giovedì, ottobre 18

Elezioni in Brasile: previsioni e scintille Manca ormai pochissimo al voto in Brasile. Quali sono gli scenari che si prospettano? Ne parliamo con Gustavo Ribeiro

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Ieri, a circa tre giorni dalle elezioni in Brasile, è stato il momento del confronto -l’ultimo- su TV Globo. Negli studi di Rio de Janeiro, Alvaro Dias, Ciro Gomes, Fernando Haddad, Geraldo Alckmin, Guilherme Boulos, Henrique Meirelles e Marina Silva. I sette candidati alla presidenza si sono alternati per presentare le proprie linee politiche e discutere su spesa pubblica, riforma del lavoro, salute, agrobusiness, ambiente e controllo delle droghe. Non sono mancati riferimenti alle più urgenti riforme in tema di sicurezza sociale, istruzione, tassazione e, soprattutto, corruzione. 

Durante la serata non sono mancati diversi attacchi al super assente, Jair Bolsonaro che, se per motivi di salute è rimasto fuori dal dibattito televisivo, certo non ha perso l’occasione ed è intervenuto su ‘Rede Record‘. Tra le tante parole, la promessa di unire il Paese che, secondo lui, è stato diviso dal colpevole Partito dei Lavoratori. La seguitissima intervista pubblicata sui social si è svolta a casa di Bolsonaro, in un orario perfettamente coincidente con il dibattito pre-elettorale e in una rete, -la Record appunto-, di proprietà di un vescovo evangelico noto per aver appoggiato pubblicamente la candidatura dell’ex capitano dell’esercito. 

E nella ormai chiara polarizzazione, gli altri candidati hanno fatto l’unica cosa che potevano fare: chiedere agli elettori di pensare che non esistono solo Bolsonaro e Haddad. «Il problema più grande in Brasile in questo momento è che abbiamo due punti di vista opposti: quelli che supportano Lula da una parte e quelli che supportano Bolsonaro», ha detto Gomes. Quest’ultimo, Alckmin e Marina Silva hanno chiesto di non sostenere nessuno dei due candidati consci del fatto che ormai i sondaggi parlano chiaro: il trio nel suo insieme non dovrebbe arrivare a più del 23% dei voti.

Secondo gli ultimi dati pubblicati ieri da Datafolha, Bolsonaro è sempre in testa, stavolta con il 35% delle intenzioni di voto; Haddad segue al secondo posto con un abbastanza stabile 22%; a scorrere, Gomes, 11%, Alckmin, 8% e Marina, 4%. Datafolha precisa che il livello di affidabilità  del sondaggio è del 95%. 

Si evince chiaramente che la lotta continua ad essere tra Bolsonaro e Haddad; ma sarà davvero così?

Probabilmente. Se il 100% delle persone che votano per Marina, Ciro e Alckmin si uniscono attorno a un singolo candidato (un manifesto chiama l’alleanza Alcirina: AL-ckmin, CI-ro, Ma-RINA), quel nome sarebbe ancora improbabile per un secondo round, con il 21% contro Fernando Haddad che ha circa il 23%”, ci dice Gustavo Ribeiro di ‘The Brazilian Report‘.

MA … Bolsonaro potrebbe vincere tutto domenica stessa (improbabile – ma possibile)“.

Considerando il margine di errore di 2 punti o meno, quindi, esiste una probabilità del 95% che i risultati ritraggano la realtà. Se due più due non fa tre, ciò significa che gli scenari che si prospettano sono due: o Bolsonaro arriverà al ballottaggio del 28 o, nella seconda opzione, sbaraglierà direttamente la concorrenza al primo turno. 

La scelta di Jair, per quanto forzata o meno -quanto ci sia di strategico non possiamo saperlo- ha avuto certamente degli effetti significativi: da un lato, infatti, ha deviato gli spettatori dal dibattito su TV Globo canalizzando l’attenzione su di sé e sul suo speech libero e indisturbato. Dall’altro, ha addossato ad Haddad tutta la pressione e la responsabilità di rispondere agli attacchi degli altri candidati presenti, che, chiaramente, non avevano l’altro polo da mettere sotto il torchio. E per quanto Haddad sia parso concentrato sul dibattito e pronto ad attrarre i voti della classe operaia, il grido del «riprenderemo le redini del Paese, ridurremo le tasse che gravano sui poveri e miglioreremo l’economia per generare più posti di lavoro» rischia di non bastare. E lui lo sa; si che lo sa.

