martedì, Settembre 28

'El Chapo', colpo di grazia al Mexican Moment

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Città del Messico – Il Mexican Moment è morto. Il capo del governo, il presidente Enrique Peña Nieto, ha appena trascorso una delle settimane peggiori della sua amministrazione, iniziata più di due anni fa, a causa di una crisi delle istituzioni dovuta alla fuga di uno dei narcotrafficanti più pericolosi del Paese: Joaquin “El Chapo” Guzmán. Dall’altro lato ha subìto un danno dovuto all’interesse minimo delle compagnie private durante la prima tranche di gare d’appalto per l’esplorazione delle zone petrolifere messicane, una delle scommesse del governo per stimolare la crescita economica.

“Con questo tipo di avvenimenti, come la fuga di El Chapo, si perde la credibilità e lo stato di diritto. Vengono messi in dubbio la capacità di governare, il rispetto della legge, la credibilità internazionale del paese e da questo sorge la necessità di prendere una direzione differente. Questa dovrebbe essere la priorità del momento, perché vengono commessi una serie di errori in sequenza senza giungere a una soluzione”, ha spiegato Luis Foncerrada, direttore generale del Centro di studi economici del settore privato (CEESP).

Lo scorso sabato 11 luglio, il narcotrafficante  Joaquín Guzmán Loera, detto “El Chapo”, è scappato dalla prigione federale di massima sicurezza di Altiplano, in Messico, a circa 90 chilometri dalla capitale. Il presidente Peña Nieto si trovava in Francia quando è stato raggiunto dalla notizia e, di fronte a tale urgenza, il segretario del governo Miguel Ángel Osorio Chong, che si occupa della politica interna del Paese, è rientrato in Messico per affrontare la crisi e intraprendere le ricerche del criminale.

In un’intervista per ‘L’Indro’, Foncerrada Pascal, assessore del Consiglio di cooperazione economica (CCE), un organismo che rappresenta gli imprenditori messicani a favore del libero mercato, ha sottolineato che la fuga del capo messicano la scorsa settimana mette in luce i problemi di corruzione e noncuranza del rafforzamento dello stato di diritto in Messico, oltre a incidere sulla percezione internazionale nei confronti del governo messicano che è carente di strumenti che offrano sicurezza e, di conseguenza, certezza giuridica alle imprese locali e straniere.

“Il Mexican Moment è nato dalle aspettative create in seguito al congruo numero di riforme approvate, che hanno creato un quadro legislativo importante per il futuro del Paese, ma forse è stato commesso un errore dando troppo peso alle riforme perché l’attesa dei risultati era troppo lunga. Si è confidato troppo nelle riforme lasciando da parte una politica economica attiva che consentisse di creare posti di lavoro e investimenti”, ha aggiunto l’esperto, titolare di un dottorato all’Universidad Naciona Autónoma de México (UNAM).

José Luis de la Cruz, direttore dell’Istituto per lo sviluppo industriale e la crescita economica (IDIC), centro di studi integrato da accademici e imprenditori messicani, ha posto come obiettivo necessario l’inizio di un programma emergente e la ricostruzione della pianificazione strategica del Paese per sviluppare una politica economica e sociale adeguata, di fronte al chiaro fallimento delle aspettative generato dalle riforme strutturali. L’esperto ha affermato che gli avvenimenti economici, politici e sociali in Messico limiteranno in un certo modo il potenziale degli investimenti stranieri anche se, a suo parere, esiste una coscienza internazionale sui problemi del paese.

“Nella sfera politica si è generato uno scenario di incertezza a causa della recente fuga di El Chapo, oltre al fatto che in varie regioni del Paese persiste un clima di instabilità. In generale, il governo dovrà lavorare duramente per recuperare il ritmo di crescita e la sua credibilità. Il Mexican Moment ha attraversato ingenti difficoltà, in termini economici il paese non raggiunge livelli di crescita maggiori del 2.5%, non si raggiungerà questo livello di crescita nel 2015 e nemmeno l’anno prossimo; nemmeno le riforme economiche hanno funzionato”, ha affermato De la Cruz.

Nel 2015, le previsioni di crescita per il Prodotto interno lordo (PIL) del Messico sono state abbassate dalla Secretaría de Hacienda y Crédito Público (SHCP), dal Banco de México (BM) e dal Fondo monetario internazionale (FMI). L’aspettativa attuale della SHCP sull’economia messicana punta a un livello che va dal 2.2 al 3.2 % per il 2015 e dal 3.3 al 4.3% per il 2016, mentre il FMI ha un pronostico del 2.4% per quest’anno e del 3% per il prossimo anno.

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