lunedì, Ottobre 18

Elezioni 4 marzo, tra euroscetticismo e realpolitik Programmi elettorali a confronto nell’intervista a tutto campo sulla politica estera del dopo 4 marzo con Gianni Bonvicini, Consigliere scientifico dell’Istituto Affari Internazionali (IAI) di Roma

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Parliamo dell’estensione delle frontiere oltre il Mediterraneo e del rapporto problematico con l’Africa. La questione comprende, da un lato, i problemi sollevati dalle intese con la Libia e gli interventi contenitivi o di supporto nei Paesi a Sud del Sahara; dall’altro, un modo di intendere le relazioni con l’Africa, da parte di diversi esponenti politici, che alterna la necessità di bloccare i flussi alla necessità di cooperare (dal Centrodestra, la voce di Maurizio Lupi – Noi con L’Italia –  è più esplicita) per lo sviluppo dei paesi africani, sopra e sotto il Sahara.

Il discorso sull’Africa è fondamentale. È abbastanza evidente che tutte le forze politiche, sia pur con argomenti distinti, si sono accorte che ‘esiste’ l’Africa, in particolare l’Africa subsahariana. Tutti dicono che ‘dobbiamo collaborare’ con l’Africa e Forza Italia ricorre allo slogan di un grande «Piano Marshall»… In realtà, quel piano fu uno soltanto: non fu mai più ripetuto. Dove si vanno a cercare, oggi, i fondi per il Marshall voluto da Berlusconi? A lato di approcci assolutamente generici, ci sono estremizzazioni assurde come quelle provenienti dalla Lega e lo stesso Berlusconi, che annunciano di ‘prendere’ 600 mila migranti e ‘rispedirli’ in Africa, non rendendosi minimamente conto di cosa ciò significhi.

Anche l’invito a stringere rapporti bilaterali con i Paesi africani avviene prima di domandarsi: ‘con quali Paesi africani?’; ‘Retti da quali regimi?’, ‘Con che possibilità di successo?’. Bloccare le persone in Libia solleva le stesse incognite e, anche qui, circolano slogan estremi per mezzo dei quali non si fa nessun ragionamento di buon senso e di prospettiva.

Essenzialmente, l’Africa torna ad essere terreno di scontro sul tema dell’immigrazione. Questo non è il modo giusto per affrontare il problema: è chiaro che non è una questione italiana, ma europea, e è lì che bisogna eventualmente spingere. Ma delle responsabilità primarie che può avere l’Europa, ancora, nessuno parla.  I grillini, dal canto loro, fanno affermazioni abbastanza generiche sulla necessità di dialogare con l’Africa, ma non si danno ricette. E nessuno, poi, dice realmente come ci dovremmo muovere con l’Egitto o con la Tunisia, facendo le opportune distinzioni tra i diversi attori.  Si è percepito che l’Africa è importante: questo potrebbe essere positivo. Tuttavia, non ci sono ricette credibili, ma solo asserzioni incredibili come, appunto, la «bomba sociale» delle 600 mila persone da ‘rimpatriare’. Pensiamo, allora, che non riescono neppure a espellere l’uomo recentemente arrestato per violenza sessuale (e già destinatario, nel 2016, di un provvedimento di espulsione) contro una donna di 75 anni a Roma.  Stiamo parlando di una sola persona, concretamente accusata per un illecito penale.

Eppure, il tema africano dovrebbe essere di fondamentale rilevanza per noi. Lo affronta in maniera intelligente +Europa. Emma Bonino ha una grande cultura ed esperienza sull’Africa, anche se abborda la questione sul versante dei diritti umani, mentre il PD la tratta più come un tema di realpolitik, sottolineando l’importanza dell’azione del Ministro Minniti – quindi del governo – per riuscire, in qualche modo, a controllare e gestire questa migrazione. Quello che c’è è tutto qui.

Non si parla quasi della cooperazione decentrata come modalità complementare alle politiche ‘classiche’ di intervento ed aiuto nei Paesi terzi…

Oserei dire che molti candidati non sanno troppo bene cosa sia. Non credo che la cooperazione decentrata sia preoccupazione di qualcuno.

Rispetto, invece, al rapporto con la Russia, movimenti come Fiamma Tricolore e Forza Nuova, ma anche Lista del Popolo (nato dal tandem Ingroia-Chiesa) e M5S, fanno riferimento con varia intensità a un legame «naturale» con quel Paese: geopolitico e, nel caso dei primi tre movimenti citati, storico-culturale, che dovrebbe essere rinsaldato – estromettendo invece Stati come la Turchia o Israele. Qual è la logica che, sul piano storico e politico, sta alla base di queste affermazioni?

L’unica cosa da dire è che, qui, c’è una grandissima maggioranza di partiti europei, compreso il PD, che ha un atteggiamento molto morbido nei confronti della Russia. Sappiamo che quasi tutti dicono che le sanzioni irrogate a Mosca dovrebbero essere tolte, che non fanno senso, ecc. Alcuni, come la Lega o gli stessi 5 Stelle, vanno oltre il discorso delle sanzioni affermando che con Putin si deve dialogare – Salvini dice che è «un grande leader» -.  Evidentemente, dicendo poi ‘no’ alla Turchia, tutti costoro non considerano che russi e turchi, in questo momento, sono super-alleati. Compiono cose orrende nei confronti dei curdi e, in genere, in territorio siriano.

Una volta di più, si tratta di slogan privi di qualcosa di realmente pensato e studiato: si va semplicemente dietro i ‘venti che tirano’. In Italia molti settori, compreso il settore agricolo – trovandomi ora a Trento, penso all’export delle mele – hanno fortemente criticato le sanzioni verso la Russia, quindi le contro-sanzioni nei nostri confronti – non si sapeva più dove esportare le mele -. Il tema delle sanzioni è diventato molto popolare in Italia. Nessuno, in realtà, dice che cosa si deve fare nel momento stesso in cui la Crimea ormai è diventata Russia e il conflitto nel Donbass rimane congelato. La Russia ha anche una grande capacità di penetrazione nel Medio Oriente… Il problema non si risolve semplicemente dicendo: ‘dobbiamo dialogare con la Russia’. Su che cosa?

Servono idee ancorate alla realtà contemporanea, mentre il discorso resta evanescente ed astratto.

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