lunedì, Ottobre 18

Elezioni 2021: i partiti in mano alle liste civiche Se rappresentassero davvero interessi e bisogni dei cittadini, non avrebbero ragione di esistere, perché i 'grandi' partiti dovrebbero soddisfare quelle esigenze, se, invece, è necessario che esistano, vuol dire che i partiti non sanno interpretare quelle esigenze oppure che le liste civiche sono liste clientelari. Tertium non datur

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Una dichiarazione su tutte mi colpisce la mattina del dopo elezioni 2021. Carlo Calenda, uno sconfitto di rango certamente, ma sconfitto, che dice (secondo la frase riportata da ‘Repubblica‘, forse ‘storpiata’) che intende lasciareliberii suoi elettori di scegliere chi votare al secondo turno.
Non voglio minimamente considerare Calenda simbolico di alcunché, anzi, confermo, ora come non mai, il mio giudizio negativo su di lui, non tanto e non solo per le sue idee (peraltro molto vaghe), quanto per avere abbandonato il partito che lo aveva candidato, tenendosi, però, il posto. Questione di stile, ma tant’è. Il fatto è che se lui dice quella frase, per quello che è, non è che altri facciano molto di altro. L’idea, in fondo, è uguale: i voti sonomiei‘, i cittadini fanno quello che gli dico io. E lui, Calenda, con una punta di leziosità, dice ‘li lascio liberi’. Meraviglie della nostra politichetta! Anche se poi ci confida sorridente (suppongo, almeno) che «Violante è dispiaciuta anche lei», dove quell’’anche’ lo trovo tra l’esilarante e il commovente … di questa giovane signora, ‘scocciatissima’ per le scorribande del marito-bene aspirante tutto, che toppa per l’ennesima volta, ma dice di essere soddisfatto. Certo, dice la stampa che conta, certo ora non si potrà non tenere conto anche di Calenda, perché ha dimostrato che una base ce l’ha. Fate voi, a me viene da ridere.
Commentare l’accaduto, comunque, mi sembra nonché superfluo, improbabile. Salvo che un dato è clamoroso, e grida, grida forte.

Il dato di fondo, chiaro e netto, è l’assenza proprio dei cittadini, cioè di coloro per i quali e a causa dei quali, tutta la politica dovrebbe agire. I cittadini se ne sono stati a casa. Hanno votato una metà circa degli aventi diritto, che, tradotto in parole semplici, vuol dire che verosimilmente hanno votato in gran parte quelli attirati dalle varie liste civiche, cioè dalle varie consorterie, cioè dalle clientele. Magari non proprio solo quelle per il rieletto sindaco di Milano o per quello di Bologna, ma chiaramente per gli altri, eletti e non eletti ancora.
Se avessimo in Italia un ceto politico responsabile e attento (leggi: colto), questo sarebbe il primo commento e la prima questione: perché non siamo più appetibili e cosa si deve fare per ridiventarlo? O forse, ma ne riparlerò domani, quale è, allora, la nostra strada: il popolo o la sedicente ‘classe dominante’, che vota e fa votare … come una volta?
Certo, questo è evidente, non ciò che ha fatto Enrico Letta, che ‘vince’ un seggio parlamentare col 35 o giù di lì percento dei voti, in una circoscrizione in cui ha votato meno della metà dei cittadini. E, altro motivo di riflessione per Letta, se ne fosse capace, non si è presentata alle urne la gran parte dei cittadini nonostante che il candidato lì fosse il segretario del PD. Non ha ‘attirato’ nemmeno quello. Il che dovrebbe indurre a porsi un problema molto serio: non solo c’è disamore per la politica, ma, allo stato dei fatti, il PD ‘vale’ assai poco. E questo mi pare a dir poco devastante. Forse ‘il dotto’ lo aveva capito e si è circondato di ‘liste civiche’ (definizione priva di senso, ma di moda) per raccattare i voti necessari.

 

Non so fino a che punto valga la pena partecipare alla discussione rumorosa su chi ha vinto e chi ha perso, ma specialmente sul fatto che ci sia o meno una ripresa della ‘sinistra’ e una sconfitta della destra.
Certo lasinistrahavinto‘, nel senso in cui lo si dice da noi in Italia, dove se hai un capello più di un altro ti definisci capellone. Ha vinto la sinistra (sinistra?), ma grazie alle clientele, mascherate nelle liste civiche, che, se rappresentassero davvero interessi e bisogni dei cittadini, non avrebbero ragione di esistere, perché igrandipartiti dovrebbero soddisfare proprie quelle esigenze e bisogni, invece di farle rivendicare dall’esterno. Se, invece, è necessario fare così, vuol dire che i partiti non sanno interpretare quelle esigenze o che le liste civiche sono liste clientelari. Con tutto il rispetto per quelle liste: ‘tertium non datur‘.
Quanto alladestra‘, si dice, ha perso. Come per la sinistra vale anche per loro la tesi per cui, visto che hanno votato in pochi, vuol dire probabilmente che pochi sono interessati alle proposte della destra … Già, ma quali? Perché anche questo è un punto di domanda: quali sono i progetti e le idee della destra? Oltre le solite piazzate anti-migranti e oltre (e questo è un grave pericolo) le piazzate della destra fascista più o meno esplicita della quale forse personalmente Giorgia Meloni non fa parte, ma la gran parte del partito sì. Ma, oltre ciò, che ha da dire e proporre la ‘destra’?
Certamente, questo si è visto subito, la destra salviniana è più in difficoltà oggi, ma non mi sembra poi tanto. E credo che non sembrerà poi tanto nemmeno alla destra stessa, dopo una migliore riflessione. Certo, la destra di Salvini si sta dividendo, grazie all’azione del ‘livido Giorgetti’, ma poi? Il progetto di cui si parla da tempo è quello di creare un ‘grande centro’ composto da una parte dei leghisti, Forza Italia e gli italoviventi, più qualche scampolo di stellini destrorsi. Francamente non ci credo molto, anche se Matteo Renzi ci sta ‘lavorando’ a modo suo, Giorgetti anche, e, a quanto pare, i ‘governatori’ leghisti, ‘corsi’ a Roma per sottolineare la loro presenza prevalente rispetto alle strutture e alla dirigenza del partito. Hanno, si dice, manifestato di averne abbastanza non solo di Salvini, ma del salvinismo: vogliono correre al centro, per interpretare la commedia della borghesia liberale. Borghesia liberale? Eh sì, si dice, quella parte del partito leghista che ha scelto la ‘buona amministrazione’ in alternativa a Salvini, come se amministrare bene non fosse l’obbligo principale di chi lo fa, indipendentemente dal ‘colore’ politico.
Ecco questo è il tema, pensateci. Da queste elezioni, parte un processo che potrebbe portare ad una divisione della Lega ad opera dei bravi amministratori. Ci credo poco, ma, posto pure che sia così: pensate ad un Luca Zaia o a un Massimiliano Fedriga presidenti del Consiglio?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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