martedì, Aprile 13

Egitto: oltre il danno, la beffa Intervista a Shreif Yousef circa gli effetti della crisi economica sulla popolazione

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il  cairo 

Il Cairo – Un tempo aveva un buon lavoro che gli consentiva di mettere da parte qualche soldo e di portare la sua  famigliola in vacanza nella città costiera di Alessandria tutte le estati, per riposare un po’ e fuggire dalla vita frenetica de Il Cairo. Adesso riesce appena a sbarcare il lunario.

A partire dal 2011, il mio lavoro è stato duramente colpito dagli stessi problemi economici che hanno afflitto tutti gli egiziani di classe media, me compreso” ci racconta Shreif Yousef, un decoratore e designer indipendente.
Prima della rivoluzione del 2010 avevo una bella vita, ma adesso, dopo anni di paralisi economica, non sono molte le persone che mi chiedono decorazioni. I miei clienti sono gli egiziani di classe media che sono stati duramente colpiti dalla crisi economica” dice Yousef, padre di un ragazzo di 15 anni e di una bambina di 10.

L’Egitto è stato sconquassato dai problemi economici a partire dalla rivoluzione del 2011 che ha rovesciato Hosni Mubarak, al potere da più di 30 anni. Alla guida dei movimenti di protesta c’erano soprattutto giovani, che occupavano le strade al grido di ‘Pane, Libertà e Dignità sociale’ intendendo per ‘pane’ una vita decente. Tre anni dopo, i governanti dell’Egitto post-rivoluzionario non hanno soddisfatto le loro istanze di un’economia migliore e più stabile.

Seduto in un bar de Il Cairo, Yousef mi spiega che non ha partecipato alle proteste del 2011 che hanno occupato Piazza Tahrir, luogo simbolo de Il Cairo, ma che è stato felicissimo di “vedere crollare la corrotta era di Mubarak. Ma dopo di lui, la nostra economia è peggiorata ed ha rallentato. Mi aspettavo che le nostre vite sarebbero migliorate, ma chi ha governato l’Egitto dopo la rivoluzione non si è curato di noi, degli egiziani di classe media. Si sono soltanto occupati di politica. Prima del 2011, frequentavo raramente questo bar; adesso ci passo tutte le notti. Gli egiziani delle classi medie e basse stanno soffrendo molto.
Dal 2011, il tasso di crescita annuale dell’Egitto, lo Stato arabo più popoloso, raggiunge a stento il 2% e i governi hanno fatto sempre più ricorso a capitali e prestiti esterni, mentre il reddito derivante dal turismo, la maggiore risorsa economica del Paese, si sta riducendo.

Inoltre, gli egiziani hanno dovuto fare i conti con un repentino aumento dei prezzi dei generi alimentari, che secondo le statistiche sono cresciuti annualmente di circa il 12% a partire dal 2011. Di conseguenza, il tasso di povertà è aumentato di circa il 25%; con circa il 26% della popolazione che vive sotto la soglia di povertà, le lamentele diffuse stanno portando alle stelle i prezzi del cibo. La classe dirigente salita al potere dopo il 2011 aveva garantito che avrebbe risolto i problemi economici del Paese, ma sembrano promesse vaghe.

Dopo  la vittoria schiacciante alle elezioni presidenziali dello scorso maggio, Abdel-Fatah El-Sisi, ex ufficiale militare attualmente Presidente dell’Egitto, è diventato il terzo capo dello Stato dopo la rivolta del 2011. Ha iniziato il suo mandato tagliando i sussidi alimentari e quelli per il carburante, laddove il suo predecessore aveva rifiutato di mettere in atto lo stesso provvedimento per paura di innescare la miccia della protesta in un Paese dove milioni di persone dipendono dai sussidi.
A causa di questi tagli i prezzi di tutti i beni di consumo, dal cibo ai vestiti ai trasporti, sono cresciuti in maniera esponenziale, in alcuni casi del 50% e più, ma i comunicati officiali sostengono che i tagli siano necessari per ridurre un deficit di bilancio che si stima abbia raggiunto il 12% del PIL nell’ultimo anno.

Nel tentativo di rilanciare l’economia e attrarre investimenti, il Governo Sisi sta inoltre portando avanti enormi progetti come quello di un nuovo canale di Suez, grazie al quale il governo spera di raddoppiare gli introiti derivanti dalla navigazione nelle acque del canale, passando dai 5 miliardi di dollari l’anno attuali a 13,5 entro il 2023.

Per Yousef, tuttavia, questi numeri non significano nulla. “Non ho una macchina, perché con i tagli ai sussidi per il carburante i prezzi sono diventati più alti. E non parlo soltanto dei prezzi degli autobus ma anche del cibo. Tutto è diventato più caro.” Alla domanda su come affronta l’aumento dei prezzi, Yousef risponde che l’unica possibilità è restringere il budget familiare. “Sto cercando di ridurre più che posso le spese domestiche. Non porto più fuori la mia famiglia, perché uscire significa spendere soldi. Ogni cosa è diventati più cara, ed io non posso permettermelo”.

Il Governo ha chiesto agli egiziani di essere più pazienti. Ali Mostafa, un dipendente pubblico, risponde rabbiosamente alla domanda sul perché non intende aspettare i risultati di questi progetti: “Stiamo esaurendo la pazienza. I poveri e quelli con un reddito basso sono state vittime dell’era Mubarak, e lo sono ancora adesso. Siamo stati pazienti per anni. Il Governo dice di aver risparmiato 40 miliardi di dollari grazie al taglio dei sussidi, ma avrebbe dovuto prendere quei miliardi da tutti quei ricchi che hanno costruito la loro fortuna a nostre spese”.
Molte persone stanno dando eco alle lamentele di Mostafa e Yousef, ma ce ne sono altre che sembrano accettare la politica dei prezzi alti in cambio di un futuro migliore, e ritengono che Sisi stia seriamente tentando di migliorare la situazione economica.
Mubarak era un corrotto e gli imprenditori sleali ne hanno approfittato. Penso che Sisi voglia fare qualcosa per l’Egitto. Aspettiamo e vediamo”.

Traduzione a cura di Marta Abate

 

 

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