giovedì, Settembre 23

Egitto, trionfa Al-Sisi. E i Fratelli Musulmani?

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Le elezioni per il Parlamento egiziano, si sono svolte in due fasi elettorali, la prima il 18 e 19 ottobre, la seconda il 22-23 novembre. Considerata la situazione geopolitica dell’area, in una fase di confusione per il riassestamento degli equilibri, queste elezioni parlamentari non sono di secondaria importanza, almeno per tre tipi di ragioni.

La prima è che queste elezioni parlamentari sono state banco di prova per la tenuta del governo militare di Al-Sisi. Seppur l’esito era quasi scontato, confermato anche dai risultati ancora non del tutto ufficiali, queste elezioni erano importanti per constatare la risposta politica e la situazione delle sacche di resistenza e opposizione da parte delle forze politiche islamiste, Fratellanza Musulmana soprattutto, presenti in Egitto.

Ovviamente le dinamiche e la tenuta interna sono funzionali agli effetti che queste ripropongono o subiscono all’esterno, seconda ragione, soprattutto in un momento come questo dove la situazione mediorientale ha raggiunto un livello di tensione, dato dalla questione ISIS, estremo. Non è un mistero che l’Egitto nelle questioni di geopolitica mediorientale assume un contorno strategico per le caratteristiche geografiche e politiche. Vicino geografico di Israele e Libia, è sempre stato un avamposto di riferimento occidentale a partire dalla questione del Canale di Suez del 1956, nonché luogo che ha visto la nascita e lo sviluppo del movimento politico islamista sunnita più grande al mondo, ossia la Fratellanza Musulmana, organizzazione oggi frantumata in mille rivoli e vede i suoi componenti esterni impegnati in diversi fronti. Proprio attraverso il Canale di Suez transitano verso l’Europa un infinità di merci, in particolare parte delle risorse energetiche (petrolio) provenienti dal Golfo Persico, terza ragione. Ecco quindi che chi governa l’Egitto ha anche indirettamente una rilevanza economica molto significativa.

Seppur con un affluenza molto bassa, circa il 21% al primo turno e 29% al secondo, queste elezioni hanno segnato in maniera netta la predominanza di Al-Sisi e dei militari all’interno del Paese. Come noto, Al-Sisi è stato confermato presidente un anno dopo il colpo di stato a discapito della Fratellanza Musulmana. Dal colpo di stato ad oggi, è stata varata una nuova costituzione, sono tornati alla ribalta i vecchi esponenti del regime di Mubarak, la Fratellanza Musulmana è stata messa al bando e gran parte dei suoi esponenti arrestati.

Dal risultato delle urne evidenzia due dati significativi. Il primo è la schiacciante vittoria della coalizione “Per amore dell’Egitto” che vede tra i suoi esponenti principali il partito degli Egiziani Liberi del magnate delle telecomunicazioni Naguib Sawiris, il partito liberale Wafd dentro il quale si ritrovano gran parte degli ex capobastone di Mubarak e il partito Futuro della Nazione, guidato dall’ex presidente del sindacato studentesco.

La coalizione “Per amore dell’Egitto” ha ottenuto un totale di 280 seggi (160 individuali e 120 come premio di coalizione) e sembra stia lavorando alla costruzione in parlamento di una maggioranza in favore di Al-Sisi che prevede circa 400 deputati. In totale i seggi sono 596, di cui 448 vengono eletti individualmente tramite preferenze, 120 sono per il premio di coalizione e 28 di nomina presidenziale.

Il secondo dato significativo è il crollo dei consensi verso il partito ultra conservatore salafita Al Nour e una rilevante rappresentanza dei coopti cristiani che sono riusciti ad aggiudicarsi 37 seggi. Il risultato deludente di Al Nour è dato da due fattori: da una parte il suo comportamento politico nella defenestrazione della Fratellanza Musulmana prima e di un’ “opposizione concordata” poi con Al-Sisi; dall’altra accese diatribe interne e una posizione non unitaria all’esterno hanno portato il partito salafita a passare dai 120 seggi conquistati nel 2012 ai 10/12 di oggi con 160 candidati presentati. Diverso invece il risultato dei cristiani coopti i quali hanno ottenuto 24 seggi attraverso le liste della coalizione “Per amore dell’Egitto” e altri 13 come indipendenti. Non a caso Naguib Sawiris è un cristiano coopto.  Un altro dato è un indicatore interessante. La circoscrizione dove l’affluenza è stata maggiore e dove tra l’altro il partito Al Nour salafita è andato meglio è nel nord dei Sinai, ossia la parte di territorio egiziano che confina con Israele e Arabia Saudita, nonché dove ci sono derive ‘radicali’ e scontri accentuati. Roccaforte storica dei partiti islamici.

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