Elezioni 2022: nel Paese di Bengodi, tra coltelli e occhi di tigre Una campagna elettorale che comincia malissimo e si sviluppa anche peggio. Da parte della destra: violenza, insulti, minacce, litigate feroci. L'altra parte imita, promettendo di fare la campagna sull’agenda Draghi, cioè su un oggetto misterioso

Elezioni 2022: nel Paese di Bengodi, tra coltelli e occhi di tigre
Elezioni 2022: nel Paese di Bengodi, tra coltelli e occhi di tigre

Quella per le elezioni 2022 «sarà una campagna elettorale da fare col coltello fra i denti», e chi lo dice di coltelli se ne intende, perché ne ha, ne ha usati e ne usa e, temo, ne userà. Infatti, subito dopo aggiunge o fa aggiungere, che se ci sono veti contro di lui, è pronto acorrereda solo … -altra fissazione questa del ‘correre’, possibile che non sappiano trovare parole diverse, originali, normali? E per di più che invece di Enrico Letta un buon Presidente del Consiglio sarebbe Stefano Bonaccini … cioè il ‘suo’, ma anche un modo di tirare subito la prima coltellata.
Bah. Il personaggio di cui sopra, non occorre dirlo, è Matteo bis, Renzi, insomma.

E lo dice mentre Enrico Letta si accinge a fare la campagna sull’agenda Draghi, cioè su un oggetto misterioso, dove, però, può trovare un certo accordo, ma che ha il limite grave, gravissimo: a. di essere oscuro, lo si dica chiaro, si elenchino i punti e invece niente; b. non piace certamente a tutti, specie a sinistra vera, perché poco sensibile (benché realistico) alle consuete parole d’ordine dellasinistra‘. Ma qui, su quest’ultimo punto, è problema di cultura: non capire che lo stato sociale presuppone uno stato ‘benestante’, equivale a portare avanti la politica della spesa a pioggia e senza costrutto, con la conseguenza di aumentare ancora il già fantastico debito. Del resto, le chiacchiere di Matteo Salvini e di Sergio Berlusconi dicono esattamente la stessa cosa: spendiamo allegramente, poi qualcuno ci penserà.

Ma, tornando a Letta, ribadisco che se si vuole seguire un piano Draghi o Chicchessia, la cosa importante non è evocare il presunto nume tutelare del piano, ma elencare, precisare, aggiungere, elaborare. Insomma, fare politica. Certo al ceto politico odierno fare politica è cosa che non suona, non, magari, perché non vorrebbero, ma semplicemente perché non sanno.

 

Peraltro il Letta di cui sopra, se ne esce anche con una affermazione bellicosa assai (almeno lui crede): sostiene di avere gliocchi di tigre‘, anzi, per la precisione, a Lucia Annunziata dice che non vuole perdere le elezioni. Ma davvero, ma tu guarda … in genere vuole perdere, ma stavolta no e ci mette gli occhi di tigre. Mi perdonerete un discorso talmente sgangherato e infantile che uno pensa che non sia vero, ma poi risente la trasmissione e scopre che lo è. Dunque Letta jr. non solo ha, lui, gli occhi di tigre, ma avrà solo candidati con gli occhi di tigre e si spinge oltre ancora: non ci saranno candidati che mirano al posto, alla funzione … no, tutti disposti a tutto, disinteressati a tutto e con gli occhi di tigre; anzi addirittura «Io in questo momento ho gli occhi di tigre, non ho nessuna intenzione di perdere le elezioni, farò di tutto per vincerle perché è nell’interesse degli italiani. Non voglio candidati che pensano al seggio sicuro, che pensano vediamo come va‘. Voglio solo candidati con gli occhi di tigre».

Notate bene: vuole vincere perché è nell’interesse degli italiani, mica nel suo o del suo partito o della sua parte politica … chiaro? Credibile specialmente se detto da uno che si è candidato alle elezioni suppletive per avere uno stipendio, poverino. E ora si candida il fratello di Montalbano, evidentemente anche a lui sono venuti gli occhi di tigre … mica vuole un seggio in Parlamento, o qualche incarico. Per carità. E lo stesso vale per tutti, state tranquilli.

Se questa è la linea di Letta jr., siamo fregati, per dirla in francese. Tanto più, che questo linguaggio infantile, può, forse, colpire un bambino non oltre i sei anni (forse anche meno), ma fa ridere tutti gli altri. Adesso vedremo ai comizi solo gente con l’occhio di tigre, che poi sarebbe interessante sapere come sono e come si fa ‘a farli’.
Insomma all’attacco, coltello fra i denti.

 

Dall’altra parte, i coltelli sono già in mano e non ancora fra i denti: si litiga sul futuro Presidente, si insultano gli avversari, si promettono le solite fanfaronate violente e impossibili, e, come se non bastasse, in questo bailamme pare che il vero aspirante candidato a Palazzo Chigi sia … Antonio Tajani.

Non vi dico quanto ho riso quando ho sentito questa cosa. Tajani che, intanto, per chiarire come si comportano i famigli di Silvio Berlusconi (impari Brunetta, impari!) spiega che a Berlusconi non occorre candidarsi alla Presidenza del Senato, è già cosa sua, non vale la pena nemmeno di discuterne. Poi sulla successione a Mattarella, non c’è problema. E, naturalmente, a chi molla il partito: «che riposino in pace», che aggiunge la blasfemia alla volgarità, su cui la finta moglie del finto Presidente è maestra.

Dunque, una campagna aggressiva, e lo abbiamo visto subito, da parte della destra: violenza, insulti, minacce, litigate feroci.

E l’altra parte imita.
E invece, questa campagna che arriva così imprevista e non voluta, a causa delle alzate di ingegno di una pochette ambulante, di un professore universitario pettegolo, e di un ex comico di seconda scelta, proprio per questo, dovrebbe essere impostata fin dall’inizio nell’unico modo in cui la sinistra può sperare di vincere: con il ragionamento e la concretezza.
Niente occhi di tigre, insomma, ma esattamente il contrario: occhi di velluto in orbite di acciaio. Cioè: principî, regole, spiegazioni, discussione. Ma poi fermezza nei principî, chiarezza negli intenti. Promettere il Paese di Bengodi non serve e non servirà. Tanto più che lo fa, molto più credibilmente, la destra, che non ha bisogno del senso di responsabilità che deriva dalla conoscenza reale dei problemi, tanto, alla fine, qualcuno pagherà.

Per parte sua la sinistra, invece di direDraghiogni due minuti, dovrebbe elencare i problemi veri, e indicare le soluzioni vere, compresi i costi per i più deboli, ma mostrando loro che quella è la strada per renderli meno deboli.
Brutta questa campagna elettorale. Comincia malissimo e si sviluppa anche peggio.