martedì, Maggio 11

Elezioni in Australia: chi promette cosa? field_506ffb1d3dbe2

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SydneyL’Australia è ancora una volta in piena campagna elettorale, dal momento che si andrà alle urne il prossimo 2 Luglio. Come ampiamente previsto e anticipato in un articolo di due mesi fa, il Primo Ministro Malcolm Turnbull ha potuto dichiarare l’intento di sciogliere entrambe le camere quando due provvedimenti sono stati nuovamente bloccati da un voto al Senato, dando il la al Primo Ministro. Sarà dunque applicata una double dissolution, ovvero un’elezione in cui vengono sciolte – e ricomposte – entrambe le camere contemporaneamente. Il fatto di avere una nuova compagine parlamentare sia al Senato (76 seggi) che alla Camera dei Rappresentanti (150 seggi) rappresenta, di fatto, una scommessa non certo timida da parte di Turnbull: in caso di vittoria quest’ultimo potrebbe contare su una maggioranza più solida, più estesa e, soprattutto, a lui favorevole, mentre, in caso contrario, verrebbe ricordato come il Premier australiano che è riuscito a disperdere un ampio consenso popolare in tempo da record.

La luna di miele dell’attuale leader conservatore è infatti durata dal Settembre scorso fino alla fine dell’anno, periodo in cui ha mantenuto livelli di soddisfazione inusualmente alti, per poi terminare rapidamente con l’inizio del 2016. La mancanza di un’agenda politica chiara per il Paese, infatti, ha comportato che molta della fiducia riposta in Turnbull venisse meno, risultando sia in una crescente difficoltà di far passare nuovi provvedimenti in Senato, sia in una sempre maggiore distanza con l’elettorato.

Altro particolare non irrilevante, poi, è quello della nuova riforma elettorale, provvedimento che riformando i meccanismi elettorali del Senato, ha fortemente ristretto le possibilità dei cosiddetti micro-partiti e degli indipendenti di venire eletti, una condizione favorevole per il potere legislativo della maggioranza di governo. E’ utile menzionare, a questo punto, che il sistema politico federale australiano è stato tutt’altro che stabile durante le ultime legislature, come dimostrato dai 6 governi avuti nell’arco di solo 9 anni (Rudd I, Gillard I, Gillard II, Rudd II, Abbott, Turnbull).

Ma quali sono, dunque, le piattaforme politiche delle principali forze in campo? L’economia è probabilmente l’argomento più importante dal punto di vista elettorale e vede i Liberali impegnati nel tentativo di fermare la crescita del debito pubblico – sotto la media OCSE ma in costante aumento –  e nell’attuazione di tagli alle tasse per le aziende. I Laburisti dell’opposizione, d’altro canto, vorrebbero una riforma più restrittiva del cosiddetto negative gearing, una forma d’investimento immobiliare, così come meno sconti per le imprese. La sanità è un altro terreno di scontro poiché anche qui la coalizione di governo mira a ridurre la spesa pubblica, laddove i Laburisti e i Greens sono fortemente contrari a questo tipo di politiche, discorso analogo può poi essere fatto per quanto attiene alle politiche familiari, la ricerca e l’istruzione universitaria e l’educazione ordinaria, un comparto in cui i Liberali non finanziano del tutto il “piano Gonski”, sviluppato in precedenza dai Laburisti.

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