venerdì, Ottobre 22

Egitto, torna la paura field_506ffb1d3dbe2

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EGYPT-POLITICS-UNREST

Sarebbe di 8 il numero dei militari dispersi a seguito di un attacco terroristico ad una nave militare egiziana, nel mar Mediterraneo. Le 4 imbarcazioni utilizzate per l’attacco sarebbero state distrutte e i 32 assalitori arrestati; il numero è notevolmente aumentato con gli arresti avvenuti oggi a Damietta, circa 40. Quello successo nella notte era solo il primo di una serie di attentati che hanno tristemente caratterizzato la giornata di oggi in Egitto. Una bomba sarebbe esplosa davanti all’Ambasciata egiziana a Tripoli. L’urto non avrebbe causato nessuna vittima dato che l’ambasciata era chiusa dallo scorso gennaio. Il motivo, infatti, pare sia dovuto al fatto che l’Egitto è considerato un nemico dallaCoalizione dell’Albaformata da diverse milizie islamiste, che da mesi controllano Tripoli. Il Cairo è sponsor e sostenitore del generale Khalifa Haftar, che da maggio guida le azioni contro le forze islamiste di Ansar al Sharia a Bengasi e il cui ruolo recentemente è stato riconosciuto dal Parlamento di Tobruk, accettato dalla comunità internazionale ma dichiarato illegittimo dalla Corte Suprema nei giorni scorsi. Appena qualche ora dopo 2 ordigni sono esplosi nella stazione metro Heymet el-Zaytoun, zona nord-orientale del Cairo causando almeno 16 feriti, quasi tutti minorenni.

I terroristi arrestati oggi nel nord del Sinai e nei governatorati di Suez e del Delta del Nilo sono in totale 26, l’ambito è quello del controllo della regione del Sinai e il gruppo a cui appartengono è quello di Ansar Bait al Maqdis. Almeno 5 militari egiziani sono infatti morti stamattina in due diversi attacchi nel nord del Sinai. Tre milizie dell’esercito sono state uccise a colpi d’arma da fuoco in un agguato al minibus sul quale viaggiavano a Sheikh Zweid.

Ahmed Muftah El-Nazihi, un giovane soldato libico catturato mentre combatteva tra le file dell’ex generale Khalifa Haftar nell’est della Libia, è stato decapitato dal gruppo Ansar al Sharia che avrebbe successivamente caricato il video su internet. Il destino dell’italiano Marco Vallisa, nettamente differente, lo ha visto infatti rilasciato nella notte dopo una prigionia di 4 mesi tra i miliziani sunniti dell’Isis. «Adesso è ancora più importante fare tutto il possibile e con ancora più determinazione per la pronta liberazione di padre Paolo Dall’Oglio, di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo rapiti in Siria, di Gianluca Salviato sequestrato in Libia e di Giovanni Lo Porto scomparso in Pakistan dal gennaio del 2012. Lo dobbiamo alle loro famiglie che da molto tempo aspettano con grande e composta fiducia il ritorno dei propri cari e lo dobbiamo al Paese che con speranza attende senza dimenticare», ha riferito Rosa Villecco Calipari deputata del Partito Democratico e componente del Copasir.

La coalizione anti-IS prosegue con i propri attacchi e le prime statistiche saltano fuori. Il portavoce del comando degli Stati Uniti per il Medio Oriente e l’Asia centrale (Centcom), il colonnello Patrick Ryder, avrebbe spiegato che  l’85% degli attacchi aerei contro l’organizzazione Stato Islamico dall’inizio della campagna lo scorso agosto sarebbero avvenuti per mano americana. I partner arabi della coalizione hanno realizzato 56 dei 393 attacchi aerei sulla Siria, mentre i partner occidentali degli americani 70 degli oltre 470 raid aerei compiuti sull’Iraq. Il Presidente americano Barack Obama, dopo aver realizzato che l’Isis potrebbe non essere sconfitto senza una transizione politica nel Paese e la destituzione del Presidente Bashar al Assad avrebbe chiesto di rivedere la politica Usa verso la Siria al team della sicurezza nazionale.

Mentre proseguono gli scontri a Gerusalemme Est, il quartiere di  Isawiayah ha visto stamattina tafferugli tra l’Esercito israeliano e manifestanti palestinesi. Un bambino palestinese di 11 anni è stato trasportato d’urgenza all’ospedale dopo essere stato ferito al volto da un proiettile sparato dalla polizia israeliana, insieme a circa altri 100 palestinesi che sarebbero stati intossicati dalle esalazioni dei lacrimogeni sparati dall’esercito israeliano per disperdere la folla. Il Premier Mahmūd Abbas ha intanto incontrato il Segretario di Stato americano, John Kerry ad Amman, in Giordania. Il meeting è proseguito con l’incontro tra il Premier conservatore Benjamin Netanyahu e il Re Ashemita Abdallah II. «Si focalizzeranno sui modi per ristabilire la calma e allentare le tensioni a Gerusalemme», ha spiegato la vice portavoce di Kerry, Marie Harf.

In Ucraina è arrivata oggi la notizia secondo la quale la Russia starebbe  preparando il referendum per accogliere  le Repubbliche di Donetsk e Lugansk. La bufala è stata successivamente smentita sia perché prima dovrebbe arrivare un’ufficiale riconoscimento  da parte di Putin della Repubblica di Lugansk sia grazie al Presidente del Parlamento dell’autoproclamata nazione, Alexiei Kariakin, che avrebbe chiarito che la notizia diffusa via Facebook secondo cui Igor Plotniski, capo della Repubblica, volesse presentare la proposta di tenere un referendum scegliendo tra l’indipendenza e l’adesione alla Russia non fosse per niente attendibile. Stando a Kariakin, Plotinski non ha un account Facebook e quindi si tratterebbe di un fake.

A Monrovia, capitale della Liberia, arriva una bella notizia. Lo Stato liberiano avrebbe oggi annullato lo status d’emergenza nella Nazione a causa dell’epidemia del virus ebola che avrebbe mietuto, insieme a Sierra Leone e Guinea, circa 5000 vittime. Resta invece in vigore il coprifuoco notturno. «I progressi che abbiamo registrato insieme alle varie misure e gli interventi in corso hanno contribuito a riposizionare il nostro Paese per affrontare la lotta contro il virus finché non sarà sradicato», ha spiegato  il presidente Ellen Johnson Sirleaf.

 

 

 

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