domenica, Aprile 11

Egitto: operazione riposizionamento L’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca, unitamente all’attivismo degli avversari de Il Cairo, ha fatto decidere il Presidente Abdel Fattah al-Sisi a far partire una poderosa offensiva di lobby a Washington

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Il Governo egiziano non ha perso tempo, è già al lavoro per prepararsi per l’era post-Donald Trump. Foreign Lobby Report’ ha rilevatoche lunedì 9 novembre (sabato Joe Biden aveva fatto il discorso di accettazione della vittoria elettorale) ha firmato il contratto con il quale ha assunto una potente squadra di lobbying bipartisan che include il repubblicano Ed Royce, che ha presieduto la commissione per gli affari esteri della Camera dal 2013 al 2018, e un ex assistente di punta della leader della maggioranza alla Camera Nancy Pelosi, Nadeam Elshami.

L’Ambasciatore egiziano negli Stati Uniti, Motaz Zahran, ha firmato il contratto del valore di65.000 dollari al mese con Brownstein Hyatt Farber Schreck. A firmare per lo studio legale con sede a Denver è stato il direttore delle politiche, Royce.

Nadeam Elshami, ex capo dello staff di Pelosi e veterano di Capitol Hill da 25 anni, dovrebbe supervisionare il lavoro insieme a Royce. Elshami è nato negli Stati Uniti ma ha trascorso la sua prima infanzia in Egitto.

Saranno attivi anche due dei partner dell’azienda, il veterano lobbista repubblicano Marc Lampkin, che gestisce l’ufficio dell’azienda a Washington, DC, e il principale raccoglitore di fondi democratico, Alfred Mottur. A loro si unisce il direttore delle politiche Douglas Maguire.

L’azienda «fornirà servizi di relazioni con il governo e consulenza strategica su questioni dinanzi al governo degli Stati Uniti», secondo quanto recita il contratto depositato presso il Dipartimento di giustizia degli Stati Uniti. Il contratto ha una durata iniziale di un anno e successivamente verrà rivalutato.

Il contratto arriva mentre il Cairo teme il ritorno al potere di alcuni politici statunitensi molto critici nei confronti de Il Cairo per i fatti della Primavera araba e della caduta di Hosni Mubarak.

«Sono chiaramente preoccupati», ha dichiarato, a Foreign Lobby Report’, Michele Dunne, direttore del programma per il Medio Oriente presso il Carnegie Endowment for International Peace e co-presidente del gruppo di lavoro bipartisan sull’Egitto. «Quando è diventato chiaro che Biden sarebbe stato vincitore, Abdel Fattah al-Sisi ha inviato le sue congratulazioni e ora vedete tutti questi ex Ministri degli Esteri e figure importanti che vengono chiamati ai talk show per rassicurare i sostenitori del Governo in Egitto che andrà tutto bene con Biden».

Donald Trump, che ha definitoSisi «il mio dittatore preferito», ha protetto il Cairo dagli sforzi del Congresso intenzionato a punire l’Egitto per le sue violazioni dei diritti umani, inclusa la morte in prigione del cittadino statunitense Mustafa Kassem all’inizio di quest’anno. Allo stesso tempo, l’Amministrazione americana ha sostenuto le priorità diplomatiche dell’Egitto, in particolare facendo pressione sull’Etiopia sui suoi piani per riempire la diga della Rinascita sul fiume Nilo, che minaccia i livelli dell’acqua a valle dell’Egitto.
Rassicurato dallo stretto rapporto tra i due leader, il Governo egiziano ha rotto il contratto con la società di lobbying che da tempo lo assisteva, la Glover Park Group, nel gennaio 2019 a seguito di una disastrosa intervista su 60 minuti della ‘CBS’ durante la quale il conduttore, Scott Pelley, ha ripetutamente insistito con il presidente egiziano sulla violazione dei diritti umani. Glover Park rappresentava il Governo di al-Sisi dal 2013, quando gli altri lobbisti egiziani si erano dimessi dopo il colpo di Stato militare contro il Presidente Mohamed Morsi.

