venerdì, Maggio 7

Egitto: pugno di ferro contro la 'Confraternita'

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Mohamed Said Khairallah, portavoce del ‘Fronte Popolare di contrasto alla Confraternita dei Fratelli Musulmani’ ha illustrato nei giorni scorsi a Bruxelles la nuova legge antiterrorismo promulgata in Egitto dal governo del presidente Generale Abdul Fatah Al-Sisi.

Egli ha spiegato che la ‘Confraternita dei Fratelli Musulmani’ è stata dichiarata dall’Egitto ‘organizzazione terroristica’ nel dicembre 2013. Il recente decreto presidenziale chiarisce che si considera terroristica ‘qualsiasi organizzazione o raggruppamento che semini il terrore tra gli individui o metta a repentaglio la loro vita, la loro libertà e i loro diritti‘ o che ‘rappresenti un rischio per l’unità nazionale, la pace sociale o la sicurezza nazionale‘. ‘Terrorista’ è quindi chi ‘impedisca o arrechi danno ai mezzi di trasporto pubblici o privati‘ o ‘impedisca alle istituzioni dello stato o ai poteri pubblici di esercitare le loro funzioni‘.
I ‘Fratelli Musulmani’ erano al governo in Egitto con il predecessore di Al-Sisi, l’ex presidente Mohammed Morsi uscito di scena in seguito a una sollevazione popolare che ha portato a nuove elezioni e al potere Abdul Fatah Al-Sisi.

Mohamed Said Khairallah era accompagnato a Bruxelles da Ibrahim Zeitouma, segretario generale del Fronte Popolare. Essi hanno illustrato in dettaglio una serie di azioni condotte dai Fratelli Musulmani in Egitto negli ultimi anni, e mostrato video con le immagini della tecnica usata per la propaganda, ivi comprese immagini delle distruzioni o furti di opere d’arte in alcuni musei egiziani e violenze contro edifici pubblici in varie località egiziane. Hanno anche mostrato le proteste del 2013 nelle università egiziane organizzate dagli studenti favorevoli alla Confraternita.

Parlando ai giornalisti ed esperti presenti, Khairallah ha descritto la campagna condotta dai Fratelli Musulmani anche dopo l’uscita di scena del presidente Morsi. «Stanno cercando di rastrellare seguaci da far entrare nella Confraternita» ha detto Khairallah per spiegare le incursioni aeree condotte dal regime egiziano in Libia dopo la decapitazione di 31 copti egiziani rapiti il mese scorso al confine libico dalle forze dell’Isis installate a Bengasi.
E ha messo in luce la delicata posizione dell’Italia in questo momento anche in virtù dei suoi legami storici con la Libia.

L’attacco in Libia è stata una vendetta?

L’Egitto paga un conto che non è il suo. Ma questa è una questione che non va regolata dalla Nato. La Nato non ha nulla a che vedere con la Libia dato che in un’azione precedente (ndr: i bombardamenti della Nato in Libia con l’obiettivo di far fuori il colonnello Muhammar Gheddafi) non ha completato il suo lavoro. Ora l’Egitto è costretto a pagare un conto che non è il suo. L’Egitto è entrato in Libia per proteggere non per attaccare. E le incursioni aeree egiziane hanno raggiunto il loro scopo con l’uccisione di 250 membri dell’Isis nella zona di Bengasi.

Qual è il motivo della vostra visita a Bruxelles?

Vogliamo portare qui la voce della società egiziana, parliamo a nome del popolo e vogliamo che la società europea non corra pericolo. I Fratelli Musulmani sono riusciti a vendersi anche qui ma in patria uccidevano polizia e soldati. E continuano a fare accoliti.

Quali sono i gruppi integralisti attivi in Egitto oltre ai Fratelli Musulmani? Ci sono legami tra loro?

C’è il Fronte dei Salafisti (Alsalafyah) e il gruppo islamico dei partigiani della leggittimità (Dahm el Sharraia).

Ma i fratelli musulmani con Morsi non avevano vinto le elezioni, ricevendo una legittimazione popolare ?

L’Egitto gode di una grande libertà e i Fratelli Musulmani hanno adottato una politica sanguinaria già dal loro insorgere con Ahmad Mahir Pasha nel 1945.

Ci sono legami tra i Fratelli e i gruppi estremisti?

Ci sono dei legami. Nell’ambito dei Fratelli Musulmani ci sono varie correnti tra cui quella del fondatore dei Fratelli che ha adottato una atteggiamento ‘gollista’ nell’era nasseriana. Da questo gruppo è poi emerso il gruppo di Abu Baker el Baghdadi, il fondatore dell’Isis. Negli anni ’40-50 e successivamente negli anni ’70 ci sono stati numerosi attentati in Egitto ma è solo negli anni ’90 che si è realizzata l’alleanza tra I Fratelli Musulmani e la Jihad Islamica nel sud dell’Egitto e nel Sud Sudan, una zona molto vicina all’Arabia Saudita.

