lunedì, Giugno 27

Elezioni: grazie a Dio è finita Marketing, falsità palesi, totale assenza di visione e leader: analisi impietosa della campagna elettorale più brutta della storia repubblicana. A colloquio con Massimo Leoni, main anchor politico ‘Sky TG 24’

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Ha tralasciato Berlusconi…
Fa storia a se. Nonostante sia da quasi un quarto di secolo un protagonista della vita politica, è sempre visto da una componente della popolazione come l’uomo della provvidenza. Ci sono degli aspetti, nel gradimento che ha, che ricordano più gli atteggiamenti dei fan  di una rockstar che non quelli di sostenitori di una parte politica. Persino in Europa, dopo il periodo del 2011 in cui venne sostanzialmente rifiutato da tutti i maggiori politici, è stato riaccreditato, ed adesso appare come il rappresentante di un ceto moderato, europeista, liberale. Anche la Merkel lo apprezza, e questo è forse il più grande paradosso oggi presente. E’ un argomento, quello del successo costante di Berlusconi, che non è stato ancora studiato a sufficienza, e che meriterà, anche storicamente un attento approfondimento.

Ed il MoVimento 5 Stelle? E’ ancora un partito nuovo o, come diceva il comico Steve Martin a proposito degli USA, è passato dalla barbarie alla decadenza senza toccare la civilizzazione?
Il MoVimento sa benissimo che la legislatura che sta per cominciare è decisiva per la sua stessa sopravvivenza. Dovrà dimostrare di saper fare qualcosa di importante per la politica del Paese, qualcosa che non sia semplicemente la denuncia dell’incapacità e del malaffare altrui. Per proseguire nel suo paragone, sta cercando, con molta fatica, di civilizzarsi dopo la sua fase nascente.

Il suo non essere definibile come destra o sinistra è uno svantaggio? Sono conservatori o progressisti? Sono riformisti o rivoluzionari?
Secondo me è invece uno dei loro punti di forza, quello di non essere etichettabili con le vecchie categorie di ‘Destra-Sinistra’. L’elettorato stesso non sa più cosa farsene di queste classificazioni. E le stesse bandiere di quelle fazioni non hanno saputo rinnovare la loro visione. E’ certo che non sono conservatori, il loro è comunque lo si voglia vedere un modo nuovo di fare politica (e nuovo non vuol dire necessariamente migliore). Sui riformisti e rivoluzionari, ho già parlato del loro difficile tentativo di qualificarsi come forza di maggioranza, oltre che di opposizione. 

Ma come può migliorare l’offerta politica italiana? Per ritornare ad avere una politica di qualità, servono leader carismatici come lo furono Pannella, Berlinguer, Almirante? O c’è forse bisogno prima di una rinnovata passione politica che parta dalla base, e quindi dai movimenti popolari?
No. Senza leader non si va da nessuna parte. E’ il leader che, avendo una visione che non sia quella dell’immediato futuro riesce poi a trasformarla prima in una proposta politica e poi in azione parlamentare e di Governo. Serve un leader che abbia anche il coraggio di non guardare i sondaggi, ma di ragionare a lungo termine. Per dirla con le parole di Alcide De Gasperi, che guardi non alle prossime elezioni ma alla prossima generazione, insomma.  La partenza dal basso, proprio perché manca di una visione prospettica, non può che essere conservatrice, ossia non riuscirà mai, da sola, ad innovare lo statu quo. Senza contare che un leader carismatico e con statura morale è anche un buon veicolo per affezionarsi alla politica.

Per concludere: il rischio di un ritorno alla  violenza politica, in Italia, visti gli ultimi accadimenti (Palermo, Perugia, Torino su tutti) è reale? O sono solo piccoli rigurgiti che trovano più spazio sui media rispetto alla loro effettiva importanza?
Secondo me non vanno  sottovalutati. A me hanno colpito negativamente due cose: dopo anni (l’ultima volta era forse il 1994, e ci fu l’alleanza di Berlusconi con l’allora MSI) si è tornati a parlare di fascismo ed antifascismo come elementi di una campagna elettorale. E queste violenze, che prima erano incanalate solo in determinati luoghi come gli stadi, sono ora comparse anche in manifestazioni  politiche. Fortunatamente, la brevità di questa campagna elettorale ha impedito l’aumento della tensione. C’è da sperare che, dopo il voto, tali episodi cessino, ma bisognerebbe comunque tenere sotto controllo il fenomeno ed analizzare il perché ci sia stato, anche se in misura minima, un ritorno ad un passato che ritenevamo ormai buono solo per i libri di storia.

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