martedì, Agosto 3

Egitto: strage alla moschea nel Sinai. Mattarella: ‘Italia-Egitto insieme nella lotta al terrorismo’ Paura a Londra alla stazione di Oxford Circus. Si sospetta terrorismo. Germania: Spd apre ai colloqui per il governo

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235 morti e 109 feriti: è il bilancio provvisorio dell’attacco alla moschea di Al Rawdah nella regione di Bir al-Abd, nel governatorato del Sinai, in Egitto. «Nel quadro delle indagini condotte dalla Procura generale, il procuratore generale, consigliere Nabil Sadek, ha ordinato che un grande pool di inquirenti vada negli ospedali per interpellare i feriti e ascoltare le testimonianze al fine di apprendere come ha avuto luogo questo attentato», è  scritto nel comunicato della procura.

L’attacco è stato condotto piazzando una bomba all’interno della moschea e sparando sui fedeli che fuggivano dopo l’esplosione. La presidenza della Repubblica ha annunciato un lutto nazionale di tre giorni per le vittime.

Ferma condanna dell’attentato arriva in un tweet da Emmanuel Macron: «Tutte le mie condoglianze per le vittime del terribile attentato contro la moschea Bir El-Abid in Sinai». Paolo Gentiloni sempre via twitter: «Orrore per la strage terroristica nella moschea del Sinai. I nostri pensieri vanno alle vittime, la nostra solidarietà alle famiglie colpite e all’Egitto». Il presidente Sergio Mattarella ha inviato al Presidente egiziano Al-Sisi: «Ho appreso con profondo dolore la notizia del vile attentato che ha colpito poche ore fa la moschea di Bir Al-Abed con un drammatico bilancio di morti e feriti. Nella comune lotta contro il terrorismo e l’estremismo religioso – nemici esiziali della libera espressione del culto – l’Egitto potrà contare sempre sul determinato sostegno dell’Italia».

Paura in serata a Londra. Scotland Yard é intervenuta nella zona di Oxford Circus per rispondere a un incidente che si sospetta possa essere «correlato con il terrorismo». Lo si legge in un tweet della polizia. La stazione è stata evacuata e gli agenti «stanno investigando un incidente» che riguarda «un passeggero». Si parla di colpi d’arma da fuoco

Spostiamoci in Siria, dove l’ottavo round negoziale di Astana sulla soluzione della crisi potrebbe tenersi dopo il 20 dicembre. Lo ha detto il vice ministro degli Esteri kazako Kylbek Kamaldinov. Intanto i rappresentanti dei diversi gruppi di opposizione hanno trovato un accordo per inviare un’unica delegazione al prossimo round dei colloqui di pace sotto l’egida dell’Onu, il 28 novembre a Ginevra. L’intesa è arrivata nel corso dei colloqui tra 140 esponenti di diversi gruppi che si stanno svolgendo a Riyad.

Negli Usa invece all’improvviso il dibattito si sposta dalla Corea del Nord all’intelligenza artificiale. A lanciare l’allarme è Hillary Clinton, secondo cui gli Stati Uniti sono totalmente impreparati agli effetti della nuova tecnologia sull’economia e sulla società: «L’intelligenza artificiale può assisterci in molti modi, se correttamente compresa e contenuta. Ma noi stiamo correndo impetuosamente verso una nuova era di intelligenza artificiale che avrà effetti marcati sul modo in cui viviamo, pensiamo e ci relazioniamo con gli altri». L’ex first lady poi ha messo in guardia sulle conseguenze in termini di posti di lavoro: «Cosa faremo con i milioni di persone che guidano per mestiere e non avranno più un lavoro? Siamo totalmente impreparati a questo. Cosa faremo quando saremo connessi all’internet delle cose e qualsiasi cosa diremo e scriveremo sarà registrata da qualche parte e potrà essere manipolata contro di noi?. Persone intelligenti come Bill Gates, Elon Musk e Stephen Hawking stanno suonando un allarme che non stiamo ascoltando».

In Germania nella notte è arrivata l’apertura della Spd ai colloqui per il governo, dopo il fallimento del tentativo Giamaica. «Non c’è alcun automatismo in nessuna direzione, solo una cosa è chiara: se i colloqui portassero alla circostanza che noi partecipiamo in qualche forma o costellazione a un governo, i membri del partito dovranno votare», ha però ribadito Martin Schulz.

In Zimbabwe, Emmerson Mangagwa ha prestato giuramento come nuovo presidente al posto di Robert Mugabe, che era salito al potere nel 1980. Mnangawa, suo ex braccio destro, ha promesso di dedicarsi al benessere del popolo ed è stato acclamato da decine di migliaia di persone. Mnangagwa era stato silurato il 6 novembre scorso proprio da Mugabe, che voleva togliere un pericoloso competitor per la moglie Grace in ottica presidenziali 2018.

Vanno avanti le trattative per la Brexit. Oggi la premier britannica Theresa May arrivando al quinto vertice sul Partenariato orientale, a Bruxelles, ha affermato: «I negoziati continuano ma ciò su cui sono chiara è che dobbiamo andare avanti assieme. Sta sia alla Gran Bretagna che all’Ue arrivare alla prossima fase».  Fiducioso anche il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, che ha confermato che i negoziati «stanno facendo progressi».

Nuovi arresti in Turchia che riguardano il fallito golpe del 2016.  La procura di Ankara ha emesso 79 mandati d’arresto contro ex docenti di scuole private, ora chiuse con decreti dello stato d’emergenza, che secondo i magistrati facevano capo alla fitta rete di strutture educative affiliate a Fethullah Gulen. Gli arresti sono arrivati nel giorno in cui nel Paese si celebra la ‘Giornata degli insegnanti’.

Parliamo di migranti perché in Libia la Marina fa sapere di averne salvati altri 200, dopo i 250 di ieri. Il salvataggio è stato compiuto dalla nave Ibn Auf’. L’annuncio non era stato dato ieri, perché al momento della diffusione del comunicato stampa da parte della Marina e Guardia costiera libica, la nave era ancora in mare per altre azioni di salvataggio.

In Papua Nuova Guinea hanno reso noto di aver ricollocato gli ultimi richiedenti asilo che si trovavano nell’isola di Manus da tre settimane e che rifiutavano di andarsene, per paura di subire violenze da parte dei residenti locali nei nuovi insediamenti. I legali dei rifugiati hanno denunciato che le forze di polizia hanno fatto uso di violenza, ma il ministro dell’immigrazione australiano Peter Dutton ha respinto le accuse.

La Mauritania ha deciso di irrigidire le leggi contro la blasfemia e l’apostasia, dopo che un tribunale locale ha deciso di rilasciare una blogger accusata di aver criticato Maometto. Un emendamento all’articolo 306 del codice penale del Paese imporrà la pena di morte per «qualunque musulmano, uomo o donna, che ridicolizzi o insulti Allah».

Chiudiamo con la Tunisia, dove per le strade  del Paese sono comparsi manifesti che ritraggono, secondo lo stesso schema, una donna fotografata di spalle con una scritta che spiega quanto le accade e quel che la gente pensa di lei. Si tratta della campagna di sensibilizzazione Faddina, lanciata dal Fondo dell’Onu per la Popolazione (Unfpa) nell’ambito della lotta contro le violenze alla donne per denunciare luoghi comuni della società che riguardano la donna. Tanti i commenti negativi sui social network nel Paese, anche da parte alcune associazioni a difesa dei diritti delle donne.

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