domenica, 5 Febbraio
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Egitto: le riforme economiche al centro del dibattito elettorale

Mancano pochi giorni alle elezioni presidenziali in Egitto. A sfidarsi saranno quello uscente, presidente Al Sisi, e Moussa Moustafa Moussa. In realtà sembra già tutto scritto, con il primo pronto a trionfare ancora, visti i flop inanellati dal rivale.

Molto si giocherà sulle promesse in fatto di economia. Secondo Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale, l’Egitto è in una buona situazione al momento grazie alle riforme strutturali e dell’intesa Egitto-Fmi del novembre 2017. L’accordo prevede una prima rata di circa 2 miliardi di dollari, nel quadro di un prestito di 12 miliardi di dollari, da ripartire in prestiti triennali. In cambio, le autorità egiziane hanno adottato l’imposta sul valore aggiunto, hanno permesso che il tasso di cambio fosse determinato dalle forze di mercato e hanno ridotto i sussidi per il carburante e l’elettricità.

E queste mosse hanno dato al momento buoni frutti: secondo Banca mondiale, il disavanzo delle partite correnti è diminuito di oltre il 65% nel primo trimestre dell’anno fiscale 2017. A novembre, l’inflazione è scesa al 14%. Nel frattempo anche i prezzi al consumo urbano sono scesi al 26% rispetto al 30,8% dell’anno precedente. E questo ha attirato gli investitori stranieri, che hanno acquistato 20 miliardi di buoni del tesoro, contribuendo così a incrementare le riserve straniere a 42,5 miliardi, contro i 19 miliardi di prima dell’accordo.

Insomma le Istituzioni internazionali sono dalla parte dell’Egitto e di Al Sisi. Ma i pericoli sono dietro l’angolo: le liberalizzazioni potrebbero avvantaggiare solo i capitali stranieri e non il Paese. Inoltre, se è vero che l’inflazione in generale è diminuita, i prezzi di cibo e bevande sono aumentati del 32,3%. Segno che l’impatto sulle famiglie di queste riforme è stato molto duro. Soprattutto perché oltre la metà dei 95 milioni di abitanti vive sotto la soglia di povertà. A cui si aggiunge un tasso di disoccupazione del 18% (2017), che fra i giovani raggiunge il 33,1%. Tutto dunque si giocherà sulle questioni economiche e sulle sorti della classe media, dicono gli esperti.

(video tratto dal canale Youtube di Euronews)

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