venerdì, Maggio 14

Egitto: Fratellanza Musulmana al capolinea?

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La Fratellanza Musulmana è stata, e molto probabilmente è, il più importante movimento islamista presente in Medio Oriente. Ripercorrere la sua evoluzione politica è importante al fine di poter capire, anche se non completamente, un pezzo fondamentale di politica egiziana e mediorentale. Inoltre può essere un contributo alla chiarezza in un momento in cui, il rapporto da parte occidentale con la religione islamica e i suoi derivati attraversano un periodo di forte crisi.

Per capire l’evoluzione politica di questo attore politico è necessario partire dal significato del termine “islamismo”. Considerando l’esistenza di un complesso e diversificato dibattito sul tema è evidente che una spiegazione in poche righe non può essere esaustiva, ma può contribuire a sgombrare il campo da errati luoghi comuni e fraintendimenti.

In un recente e interessante libro che parla dell’evoluzione dell’Islamismo arabo, Laura Guazzone, professoressa associata di Storia contemporanea dei Paesi arabi all’Università di Roma La Sapienza, definisce il termine islamismo primariamente come «un’ideologia che propugna un’azione riformatrice per l’instaurazione di un sistema islamico per governare lo Stato e la società nei paesi musulmani, e che i movimenti islamisti rappresentato l’attivismo sociale e politico collegato a questa ideologia». Importante è sottolineare che non tutti i musulmani sono islamisti, diversamente tutti gli islamisti sono musulmani. La differenza sostanziale è che mentre i primi hanno una visione esclusivamente religiosa, i secondi hanno anche una visione politica dello Stato e della società. Se poi messo in relazione con il termine Jihad il quale genericamente indica uno sforzo che deve compiere il musulmano, nella visione classica di sforzo maggiore volta all’auto-perfezionamento seguendo divine indicazioni e declinato poi nell’accezione minore di sforzo bellico di ‘guerra santa’, che può essere sia difensivo che offensivo verso i non musulmani, risulta evidente la differenza tra gli obiettivi perseguiti da un movimento islamista, Fratellanza Musulmana, e gli obiettivi che persegue o sostiene di perseguire un movimento jihadista come l’ISIS.

La Fratellanza Musulmana viene fondata nel 1928 da un insegnante egiziano di nome Hasan al-Banna. La visione ideologica di al-Banna parte del presupposto di non rivoluzionare il sistema Stato presente, ma di riformarlo attraverso la visione islamista per avvicinarlo al volere di Dio. Il popolo in questo ha un ruolo essenziale, deve essere in grado di autodeterminarsi riflettendo la sovranità di Dio. Il Governo stesso deve governare attraverso l’applicazione della Shari’a in tutte le sue forme e in tutti gli ambiti. Il Governo è legittimato a governare a patto che non lo faccia da solo ma unitamente ad un organo legislativo e consultivo che si basa sulle fonti del diritto islamico e attraverso questo rappresentante del popolo. Al-Banna vede quindi lo Stato come uno strumento per la realizzazione degli obiettivi islamisti.

Tre sono gli aspetti che caratterizzano la Fratellanza Musulmana. Il primo è la struttura del movimento stesso, radicato e capillare in ogni parte del territorio fin dai primi anni di vita riesce a esportare il suo modello e a creare ‘filiali’ nei Paesi mediorentali limitrofi, specie in Tunisia dove anche oggi possiamo trovare un attore derivato dal movimento originale, Ennhada. Il rigido codice interno prevede un alto grado di fedeltà e disciplina alla struttura e ai vertici superiori, il reclutamento avviene tutt’ora attraverso un tempo di prova relativamente lungo. A causa anche delle contingenze storiche e politiche il percorso decisionale è gestito dai pochi soggetti ai vertici in un clima generalmente di segretezza.

Il secondo aspetto rilevante della Fratellanza è la serie di repressioni che ha subito nel corso del tempo. Questo ha elevato e mantenuto il grado di segretezza dell’organizzazione, nonché nella difficoltà di reclutamento e di creare nuovi gruppi dirigenti. Le maggiori ondate di repressione verso la Fratellanza si sono verificate già in epoca nasseriana a partire dal 1954, fino all’arrivo di Sadat nel 1970, per riprendere poi in vari intervalli temporanei negli anni novanta e duemila con Mubarak, salvo lo sfortunato tentativo rivoluzionario e governativo cha ha investito il movimento islamista.

Il terzo e più interessante aspetto della Fratellanza Musulmana è la sua connotazione politica, gli strumenti usati per la realizzazione degli obiettivi islamisti e i tentativi riformatori interni alla Fratellanza stessa. Ovviamente questo aspetto è determinato anche dalle caratteristiche organizzative del movimento, nonché dai periodi e dalle repressioni storiche che ha attraversato.

Fin dai primi anni di vita la Fratellanza Musulmana si è caratterizzata per la diffusione della sua ideologia attraverso una politica di massa operante nel settore sociale e caritatevole, al fine ovviamente di avere una rappresentanza elettorale. Gli anni di repressione nasseriana infliggono un duro colpo all’organizzazione e i leader che escono dal carcere nei primi anni settanta si ritrovano un organizzazione quasi inesistente. Il rilancio del movimento passa attraverso la realizzazione di due punti strategici: la ricostruzione del tanzim (organizzazione) e sfruttare ogni occasione utile per la pubblicizzazione del movimento. La ricostruzione dell’organizzazione avverrà mantenendo un profilo di reclutamento interno basso e segreto nella maggior parte dei casi. Da sottolineare l’innesto in quegli anni di molti giovani che provengono dai movimenti universitari degli anni settanta, i quali saranno successivamente i maggiori sostenitori di una riforma interna. La Fratellanza rinunciò all’offerta di Sadat di essere legalizzata come organizzazione caritatevole, anche se questo poteva portare dei benefici immediati poteva esporre la Fratellanza e renderla un facile bersaglio.

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