Le e-mail trapelate dall’account dell’Ambasciatore degli Emirati Arabi Uniti a Washington, Yousef al-Otaiba, hanno rivelato che gli Emirati Arabi Uniti avevano pagatoil conto per l’attività di lobbying di Glover Park, secondo quanto riportato daThe Intercept’ nel 2017.
Non è noto se gli Emirati Arabi Uniti stiano
pagando il conto questo anche di Brownstein Hyatt Farber Schreck.

A rafforzare la decisione di al-Sisi, la criticità del momento per il Paese.
I
critici del Cairo hanno intensificato le loro pressioni. L’Etiopia ha assunto lostudio legale Barnes & Thornburg alla fine di giugno dopo che l’Amministrazione Trump è stata coinvolta nella disputa della grande diga sul Nilo, coinvolgimento,secondo gli osservatori, condotto da una posizione molto favorevole all’Egitto.

Anche i difensori dei diritti umani statunitensi hanno intensificato le loro attività.
The Freedom Initiative, l’organizzazione fondata dallo statunitense Mohamed Soltan, un ex prigioniero politico in Egitto, ha assunto lasua prima società di lobbying ad agosto per«difendere i prigionieri politici in MENA». Soltan ha annunciato scorsa settimana che cinque dei suoi parenti arrestati in apparente rappresaglia per il suo attivismo erano stati rilasciati neltentativo di abbassare le tensioni con l’imminente amministrazione Biden.

Recentemente, poi, è stato lanciato Democracy for the Arab World Now (DAWN), nato da un’idea del dissidente saudita ucciso Jamal Khashoggi,DAWN ha fatto l’Egitto uno dei suoi tre paesi prioritari insieme con l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti.

La Fratellanza Musulmana, che il Governo di al-Sisi ha etichettato come gruppo terroristico, ha esortato Biden a «riconsiderare le precedenti politiche di sostegno alle dittature in tutto il mondo» , ha riferitoscorsa settimana ‘Middle East Eye’. «Imploriamo l’amministrazione Biden di ripudiare i crimini e le violazioni commessi da regimi tirannici contro i diritti dei popoli», ha detto il gruppo in una nota. «Consideriamo assolutamente inopportune le politiche che ignorano le libere scelte delle persone e che favoriscono i rapporti con i regimi autoritari. Rappresentano una scelta per stare dalla parte sbagliata della storia».

In ultimo c’è da considerare che, secondo alcune fonti di ‘L’Indro’, l’Egitto potrebbe essere intenzionato a sfruttare la la guerra civile scoppiata in Etiopia per attaccare la diga della Rinascita tanto quanto basta per metterla fuori uso. Un attacco di questo genere vorrebbe dire migliaia di morti e naturalmente una dichiarazione di guerra all’Etiopia.
E’ davvero molto
difficile che con il venir meno a Washington di una Amministrazione amica(l’Egitto potrebbe «far saltare in aria» la diga, aveva detto Trump ) al-Sisi voglia portare avanti una operazione di questo tipo, e però è evidente che anche solo per il fatto che sia stata ventilata(con annesso supporto egiziano ai movimenti secessionisti Ormo e Amara) a Il Cairo serve disperatamente avere alla Casa Bianca e al Congresso lobbisti in grado di dialogare con i vertici.

Al-Sisi si è reso conto, dunque, che questo è un momento in cui è indispensabile, come ha invitato fare un ex Ministro degli Esteri, Amr Moussa, fare «lobby, lobby, lobby», pressioni sia sulla futura nuova Amministrazione, e fin da subito, sia sul Congresso.

Quello al quale si sta assistendo è l’inizio di un riposizionamento dell’Egitto nel tentativo di almeno tenere aperto il dialogo con i nuovi vertici americani. Il resto dipenderà dalle politiche che Biden deciderà di condurre nella regione.

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Sull'autore

Julian Pecquet is the founder and editor of Foreign Lobby Report, the comprehensive news site tracking foreign influence operations in Washington. Prior to launching the site on June 1, 2020, Julian was a reporter and editor for Middle East news site Al-Monitor for six years. There he initiated lobbying coverage that won national awards from the Online News Association and the Society of American Business Editors and Writers (SABEW). Before that he was a Global Affairs reporter for The Hill and a newspaper reporter in Florida for many years. Contact him at jpecquet@foreignlobby.com or on Twitter @JulianPecquet

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