mercoledì, Aprile 21

Elezioni anticipate, nessuno le vuole, però … Ci si arriverebbe, ad oggi, con le guerre perse dei due Matteo, con i quali i sondaggi sono spiegati, e le molte difficoltà di molti, ma non è detto che non ci si arrivi

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Esattamente un mese fa, il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana, ‘Avvenire’ titola ‘Mezzo mondo confinato’; il ‘Corriere della Sera raccoglie il grido di dolore della Lombardia: ‘Lasciati soli’; esplicito ‘Il Giornale’, il cui titolo è: ‘Sciacalli sulla Lombardia’. ‘Repubblica punta sui ‘nuovi eroi’: medici, infermieri, personale sanitario: ‘Se vinciamo è grazie a loro’. Per ‘la Stampa è in corso un ‘braccio di ferro sul decreto per le imprese’.

A distanza di un mese, gli stessi giornali: L’Italia ricomincia’ (‘Avvenire’); ‘Così l’Italia prova a ripartire’ (‘Corriere della Sera’); Inizia la fase 2. Torniamo liberi’ (‘Il Giornale); ‘Virus, l’Italia riparte ma i poveri raddoppiano’ (‘La Repubblica); ‘Conte: l’Italia va, non voglio pieni poteri’ (‘La Stampa).

Insomma, da settimane, mesi, ogni giorno, quotidiani e in generale i mezzi di comunicazione radio-televisivi, scrivono e parlano di coronavirus Covid-19 nelle innumerevoli declinazioni. Si capisce: una simile pandemia è destinata a fare storia: ha bloccato, blocca ancora, il mondo; ha provocato e provoca sofferenze atroci, vittime; e, a livello economico, sconquassi da cui ci si rimetterà non si sa come, non si sa quando. Quello che si sa, è che non finirà tutto bene, come ottimisticamente si diceva all’inizio dell’anno. Si sa anche che non tutto tornerà come prima’, sarebbe, anzi, un grosso guaio se da questa esperienza non si sappia fare tesoro. Sappiamo che, contrariamente a quello che viene detto, molti, tanti sarannolasciati indietro’. E proprio per questo, per lasciarne indietro il meno possibile, si deve essere consapevoli di quello che è accaduto, accade, accadrà.

Se tutta questa premessa ha un fondamento, ne consegue che la nostra classe politica, nel suo complesso si comporta precisamente nel modo opposto rispetto a quello che sarebbe urgente e necessario.

Molti i ‘movimenti’ sul palcoscenico politico, ma è lampante la strumentalità delle polemiche accese dai vari attori, comprimari, figuranti, comparse. Sulla graticola il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, certamente accusato per i non pochi errori e le tante lacune nell’affrontare un’emergenza comunque sconosciuta, e con scarsità di mezzi e risorse (quest’ultimo aspetto, per inciso, non gli può essere imputato, essendo la scellerata gestione della sanità pubblica un qualcosa ‘figlia’ di decenni passati). Si pagano debolezze strutturali antiche, che certamente si sommano a incapacità dell’oggi: una burocrazia paralizzante, una vocazione alla creazione di comitati pletorici e inutili; un sistema, insomma, che mostra tutti i suoi limiti e contraddizioni, e su cui, pure, hanno pascolato in tanti per anni: ricavandone ‘raccolti’ di cui si è profittato con spregiudicatezza e cinismo.

