martedì, Settembre 28

El Salvador: dal dollaro al bitcoin, dalla padella alla brace Da primo Paese che introduce il bitcoin come valuta legale accanto al dollaro USA, rischia di diventare una nuova patria per la finanza illecita e totalmente fuori controllo

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El Salvador è il primo Paese che introduce il bitcoin come valuta legale accanto al dollaro USA e l’avvio del processo, oltre a fare discutere sulla sua validità, pone molte domande sul perché di una scelta così eterodossa.

Il governo lavadoregno giustifica la scelta con il fatto che molti cittadini del Paese che lavorano in altri Paesi possono risparmiare sulle rimesse inviate in patria, il rispamio sarebbe di circa 150 milioni di dollari, motivo questo della scelta molto debole per un gioco che potrebbe essere molto rischioso per una valuta artificiale che favorisce commerci illeciti aumentando l’attrattività del paese per farlo diventare una sorta di paese black – list non avendo altre ricchezze interne.

Il bitcoin è una valuta virtuale, senza corso legale e come tale non riconosciuta né difesa e tutelata da alcuna istituzione pubblica o banca centrale, ma oggetto di transazioni interattive tra soggetti diversi in una ‘magic and internet bank’. Nonostante questa palese origine virtuale, riesce a diventare una trappola della finanza mitologica capace di illudere tutti di una ricchezza facile da realizzare, ma assolutamente aleatoria che finirà, come le bolle finanziarie e speculative insegnano, in un dramma annunciato dall’evidenza della storia e dei fatti, ma oscurato dall’infinita avidità legata alla sindrome di ‘Re Mida’. Solo il 4,8% dei cittadini del Paese sudamericano conoscono il bitcoin ed è presumibile che i lavoratori fuori del paese lo conoscano solo di nome e forse neppure quello, ma come faranno a destreggiarsi con una valuta elettronica senza corso legale; è stato sufficiente che il governo del Paese comperasse milioni di bitcoin per fare lievitare il prezzo in un intorno assolutamente imprevedibile.

Oggettivamente la motivazione del risparmio sulle rimesse sembra una scusa poco sostenibile, è anche vero che questa scelta potrebbe portare a forme di finanza illecita e, come detto, El Salvador diverrebbe l’ennesimo Paese black-list con una moneta senza corso legale che varia con l’aria che tira, una nuova patria per la finanza illecita e totalmente fuori controllo che troverebbe nel Paese una sorta di rifugio in cui operare in modo illegale. Questa interpretazione sembra più verosimile perché lcarta moneta senza un controvalore reale diventa sterile, come la definiva Tommaso D’Aquino e tutti gli strumenti della finanza – spread, rating, PIL, derivati, banche d’affari – fondandosi su un valore monetario sistematicamente manipolabile diventano una sorta di ‘chewing-gum’ da tirare dove si vuole.

Il mercato finanziario diventa un casinò dove le roulette sono truccate e chi comanda il gioco non è il caso o la razionalità dei mercati, ma gli interessi del croupier che decide chi vince e chi perde. Così ogni singolo giorno siamo sommersi da infinite e sterili analisi, utili solo per chi ce le propina, degli andamenti erratici dei mercati con previsioni sempre più opinabili ed errate con andamenti azionari che sembrano montagna russe in un gioco di luci ed ombre, di specchi che trasformano la verità in una sorta di magico ed illusorio gioco della finanza. Eppure, incredibilmente, la gente ormai è disposta a credere a tutto in una sorta di ipnosi passiva che sfocia in una forma di eutanasia culturale.

Già Keynes testimone della crisi del 1929 ammoniva in ‘La fine del laissez faire (1931): «Gli speculatori possono non causare alcun male, come le bolle d’aria in un flusso continuo di intraprendenza; ma la situazione è seria quando l’intraprendenza diviene una bolla d’aria in un vortice di speculazione. Quando lo sviluppo del capitale di un paese diventa un sottoprodotto delle attività di una casa da gioco è probabile che vi sia qualcosa che non va bene».

In questo magma culturale, il ‘bitcoindiventa l’ennesimo pifferaio magico capace di attirare risparmiatori non tutelati dalle istituzioni che, quanto meno, dovrebbero mettere in guardia dal rischio che corrono. Il fenomeno della criptovaluta si allarga in quei Paesi dove la finanza ha fatto le radici come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna mentre è vietata in altri Paesi come la Russia, la Cina e l’India che si stanno preparando a creare un mercato valutario alternativo al dollaro ed anche convertibile in beni finiti con un possibile ritorno al ‘gold exchange standard’.

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Sull'autore

Fabrizio Pezzani è professore ordinario di Economia Aziendale presso l’Università L.Bocconi di Milano e distinguished professor presso la SDA Bocconi School of Management. Ha insegnato nelle Università di Parma, di Trento e di Brescia; è membro del comitato scientifico della Fondazione 'Centesimus Annus pro Pontifice' e di svariati Editorial Board di riviste internazionali di economia; è stato fino al 24 febbraio 2013 presidente del collegio dei revisori di Milano. E’ autore di contributi importanti sia a livello nazionale che internazionale sui temi dell’economia aziendale italiana fondata sulla realizzazione del bene comune, la sua lettura è ampia ed estesa ad altre scienze sociali. L’economia, in questa visione, è e rimane una scienza sociale e non una scienza esatta come oggi viene intesa.

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