Quindi hanno avuto l’appoggio del Sudan?

Il regime del Sudan è molto vicino ai Wahabiti ed è una parte integrante dell’Isis (Daesh). I Fratelli Musulmani hanno tradito tutti adottando una doppia identità: la prima è politica mentre l’altra spinge al combattimento attraverso i settori militari del gruppo.
Io voglio rivolgere una domanda molto importante all’Unione europea: cosa è meglio: sostenere il gruppo dell’Islam politico o invece i liberali?
Abbiamo stilato un rapporto su questo punto che è molto importante perchè riflette in maniera concreta la visione del gruppo.

Qual è questa visione?

Minacciano la distruzione di tutta la storia dell’Egitto, dei templi, delle sinagoghe ma anche delle piramidi e della sfinge e dei monumenti più preziosi dell’antico Egitto. E lo abbiamo visto nell’attentato nel governatorato di di El Manya al Museo Malawy nel 2003 quando hanno dato fuoco o rubato oltre un migliaio di opere di arte antica egiziana. E’ in quell’occasione che è apparso il vero volto del gruppo.

Come i Talebani d’Afghanistan che hanno distrutto i Budda di Bahmian

Nei video che abbiamo mostrato si vede un capo dei Fratelli Musulmani minacciare di bruciare tutto. Considerano i monumenti come fossero vecchie pietre senza nessun valore storico o artistico. La comunità internazionale non ha riflettutto abbastanza quando gli egiziani sono scesi in strada per protestare contro Morsi. Ci sono state migliaia di vittime anche tra la polizia e l’esercito.

Dopo gli attacchi al l’Isis in Libia cosa conta di fare l’Egitto?

Cosa dire? Ci aspettiamo molto dall’Italia alla luce degli storici legami tra l’Italia e la Libia. L’Italia deve dichiarare un sostegno logistico e di materiale operativo, dato che è il Paese più vicino alla Libia anche a livello marittimo.

Cosa può fare l’Italia specie ora dopo il recente attacco alla guardia costiera italiana?

E’ l’Europa che deve fare qualcosa, l’Italia non può andare da sola contro i terroristi. Il presidente ha detto che la lotta contro il terrorismo ha bisogno di uno sforzo internazionale perché questo terrorismo è un fenomeno internazionale. Se si chiudono oggi gli occhi sugli atti di terrorismo nel Mediterraneo, domani ce li troveremo nel cuore dell’Europa. E’ il rischio di una battaglia nel cuore dell’Europa che si deve evitare. E’ stato inviato un messaggio chiaro contro Bruxelles e anche contro l’Italia. Si prepara una battaglia globale.

Con o senza Nato?

Ci vuole cooperazione tra tutti.La Nato era già intervenuta in Libia e cosa è successo? La situazione è ora ancora più catastrofica di quando ci fu l’intervento Nato in Libia.

Qual è il vostro desiderio, la vostra speranza?

Spero che la pace dell’umanità possa dominare tutto il mondo e che la prosperità e lo sviluppo possano dominare le relazioni tra tutti i popoli, tra i ricchi e potenti che devono aiutare i poveri. Questi sono i sogni di tutte le religioni, i sogni di tutti gli esseri umani.

Ci sono piani in Egitto per organizzare questo intervento insieme?

Il presidente egiziano ha detto che ha bisogno di una forza araba per combattere i terroristi, una forza a cui partecipi tutta la regione araba. La lotta contro il terrorismo ha bisogno di un aspetto religioso, culturale, intellettuale e liberale per contrastare le idee dei gruppi estremisti.
Se il mondo avesse speso solo per investimenti culturali e intellettuali appena un quarto di quanto spende per gli armamenti a mio avviso le cose sarebbero andate meglio.
Molti anni fa erano tanti gli italiani che lavoravano in Egitto nel mondo del cinema e nel mondo della cultura. Questo vuol dire che l’estremismo ha distrutto tutto. L’Egitto ha sempre avuto la fama di paese cosmopolita, il Cairo era una città cosmopolita molto bella. Basti pensare a una località come Luxor dove si trova un quarto di tutti i tesori archeologici del mondo. Sa cosa è successo a Luxor? Nel 1977 ci fu un massacro di turisti. Il responsabile di quel massacro è stato nominato da Morsi governatore di Luxor quando Mohammed Morsi era presidente. La gioia del potere dei Fratelli Musulmani è stato un momento molto distruttivo per il mio paese.

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