Già due anni fa ed erano lontani, inimmaginabili, i devastanti effetti della pandemia una persona pacata e aliena da estremismi, Piero Angela, scolpiva pochi, chiari concetti: «L’Italia è come il gigante Gulliver, imbrigliata da mille lacci che ne immobilizzano la forza. Nel dopoguerra, ogni giorno vedevi un miglioramento: si tiravano di nuovo su le case, costruivamo le strade, organizzavamo un salone internazionale, nascevano cose nuove. La vita proseguiva. Oggi, invece, ogni giorno scompare qualcosa. Ci impoveriamo. E gli italiani sono assuefatti al degrado. Non vedono via d’uscita. Sono arrabbiati. Nutrono rancore. Sono stanchi di un Paese fermoil miracolo economico italiano degli anni Sessanta è merito di innovazione, ricerca, competenza, talento, creatività, istruzione, che creano il valore aggiunto. L’Italia non lo fa da quindici anni. Il nostro sistema è congegnato per bloccare le energie produttive. Quando ero bambino, non mi hanno mai detto che ero titolare di diritti. Avevo molti doveri. Se li rispettavo, venivo premiato. Altrimenti, venivo punito. In Italia oggi nella famiglia, nella scuola, nella società tutti vogliono tutto. Nessuno è più educato a pensare che per avere qualcosa prima deve essere disposto a offrire qualcos’altro in cambio. Il problema dell’Italia è un problema morale, che non si può risolvere in cinque minuti…Non ci sono punizioni per chi sbaglia, non ci sono premi per chi merita. Un Paese così non può funzionare. È un Paese morto».

Ecco: un politico con la spina dorsale, che voglia ‘essere’ e non solo ‘sembrare’, dovrebbe avere il coraggio, la franchezza, l’onestà di dire queste cose ai suoi concittadini; forse riuscirebbe ad essere più credibile, nelle sue esortazioni a rimboccarsi le maniche e non perdersi d’animo.

Si abbonda invece in annunci. Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte giusto ieri rilascia una fluviale intervista a ‘La Stampa’. Al termine dei cinque minuti di lettura, il succo che se ne ricava, al netto degli auspici, delle promesse e delle assicurazioni, è: «Dobbiamo continuare a rispettare le regole sul distanziamento fisico. Evitiamo gesti di disattenzione o, peggio, un’opera di rimozione collettiva. Il virus continua a circolare tra noi, siamo ancora in piena pandemia».
Inauguriamo il quinto mese di pandemia e siamo ancora a questo: lavarsi le mani, mantenere le distanze…

Il Coronavirus è il cavallo di Troia per accendere mille e una polemica.
Si prenda il caso del leader della Lega,
Matteo Salvini: dai giorni agostani del Papeete, quando inopinatamente decide di aprire la crisi, gira come una vite spanata che non riesce amordere il legno. Dispone ancora di un discreto seguito popolare, ma lentamente, inesorabilmente perde consensi. I suoi alleati del centro-destra, e in particolare i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, pur nulla concedendo al Governo, ‘marcanodistinguo consistenti. Si agita in uno stop-and-go che lascia il tempo che trova, Matteo Renzi. Il leader di Italia viva ha un grosso problema: ha creato un partitino che attualmente dispone di un ‘pacchetto’ parlamentare piuttosto consistente, ma difficilmente potrà conservarlo, una volta che si arriverà a elezioni politiche. Nel ‘territorio’ l’insediamento di Italia viva è piuttosto debole; e tanti tra i deputati e i senatori che hanno seguito Renzi non torneranno a Montecitorio o a palazzo Madama. Per questa ragione, oltre che a una vocazione sua propria di carattere psicologico, Renzi fa il ‘guastatore’ programmatico. Attestato a un misero 2 per cento (tanto gli accreditano gli istituti demoscopici), il suo ‘fare’ è disperatamente teso ad almeno raggiungere il 5 per cento. Come si vede, le turbolenze hanno ragioni piuttosto meschine.
Molto più seri i motivi di maldipancia che attraversa il Partito Democratico. Nicola Zingaretti ha un doppio problema: da una parte, il PD sta lentamente recuperando consenso; deve mostrare e non è facile operazione d’essere un partitoresponsabile’; ma al tempo stesso, in un difficile gioco d’equilibrista, deve distinguersi e in qualche modo condizionare il confuso e confusionario modo d’essere e di fare del Movimento 5 Stelle.

