venerdì, Settembre 17

El Salvador a chi andrà? field_506ffb1d3dbe2

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  EL SALVADOR

 

C’è mancato davvero poco perché ciò non accadesse, ma, alla fine, le elezioni presidenziali in El Salvador dovranno necessariamente passare per il ballottaggio del 9 marzo prima di poter esprimere un risultato definitivo. Per poco più di un punto percentuale, infatti, il candidato del Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional (FMLN), Salvador Sánchez Cerén, non è riuscito a conquistare la vittoria al primo turno: 48,93% il risultato ottenuto dall’attuale Vicepresidente, che dovrà ora vedersela con l’ex sindaco della capitale San Salvador, il candidato del partito conservatore ARENA Norman Quijano, staccato di dieci punti percentuali. Le cifre dei due candidati sembrano dare più che un semplice vantaggio a Sánchez, ma sono diversi i fattori che potrebbero quantomeno mantenere in vita le speranze del suo avversario.

Uno di questi è la non irrilevante percentuale ottenuta dall’ex Presidente Elías Antonio Saca con la sua coalizione politica Unidad. Col suo 11,44%, Saca ha confermato la propria posizione all’interno della forbice già prevista in autunno, per cui il suo risultato sarebbe spaziato tra un minimo di 10 ed un massimo di 24 punti. Giunto terzo, e coi restanti candidati fermi a percentuali inferiori all’1%, potrebbe concorrere in modo preponderante al ribaltamento del quadro uscito dalla prima tornata. Questo perché l’ex Capo di Stato, che ha governato dal 2004 al 2009, è stato fino a pochi mesi dopo la fine del suo mandato membro dell’ARENA e, nonostante i dissidi col suo vecchio partito, in questi anni ha continuato la sua opposizione al Governo del FMLN. Questo non gli ha risparmiato critiche all’apertura della campagna elettorale, quando anche un altro ex Presidente conservatore, Armando Calderón Sol, l’aveva invitato a ritirare la propria candidatura per non sottrarre voti ad ARENA. Il suggerimento, probabilmente anche a causa di scandali che hanno ulteriormente ostacolato la corsa di Quijano, non era stato raccolto ed è quindi possibile credere che, senza la partecipazione di Saca, l’ex sindaco della capitale avrebbe potuto ottenere una percentuale ben più rilevante. In ogni caso, è prevedibile che al ballottaggio almeno una parte dei voti di Saca convergano sul candidato di ARENA: se la situazione non si capovolgerà, il risultato sarà comunque quantomeno più equilibrato.

C’è, però, un altro fattore da tenere in considerazione, vale a dire il tasso di astensionismo registrato domenica. Il voto, va detto fin da subito, è stato considerato regolare dagli osservatori internazionali presenti ai seggi salvadoregni, nonostante le perplessità per alcuni messaggi elettorali dell’attuale Presidente Mauricio Funes, trasmessi dalle televisioni il giorno stesso delle elezioni prima che il Tribunale Supremo Elettorale li facesse ritirare. Voto regolare, dunque, ma condizionato da un’astensione pari a quasi il 50%. Secondo alcuni analisti, come il politologo uruguagio Óscar Picardo, intervistato dal quotidiano ‘La Página’, le ragioni andrebbero cercate in un «atteggiamento cittadino dettato dall’insoddisfazione, soprattutto a livello urbano e nei ceti medi. E, per come vanno le cose, sono portato a credere che avremo un’alta percentuale di schede nulle. Queste decisioni di non andare a votare o di lasciare schede non valide riflettono un certo anticonformismo degli elettori rispetto a proposte e candidati». È però interessante notare come, ad analizzare i voti assoluti, un eventuale aumento dell’astensione (i dati ufficiali non sono ancora stati rilasciati) abbia colpito principalmente il FMLN. Se, infatti, sommando i voti di Unidad e ARENA si ottiene un risultato addirittura superiore a quello ottenuto dal candidato conservatore Rodrigo Ávila nel 2009, dal lato del FMLN Sánchez Cerén ha ottenuto cinquantamila preferenze in meno rispetto all’attuale Presidente Funes, che all’epoca venne eletto direttamente alla prima tornata. È peraltro complesso prevedere se il fenomeno si intensificherà in occasione del ballottaggio, dal momento che è dal 1994 che non si verificava quest’eventualità: all’epoca, comunque, la vittoria del candidato di ARENA Calderón Sol fu accompagnata da una contrazione di circa duecentomila voti.

