martedì, Ottobre 19

Egitto: in Sinai attacco al monastero di Santa Caterina, un messaggio per al-Sisi

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David Schenker, direttore del Program on Arab Politics del Washington Institute, in un recente report ha rilevato come l’ISIS nel Sinai abbia usato armi avanzate per abbattere gli elicotteri militari egiziani, distruggere armi pesanti (anche un carro armato M60), e perfino affondare una motovedetta militare a largo delle coste di El-Arish. L’ala egiziana dell’ISIS ha rivendicato il bombardamento dell’aereo passeggeri russo del 2015 che ha contribuito ha mettere in ginocchio la principale fonte di ricchezza del Paese, il turismo, la sola attività che assicurava valuta pregiata al Paese. Il Governo americano stima che circa 2.000 soldati egiziani siano stati uccisi nel Sinai da quando è iniziata l’operazione voluta da al-Sisi, nel settembre 2014, una cifra ‘sconvolgente’, notano i due analisti del Washington Institute, tanto più se si considera che i militanti ISIS in Sinai si stima siano da un minimo di 600 ad un massimo di 1.500. Quasi «due dozzine di soldati e poliziotti vengono uccisi ogni mese nella penisola» del Sinai, sostiene Schenker. E oltre ciò, l’ISIS sempre più sembra avere il controllo del territorio.  Il Governo vieta ai giornalisti di entrare nel Sinai, ma trapelano informazioni preoccupanti: gravi danni collaterali causati dall’Esercito, alla fine di febbraio i cristiani copti erano fuggiti da al-Arish, la città più grande del Nord del Sinai, dopo che erano state perpetrate atrocità contro vari membri della comunità; a marzo sono circolate fotografie pubblicate sui siti web jihadisti che sembravano confermare che l’ISIS gestisce controlli di sicurezza in svariate città del nord del Sinai e azioni di quella che viene definitapolizia morale’ per le strade delle città della penisola.
L’Esercito egiziano è riuscito a sconfiggere la leadership ISIS del Sinai nell’estate del 2016, la nuova leadership risorta dalla sconfitta dello scorso anno appare agli analisti molto più connessa all’ISIS centrale siriana, e soprattutto molto più preparata ed efficiente. Efficacia che mette in campo oramai non soltanto contro Esercito e Polizia ma anche e soprattutto contro i civili, in particolare i cristiani. Il gruppo ha rivendicato la responsabilità per l’attacco dicembre 2016 alla Basilica di San Marco del Cairo, è responsabile della fuga di centinaia di cristiani dal nord del Sinai, fino agli attentati di Alessandria e Tanta della domenica delle Palme. L’ISIS del dopo estate 2016, insomma, è molto più pericolosa e addirittura, secondo David Schenker, l’ISIS è molto più forte e letale di quanto lo fosse due anni fa, quando le forze di al-Sisi hanno iniziato a combatterlo.
Secondo gli analisti del Washington Institute, una delle cause principali è che l’Esercito egiziano non ha cambiato il suo approccio dal periodo in cui è stato chiamato a dimostrare la sua forza nelle guerre convenzionali, continua puntare sull’uso della forza pesante per ‘contenere’ i jihadisti, e non usa, come consigliato anche dagli esperti militari americani mandati da Washington a collaborare con le forze egiziane, le tecniche di contro-insurrezione più leggere e più mirate. Altro grande limite è rappresentato dall’incapacità di mobilitare la popolazione locale contro i terroristi   -i mezzi repressivi dei militari egiziani hanno alienato alcune tra le principali famiglie beduine di spicco, le quali si sono rifiutate di collaborare con le forze di sicurezza.
L’Esercito egiziano, eccellente nello scontro militare convenzionale, appare impreparato culturalmente, prima ancora che militarmente (ma anche militarmente), a combattere il terrorismo, i vertici dell’Esercito non sono inclini a transizione dal convenzionale all’antiterrorismo o alla contro-insurrezione, non ultimo perché questo ‘cambio di pelle’ comprometterebbe alcuni interessi della potentissima lobby che rappresentano. Il Presidente al-Sisi si è dimostrato incapace di convincere i vertici militari a cambiare l’approccio militare al terrorismo dell’ISIS. L’Esercito continua a privilegiare l’acquisto di armi per guerre convenzionali che appartengono al passato -carri armati, F-16, missili, sommergibili, jet da combattimento, ecc…- invece di attrezzature adatte per le operazioni di contro-insurrezione e sicurezza contro un nemico non identificato. Con un budget annuale di più di 8 miliardi di dollari e quasi 440.000 uomini sotto le armi, l’Esercito dovrebbe essere in grado di mantenere la sovranità sul suo territorio, soprattutto se si attua una moderna strategia di contro-insurrezione con il sostegno economico e operativo-consulenziale dagli Stati Uniti e Israele. Così non è. Dunque, concludono gli analisti, per vincere l’ISIS l’Egitto deve prima di tutto cambiare la sua cultura militare.

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