Se dovesse vincere Haddad, c’è la possibilità che si arrenda al populismo?

La sua esperienza come sindaco di San Paolo ha mostrato il contrario. Ha combattuto per frenare il debito pubblico della città e aveva alcune idee innovative per la pianificazione urbana e il trasporto come ministro dell’educazione”, risponde Ribeiro. “Il problema qui è che molte persone che potrebbero votare per lui (contro Bolsonaro) sperano che non faccia molte delle cose che promette”.

Indipendentemente dal risultato, le aspettative per ciò che accadrà dopo queste elezioni sono alte. L’economia del Brasile ha faticato a uscire da un malessere fiscale che ha pesato moltissimo quando, dal 2017, è riemerso dalla peggiore recessione di sempre. Più del 12% dei brasiliani – quasi 13 milioni di persone – sono senza lavoro, secondo i dati dell’Istituto Brasiliano di Geografia e Statistica (IBGE). 

Come uscirà, insomma, il Brasile da queste elezioni?

Indipendentemente da ciò che accadrà, il Brasile uscirà da queste elezioni come un Paese frammentato (come lo è già da alcuni anni)”, ci dice Gustavo Ribeiro. “Quasi la metà dell’elettorato metterà in dubbio la legittimità del sistema di voto del Brasile. Bolsonaro ha già messo in discussione la sicurezza del sistema, e i sostenitori del Partito dei lavoratori dicono che ‘un’elezione senza Lula è una frode’. Ciò significa che la proverbiale luna di miele dei 100 giorni non dovrebbe accadere“.

La nostra economia rimane fiacca e il prossimo Presidente sarà costretto a portare avanti alcune riforme – e questo farà arrabbiare molti elettori”, continua Ribeiro. “La fase di deflusso sarà caratterizzata – molto probabilmente – da due campi che attirano un enorme rifiuto, e la maggior parte degli elettori apporrà il proprio voto non per eleggere qualcuno, ma piuttosto per impedire che l’altro vinca, il che non è mai qualcosa di positivo“.

Ma la domanda che tutti si fanno ora è: cosa succederà se vincerà Bolsonaro? E nel caso opposto? “Ciò che accadrà dipende anche dall’entità del Congresso”, ci spiega Ribeiro. “È probabile che avremo un Congresso conservatore. Ma la maggioranza delle parti non sono esattamente guidate dall’ideologia e seguono chiunque sia al potere”.

 

I riflettori saranno certamente puntati sulla politica economica. Non importa chi vince, il prossimo Presidente dovrà fare qualcosa per il sistema pensionistico. Le pensioni rappresentano l’11% del PIL. Il Partito dei Lavoratori è contrario alla riforma del sistema pensionistico, ma Haddad ha inviato alcuni timidi segnali al mercato”, afferma Ribeiro. ”Bolsonaro ha indicato che dirigerà un’Amministrazione favorevole al mercato. Ma il ‘pro-market’ in Brasile non equivale  sempre al ‘libero mercato’, in quanto, le imprese qui beneficiano di barriere che impediscono ai concorrenti stranieri di godere di un campo di gioco uniforme”. 

E per quanto riguarda la politica estera? “In termini di diplomazia, Bolsonaro ha rilasciato dichiarazioni xenofobe, affermando che ha intenzione di creare regole più severe per i rifugiati venezuelani e creare un campo profughi”.

Ma a proposito di mercati e di Bolsonaro, questo è davvero un binomio felice? O, piuttosto, come segnalano alcuni, Jair è visto più come un pericolo? I mercati hanno un unico motto: ‘tutto tranne il Partito dei Lavoratori‘. Questo periodo di luna di miele potrebbe benissimo finire in un brutto divorzio se non offre buoni risultati – veloce“.

Il Brasile oggi appare come Paese incrinato e mettendo da parte economia e affari esteri, le preoccupazioni si affacciano anche agli scenari dal punto di vista sociale. “E’ impossibile prevedere ogni cosa”, ci dice Gustavo Ribeiro. “Tutto dipende dall’economia. Se l’economia migliora, la gente sosterrà il Presidente. Altrimenti lo odieranno. Questo è quello che è successo a Dilma Rousseff. All’inizio godeva di alti tassi di approvazione, ma con il crollo dell’economia, i suoi tassi andavano alle cifre singole“.

Insomma, per capire se effettivamente quel 95% dei sondaggi si rivelerà rispondente alla realtà,  dobbiamo aspettare ancora qualche giorno. Certo è che si prevedono scintille.

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