mercoledì, Dicembre 8

Elezioni 2021: la destra che ci manca L’Italia ha bisogno urgente di avere indicata una visione che collochi il nostro Paese nel quadro internazionale, costruendo un progetto di partecipazione alla Comunità internazionale

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Un momento di riflessione sui risultati delle elezioni parziali amministrative merita di essere condotto. Innanzitutto, perché queste elezioni si sono svolte in una situazione molto particolare del nostro Paese: la presenza di un Governo, diciamo così ‘atipicorispetto alle abitudini italiane. Non, per favore, un Governo tecnico, perché, tanto per cominciare, non si capisce che cosa voglia dire quella espressione e poi perché nessun Governo come questo è pieno di ‘politici’ praticamente di ogni partito possibile. E poi anche perché, proprio appunto per il fatto che questo Governo è pieno di politicanti, tutto può essere fuori che tecnico. Infine, queste elezioni accadono in presenza di un Governo dove il capo di esso non è eletto, cosa perfettamente legittima (anzi, forse immaginata dal legislatore costituzionale), ma che mostra una capacità di azione mai vista e una fermezza dolce, serena -ho scritto qualche tempo fa- anch’essa sconosciuta nella nostra storia.
Governo con qualche scivolone, perché la serenità ferma di Mario Draghi si è scontrata con la violenza un po’ ottusa dei no-green-pass e la inutile e tardiva violenza della Polizia. Il che attesta che se a Palazzo Chigi le cose procedono bene, al Viminale le cose bene non vanno. Anche se ‘spostare’ la Ministra potrebbe essere molto difficile.


Ciò premesso, quello che si vede è una sconfitta generalizzata della destra. Ma che destra? Una destra, quella di Silvio Berlusconi, pasticciona e pasticciata, in declino e senza un leader, o meglio con un leader a giorni alterni. E una destra violenta e priva completamente di qualunque impostazione culturale e, figuriamoci, ideale. La destra di Matteo Salvini, infatti, è un conglomerato di tendenze e interessi, non di idee, malamente gestite da un segretario capace solo di aizzare allo scontro, usando modi chiaramente fascisti anche se lo contesterà sempre. La destra di Giorgia Meloni è dichiaratamente filo-fascista e comunque quando pure lo nega, di fatto lo è -basterebbe vedere le ‘dichiarazioni’ dell’ex aspirante sindaco di Roma- ma che, alla fine, idee non ne ha affatto. La sconfitta di questa destra non è una buona notizia per Draghi: la già attuale continua punzecchiatura di Salvini, rischia di moltiplicarsi in maniera esponenziale.
Ciò premesso, manca in questo Paese, come ho detto mille volte, un partito dellaclasseborghese, un partito liberale insomma, capace di interpretare le esigenze e gli interessi della borghesia imprenditoriale, a mio parere perché è proprio quella classe che manca.
Prova ne sia che quando il capo della Confindustria cerca di elevare un peana, imbarazzante, a Mario Draghi, non sa fare altro che tornare ai vecchi schemi oltranzisti e qualunquisti, centrati sul fatto che i politici, anzi, la politica, cercano (chi sa perché) di ostacolare le riforme: quali non si sa.
In sostanza, e questo andrebbe ‘gridato sui tetti’, Carlo Bonomi ha proposto a Draghi una sorta di Governo forte e quindi, visto che i partiti vanno zittiti, estraneo alla politica: non democratico, per dirlo in una parola. Pur se non si può negare che i partiti certamente non sono il meglio della politica in Italia, legati esclusivamente al sottogoverno e per lo più privi di idee vincenti, di proposte che attirino l’attenzione e le speranze della gente.
Questa politica italiana, insomma, appare sempre più autoreferenziale e del tutto indifferente ai bisogni della popolazione. Indifferente e ignara. Per di più, il livello di litigiosità di questa politica è straordinario. Non solo tra partiti, ma anche tra persone nei partiti e all’interno dei partiti stessi con le miriadi di correnti che si combattono con ogni arma possibile.


Tutto ciò, agli occhi dei cittadini grida vendetta, e, infatti, i cittadini sono indotti ad una visione fatalistica del tipo ‘tanto non fanno nulla di utile per noi’, o addirittura ‘non sono capaci’. Forse mi sbaglio, ma a me pare che il disamore della gente verso la politica sia in gran parte giustificato sia dall’indifferenza dei politici verso i problemi reali e le aspirazioni reali della gente, sia dal fatto che sempre più la politica appare incapace di elaborare idee che catturino l’interesse della gente.
La situazione, infine, credo sia complicata dal crollo ormai irreversibile di quel movimento strano e lontano da ogni logica politica che è stato il Movimento di Beppe Grillo. Che ha suscitato grandi consensi, proprio, e forse solo, perché diceva, in termini violenti, ciò che io ho scritto tre righe più su e cioè che il ceto politico è incapace, e disinteressato ai bisogni e ai desideri della gente vera. Ma poi, si è visto che non solo gli stellini si comportavano esattamente come gli altri partiti, ma per di più la loro completa incompetenza (politica e culturale, non tecnica come ovvio) li rendeva incapaci anche solo di concepire una strategia politica comprensibile. Per fortuna, devo dire, anche queste elezioni assestano un brutto colpo sulla testa degli stellini, che, speriamo, potrebbero prima o poi uscire di scena.

Ma ciò non toglie che l’Italia ha un bisogno urgente di avere una politica accettabile, e specialmente di avere indicata una visione che collochi il nostro Paese nel quadro internazionale nel quale, volenti o nolenti, ci troviamo, costruendo un progetto di partecipazione alla Comunità internazionale, affrontando finalmente con serietà il tema oggi, benché subdolamente, dominante: il problema delle migrazioni. Che è per l’Italia (come per gli altri Paesi) un tema caldissimo e da affrontare con coraggio e capacità di programmazione, se non altro perché è chiaro come il sole che noi, come gli altri Paesi europei, dei migranti abbiamo bisogno, un bisogno estremo.
È il momento oggi di trovare il modo per ridisegnare, anzi, disegnare, un futuro per il nostro Paese, un futuro non provinciale e autoreferenziale, e una collocazione del Paese nella Comunità internazionale, in maniera responsabile e propositiva, da protagonisti.
Abbiamo in questo momento, una possibilità inattesa e perfino non voluta, ma molto forte di fare del nostro Paese un Paese serio e impegnato sul piano dei rapporti internazionali e in particolare europei. Il che richiede, innanzitutto, che si comprenda, si faccia comprendere alla gente, che l’idea di restare nel nostro comodo guscio è una idea che porta alla fine del nostro Paese, perché solo una cooperazione operativa, resa in una politica che veda nell’Europa il nostro futuro, può valere per noi. Perché -come anche qui ho scritto più volte- solo una Europa unita e forte può sopravvivere allo scontro violentissimo che si sta profilando tra un USA in declino e quindi aggressiva, e una Cina (e una Russia) che parte alla conquista del mondo, forte della immensa disponibilità economica di cui gode.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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