lunedì, Giugno 21

Elezioni comunali, il voto e il vuoto field_506ffbaa4a8d4

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Visto che domenica 5 giugno si vota per il primo turno delle Elezioni comunali si moltiplicano i dibattiti tra candidati Sindaco. Ma, ineditamente, si moltiplicano anche le volontarie assenze di protagonisti di primissimo piano. E la prospettiva abitualmente altalenante tra voto e vuoto di programmi vede in questo caso anche il vuoto di presenze. Di chi il voto lo chiede. Si vedrà se, di conseguenza, anche quella di chi il voto lo deve dare. I dati sull’affluenza nelle sette Regioni in cui si era votato a fine maggio 2015 vanno dal 57,16% massimo del Veneto al 48,28% minimo della Toscana. Ed a Bolzano, dove il primo turno si è tenuto il recente 8 maggio, ha votato il 56,10%. In attesa di inevitabile dibattito postvoto sull’affluenza, la prima domanda preventiva è quanto sarà pieno e quanto potrà essere vuoto alla fine il cruciale contenitore delle schede.

Le cifre fondamentali da cui partire per cominciare a ragionare sono queste. Si vota in 1.339 Comuni sui 7.999 attualmente esistenti in Italia, il 17,0%. Vanno al voto 25 Capoluoghi di provincia. I centri superiori a 15.000 abitanti sono 154 su 1.363, l’11%. Sotto i 15.000 abitanti sono 1.193 su 1.363, ben l’88%. In tre piccole realtà (due in Sardegna, una in Calabria) non si vota per la mancata presentazione di liste. Da segnalare la nascita nel 2016 di 26 nuovi comuni sorti da fusioni o incorporazioni, che hanno portato appunto a far scendere di un soffio il numero complessivo sotto la storica soglia degli ‘ottomila’. La popolazione coinvolta la prima domenica di giugno è complessivamente di circa 15 milioni e mezzo, gli aventi diritto al voto sono 13.301.765. In precedenza si è già votato in Trentino, Alto Adige e Valle d’Aosta.

Il fenomeno nuovo è il vuoto delle sedie su cui dovrebbero sedersi nei confronti con gli altri candidati gli esponenti locali ed i candidati a Sindaco del Movimento Cinque Stelle. A cominciare da quella che sino a pochissimo tempo fa sembrava la predestinata a violare il muro del governo di una grande città, Virginia Raggi proiettata verso lo scranno di Roma. Non si fa vedere praticamente da nessuna parte ci siano i suoi avversari, eccezion fatta per l’imminente ed iperregolamentato confronto su ‘Sky Tg24’. Qualcosa di simile, ma per altri motivi, sta facendo il Sindaco uscente e presumibilmente rientrante di Napoli, Luigi de Magistris. Per Roma, ancora, Luigi Di Maio da Vicepresidente della Camera e sempre più ‘uomo forte’ nazionale dei Cinquestelle ha intanto inventato e proposto l’Assessorato pro tempore alla Riorganizzazione delle partecipate: «I politici che governano Roma devono avere l’assessorato a tempo determinato». Bizzarria probabilmente controproducente, sia in termini di consenso che di successiva concreta operatività. Su tutto si segnala anche l’’assenza significativa’, quella ideata da Pierluigi Bersani di fronte alle polemiche interne al Partito Democratico su Referendum costituzionale, voto comunale e modalità di abbinamento tra camicia e cravatta. Oltre che su qualunque altro argomento ed oggetto dell’umano agire. «La mia è un’indignazione muta» dice sprezzantemente. Quasi un genio dadaista.

Vuote, o comunque ignorate, le pagine dei progetti concreti. Come al solito, forse più del solito. Risultano in gran parte vuote pure le piazze, dove ha scelto di non esserci il segretariopresidente Matteo Renzi che anche nelle grandi città si limita alle sale chiuse. E se i ‘fantastici ragazzi’ di Beppe Grillo hanno il coraggio di andarci lui invece, probabilmente, diserta. Il vuoto deliberato, la non presenza, può anche essere una maniera di gestire ed indirizzare le cose. In antichi sistemi imperial-teocratici ‘governare con l’assenza’ era una modalità che aveva un’interna coerenza ed efficacia, non esattamente democraticissima ma funzionale. In tempi più recenti era invece la Megaditta del ragionier Ugo Fantozzi a vedere al proprio Supremo vertice il ‘Gran Consiglio dei Dieci Assenti’. Ed eccoci ad oggi, tra voto e vuoto, presenza e assenza, tragedia e farsa.

 

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