Non da ultimo, lungo la strada verso il ritorno alle urne del 9 marzo andrà considerato anche un fattore ‘esterno’, cioè la posizione degli Stati Uniti rispetto ai due candidati. Già nel 2004, infatti, nella vittoria di Saca ebbe un ruolo rilevante la dichiarazione di uno stretto collaboratore del Presidente statunitense George W. Bush, Otto Reich, «preoccupato per l’impatto che una vittoria del FMLN potrebbe avere sulle relazioni commerciali, economiche e relative alle migrazioni degli USA con El Salvador». Comunque, durante la Presidenza di Funes, un moderato estraneo alla componente del FMLN che combatté nella guerra civile salvadoregna, i rapporti tra i due Governi non sono stati apertamente conflittuali, grazie anche al diverso stile diplomatico dell’amministrazione di Barack Obama. Nonostante alcune mosse iniziali come la ripresa delle relazioni diplomatiche con Cuba, Funes ha goduto dell’appoggio del Presidente statunitense, che gli ha reso una «storica visita» nel marzo del 2011, elogiandone il pragmatismo e la «visione di crescita economica e di progresso sociale che è include tutti i settori della società salvadoregna», e che l’ha accolto due volte alla Casa Bianca.

Ciò non significa, naturalmente, che i dubbi di Washington siano interamente caduti: l’assegnazione dei 277 milioni di dollari nell’ambito dei Fondi del Millennio (noti anche come FOMILENIO II), gestita dall’agenzia governativa statunitense Millennium Challenge Corporation, è stata ad esempio posposta all’esito delle elezioni. In realtà, l’agenzia è interessata all’emendamento di due leggi salvadoregne, quella sulla Partnership Pubblico-Privato (detta P3) e quella contro il riciclaggio di denaro. L’aspetto più spesso sottolineato è quello della corruzione che affligge la politica salvadoregna e renderebbe, perciò, poco affidabile la gestione dei fondi. È tuttavia innegabile la pressione esercitata dal Governo statunitense per cambiare la P3, che regola la cooperazione tra Esecutivo e privati in progetti pubblici: già approvata a maggio dell’anno scorso nonostante il malumore di parte del FMLN, le sue modalità sarebbero ancora troppo restrittive per Washington. La situazione potrebbe peggiorare se ad essere eletto fosse Sánchez Cerén, le cui posizioni sono più radicali di quelle di Funes, specialmente nei confronti dell’ingerenza statunitense in America Centrale.

Alle controversie relative al FOMILENIO II vanno aggiunte anche le valutazioni riguardanti due problemi tra loro strettamente intrecciati che, in primo luogo, affliggono la stessa popolazione di El Salvador: la violenza e il narcotraffico. La tregua raggiunta nel febbraio 2012 con le maras è sembrata infatti già terminata in autunno, quando il Ministro di Sicurezza e Giustizia, Ricardo Perdomo, e il direttore generale della Polizia Nazionale Civile, Rigoberto Pleitez, dichiararono che le bande avrebbero ripreso le attività per commettere una serie di omicidi in dicembre al fine di influenzare le ultime settimane di campagna elettorale in loro favore. Dichiarazioni che poi non hanno trovato conferma, ma che sicuramente hanno rafforzato le istanze di chi, da Quijano all’amministrazione statunitense, ha sempre sostenuto la necessità di una repressione più severa: il candidato di ARENA è giunto a proporre il dispiegamento dell’Esercito nelle strade e l’introduzione dello stato di eccezione. L’esatto contrario, cioè, di quanto proposto dall’ex guerrigliero Sánchez Cerén, che in campagna elettorale ha ribadito la linea del FMLN di avanzare coi programmi di welfare. Il pugno di ferro, d’altronde, era già stato adottato sotto la Presidenza di Saca con esiti disastrosi: anziché diminuire, gli omicidi aumentarono.

Tuttavia, la situazione del Paese rimane ad oggi ancora complessa e presenta un livello di violenza ancora intollerabile, contendendosi ogni anno col vicino Honduras il discutibile onore di Paese con più omicidi al mondo. Ed è complesso anche prevedere le dinamiche delle prossime settimane. Come si è visto, l’elettorato sta dimostrando una disillusione sempre maggiore verso la propria classe politica e, sebbene i primi dati sembrino confermare il FMLN al potere, si è visto come un appoggio di Saca ad ARENA potrebbe dare tutt’altro esito al ballottaggio: per questa ragione, Sánchez Cerén si è già mosso per intercettare l’elettorato di destra prima che opti per Quijano. «Con un nuovo pensiero dico al Presidente Saca, lavoreremo con voi per essere uniti», ha già dichiarato il candidato progressista a quello che, in altri contesti, sarebbe il suo nemico giurato. Non è chiaro, visto quanto scritto innanzi, quale possa essere un programma di Governo condiviso tra i due: per questo appare più praticabile il tentativo nella stessa direzione effettuato da ARENA con la benedizione di Rodrigo Ávila, il candidato la cui sconfitta nel 2009 venne attribuita proprio all’allora Presidente uscente, accusato di manipolazioni e perciò espulso dal partito. I giochi per marzo rimangono evidentemente aperti: si è reso chiaro, nel frattempo, che anche in El Salvador esiste una Canossa.

 

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