Non dicono tutto, ma qualcosa dicono, i sondaggi: in termini di gradimento, perdono qualche punto Conte, Zingaretti, il grillino Luigi Di Maio; stabile Silvio Berlusconi, in discesa Meloni, caduta libera per Salvini e Renzi. Le percentuali, per quanto riguarda, partiti e movimenti: la Lega raggranella un 26,6 per cento di consenso (a luglio 2019 si era attestata sul 35,3 per cento); il PD è sul 21,8 per cento (luglio 2019: 22,5 per cento); il M5S è al 16,3 (17,6 per cento nel luglio 2019); Italia viva al 2,2 per cento (la prima rilevazione risale al febbraio scorso: 3,9 per cento). Sostanzialmente stabile Forza Italia, che oscilla tra il 6 e il 7 per cento; balzo consistente di Fratelli d’Italia: dal 6,2 per cento del 2019 al 13,6 per cento.
Naturalmente sono dati da leggere con molta attenzione, tenendo conto delle condizioni di ‘contesto’: nel 2019 la situazione era completamente diversa, e nessuno ipotizzava scenari prossimi venturi come quelli che invece oggi si paventano e si annunciano. Però sono comunque indicativi di un
generale clima di sfiducia, e confermano che non è tempo di sceneggiate, polemiche sterili, demagogia.

Chi va sul concreto, è il neo Presidente di Confindustria Carlo Bonomi. Da giorni, lui e gli altri esponenti di categoria, premono per provvedimenti concreti che favoriscano la ‘ripresa’. In coincidenza con il Primo maggio, le sollecitazioni, declinate in altro modo, ma convergenti di Maurizio Landini, segretario della CGIL, e degli altri leader sindacali. E’ certamente una ‘coincidenza’, ma nella sua edizione più pregiata, quella della domenica, il quotidiano di Confindustria ospita un intervento del segretario della Lega: ‘Sostituire la cultura del sospetto con quello della trasparenza’. Una doppia lettura: si tratta di unsegnale a Conte: ‘Agisci, e parla meno. Ecco qui scodellato un programma; non è detto che ci piaccia, ma il tuo, qual è?’. A Salvini non par vero di cogliere questa opportunità. I rapporti con il mondo imprenditoriale, del Nord Est soprattutto, sono gestiti da Giancarlo Giorgetti, da tempo in silenzioso ma non celato dissenso. Salvini manda cerca di mandare un segnale a quelmondo’.

Al momento, però, il boccino è nelle mani del PD. La ‘pazienza’ e la prudenza finora mostrata si spiegano con il preciso avvertimento del Quirinale: nessuna crisi al buio; piuttosto le elezioni. Forte di questo, il vicesegretario del PD, Andrea Orlando, ha rivolto parole chiare a Renzi e Salvini: se cade il Conte 2, si vota. Nulla esclude che Renzi sia come lo scorpione che in mezzo al guado avvelena la rana che lo tiene a galla, e con lei annega; ma appunto, preparerebbe con le sue mani il suicidio; dove non arriva lui, arrivano certamente Maria Elena Boschi, Ettore Rosato e gli altriamici’ che lo hanno seguito in questa deprimente avventura. Salvini, perde consenso, la sua leadership nella Lega non è più cosi indiscussa. I sondaggi dicono che PD e Fratelli d’Italia sono le due forze in ascesa. Berlusconi perde gran parte del suo gruppo parlamentare, tutto vuole tranne le elezioni. Questo spiega il suo volersi accreditare come ‘opposizione responsabile’. Anche il M5S uscirebbe dalle elezioni con le ossa rotte

Tuttavia, non si può escludere che quello che non si può fare oggi non lo si possa fare in autunno. Una piccola slavina cui non si presta attenzione si può facilmente trasformare in incontrollabile valanga. E dunque, dal momento che non è uno scenario così irreale, con quale legge elettorale si andrebbe a votare? Con quel capolavoro mostruoso concepito da Renzi e i suoi sodali, il ‘rosatellum’? Questo è il vero problema di Zingaretti, di Orlando, del PD. Se non cominciano a pensarci ora, quando? Non foss’altro per smentire la fosca profezia di Piero Angela…

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