sabato, Ottobre 23

El Algarrobico, la speculazione edilizia spagnola

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Gli 8.000 chilometri di costa spagnola sono stati colpiti più e più volte dalla speculazione edilizia. Una cementificazione senza sosta che non ha risparmiato né l’interno del Paese, né la zona costiera. Viaggiando per il Paese si possono trovare interi quartieri nelle periferie delle città che aspettano in silenzio che qualcuno li abiti, scheletri di edifici mantenuti in vita da gru imponenti e teloni che evitano che i palazzi si sbriciolino. Uno dei simboli della speculazione edilizia spagnola, soprattutto lungo la costa mediterranea, è un hotel imponente, conosciuto popolarmente come El Algarrobico, a pochi passi dal mare e inserito nel Parco Natural di Cabo de Gata-Níjar (protetto dal 1987), in provincia di Almería. Questo edificio era solo uno dei sette voluti dal progetto iniziale. Sia l’estrema vicinanza al mare che la zona protetta in cui si trova, rende questo hotel illegale a tutti gli effetti.

Questa situazione di illegalità non è stata una sorpresa visto che, già nell’anno dell’inizio dei lavori, nel 2003, era in vigore la Ley de Costas (legge costiera) del 28 de luglio 1988. Questa legge vietava di costruire a meno di 100 metri dal mare, mentre El Alagarrobico si trova a meno di 20. Julio Barea, responsabile di Greenpeace Spagna, spiega a ‘L’Indro’: “L’impresa già sapeva che il progetto era illegale, ma si fecero scudo con i permessi del Governo regionale. La legge era chiara già nel 2003. L’hotel è illegale, inoltre, non solo per la vecchia legge costiera del 1988 ma anche per l’attuale”. Nel 2013, durante l’ultimo governo del PP (Partido Popular), infatti, la legge costiera è stata modificata e, secondo alcuni, svuotata di molti dei principali contenuti.

Nonostante fosse già chiara l’illegalità della costruzione dell’edificio, il permesso venne comunque consegnato dall’allora Governo andaluso. Fu poi una sentenza del 2006 a paralizzare i lavori. L’anno successivo, gli attivisti di Greenpeace, per ribadire il concetto, dipinsero sulla facciata dell’hotel un enorme messaggio: ‘Hotel Ilegál‘ (hotel illegale). Nel corso degli anni, però, dopo sentenze, cambi di Governo e manifestazioni, sembra che la Giunta andalusa abbia cambiato idea: “All’inizio favorirono la costruzione dell’hotel, però dopo le denunce delle associazioni come Greenpeace si resero conto che tutto ciò era completamente illegale e hanno dovuto posizionarsi a favore della legalità. Fortunatamente c’è stato questo cambiamento. Non a caso, l’ultimo ricorso presso il Tribunale Supremo è stato vinto da Greenpeace e dal Governo andaluso”, ricorda Barea.

Secondo la sentenza del Tribunal Supremo di quest’anno, l’hotel è stato dichiarato illegale perché si trova in un’area protetta e non urbanizzabile. Sembra, dunque, che l’ecomostro abbia le ore contate. Le associazioni ecologiste e la giunta andalusa sono sicure che verrà presto demolito. Già nel 2011, in seguito a varie sentenze, venne firmato un protocollo per la demolizione dell’hotel, anche se poi una sentenza del Tribunal Superior de Justicia de Andalucía riaprì il caso, affermando nuovamente che il terreno fosse urbanizzabile. “Questa costruzione è definitivamente illegale perché ci sono numerose sentenze che lo stabiliscono e verrà demolito. Probabilmente la prossima settimana si riuniranno il Ministero dell’Ambiente e il Governo dell’Andalusia per mettersi d’accordo sul piano di demolizione”, afferma Barea.

Nonostante la sentenza, sono ancora molte le cose da chiarire, sia nel caso della demolizione, che nel caso degli eventuali indennizzi dovuti all’impresa costruttrice Azata del Sol. L’azienda, infatti, ha richiesto un risarcimento di 70 milioni di euro per danni: “La cosa ancora da chiarire è se all’impresa costruttrice corrisponde o meno un’indennizzo. Non dovrebbe essergli concesso più del prezzo pagato per l’acquisto del terreno, se non altro perché l’impresa già sapeva dell’illegalità del progetto. È già abbastanza che l’amministrazione pubblica debba farsi carico della demolizione e della ristrutturazione della zona che abbiamo quantificato in circa 7 milioni di euro”.

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