la questione delle ʹdemocraticitàʹ del sistema elettorale in Iran, oltre ad aver approfondito anche le linee principali della campagna elettorale portata avanti dai candidati attualmente in testa ai sondaggi. Al professore Mauriello abbiamo anche chiesto di spiegare la portata internazionale di queste elezioni, apparentemente lontanissime dai nostri interessi, ma che in realtà determineranno molto di ciò che in un futuro non troppo lontano potrebbe accadere in Europa e nel  resto del mondo.

 

A livello economico, l’Iran, come sta reagendo alla forte crisi che l’attanaglia? Quali sono i maggiori problemi economici che influenzano il Paese?

L’Iran, al momento, sta aprendo la sua economia all’Occidente grazie all’accordo sul nucleare firmato da Rouhani. Però, ancora, fra la popolazione dilaga un forte malcontento perché la ripresa economica tarda a venire: la causa è da rintracciare nelle pesanti sanzioni bancarie che attanagliano il Paese, imposte dagli Stati Uniti sulla missilistica iraniana. Queste sanzioni influenzano tantissimo la lenta ripresa del Paese perché, in sostanza, non permettono di eseguire transazioni bancarie con nessuno Stato estero: di fatto, se una persona decide di andare in Iran, non può usare la propria carta di credito e, dunque, si deve portare i soldi in contanti con sé. Questo è sicuramente uno dei motivi principali che blocca l’ascesa economica del Paese che al momento, però, sta cercando di fare affari con il petrolio, prima fonte di reddito per l’economia iraniana: nella Repubblica Islamica vengono prodotti mediamente 3 milioni di barili di petrolio al giorno, una produzione enorme che, dopo l’accordo sul nucleare siglato con gli USA, può finalmente essere sfruttata. Dunque, per vedere gli effetti di questa apertura filo occidentale portata avanti da Rouhani la popolazione iraniana dovrà ancora aspettare. Ovviamente questo aspetto dell’economia non sarà un punto a favore per il Presidente in carica, anche se, in realtà, ha fatto molto per rimettere in piedi il Paese rovinato dall’amministrazione dal suo predecessore Ahmadinejad, che portò l’inflazione al 23%, ridotta, durante i quattro anni del Governo Rouhani, al 10%. Un altro aspetto fondamentale dell’economia iraniana è l’assenza di accordi commerciali con le organizzazione economiche: al momento l’Iran sta guardando ad un’organizzazione importante che si chiama Shanghia Cooperation Organization – SCO – , di cui vorrebbe diventare membro. Ad oggi, però, l’Iran si trova al di fuori di tutte le comunità economiche,  e questo fatto lo rende molto instabile e lo spinge ad accordi unilaterali con Cina e Russia, cioè i Paesi che più di tutti gli altri importano petrolio iraniano.

Queste elezioni potrebbero sconvolgere gli equilibri in Medio oriente? Sembra che Rouhani e Putin stiano trovando delle intese sulla questione siriana. Se non dovesse vincere Rouhani le carte in tavola potrebbero cambiare?

L’Iran, nel momento in cui è stato investito dalle sanzioni nucleari e bancarie imposte dagli Stati Uniti, ha iniziato il suo avvicinamento verso la Russia e, non secondariamente, verso la Cina, uno dei colossi dell’economia mondiale. Ovviamente se vincesse Raisi o un altro dei candidati conservatori questa intesa andrebbe sicuramente a rafforzarsi, a discapito dell’apertura verso l’Europa. Tra i sei candidati possiamo dire che Rouhani è quello meno filo russo, poiché punta davvero all’avvicinamento con l’UE, un mercato in cui potrebbe ampliare molto la vendita del petrolio. Per quanto riguarda la questione siriana non va dimenticato che l’Iran ha dimostrato di essere una grande potenza regionale: sicuramente l’intervento della Russia in Siria è stato fondamentale, ma lo Stato che ha salvato l’attuale regime di Bashar al-Assad è proprio l’Iran, che può affermare di aver combattuto quasi da solo i ribelli dello Stato Islamico. Nel momento in cui la Russia è intervenuta in questa guerra tutto il panorama mediorientale è mutato e la difesa iraniana è passata in secondo piano. L’Iran, ad oggi, mantiene e continuerà a mantenere una posizione fondamentale in Medio Oriente, l’ abbiamo visto in Siria e anche in Iraq, dove l’Iran è intervenuto in prima persona sul territorio sconfiggendo, di fatto, lo Stato Islamico. Dopo le elezioni del 2009 – momento in cui l’establishment militare del Paese venne disprezzata dalla popolazione a causa della violenta repressione delle proteste che accompagnarono la vittoria, per molti truccata, di Ahmadinejad – la percezione dell’esercito è cambiata molto: i militari, simbolo della lotta contro i ribelli iracheni e siriani, sono considerati in questo momento in maniera più positiva, anche perché ad oggi hanno un forte controllo sui confini, garantendo la sicurezza interna del Paese. I due candidati che puntano di più sulla potenza militare sono i due conservatori Ghalibaf e Raisi, che proprio su questo fronte stanno dando del filo da torcere al Presidente Rouhani: durante uno dei tanti dibattiti elettorali il leader in carica ha attaccato fortemente l’esercito pasdaran prendendosi un grandissimo rischio. L’accusa di Rouhani contro i Guardiani della rivoluzione verte su un episodio avvenuto nel 2015, nel periodo in cui l’Iran ha firmato l’accordo sul nucleare; proprio mentre si stava giungendo all’accordo, i militari pasdaran provarono alcuni missili su cui erano stati scritti dei messaggi in ebraico contro Israele, fatto che mise a repentaglio la buona riuscita dell’accordo.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->