sabato, Luglio 24

Egitto, diritti e stabilità field_506ffbaa4a8d4

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Il 25 gennaio 2016 un giovane ricercatore italiano di nome Giulio Regeni è scomparso in territorio egiziano ed è stato ritrovato il 3 febbraio dentro un fossato in zone limitrofe alla città del Cairo morto in circostanze misteriose. Dal momento del ritrovamento sono iniziate diverse procedure diplomatiche per scoprire la causa e i colpevoli della morte del giovane ricercatore. Questo caso avvenuto in terra straniera ha mobilitato una nazione intera e non solo per il fatto che un giovane italiano è morto in circostanze misteriose, ma anche perché è avvenuto proprio in Egitto.

L’autopsia sul cadavere ha stabilito che la morte del giovane Regeni è stata lenta e dolorosa, torturato aspramente prima di essere ucciso. La prima versione delle autorità egiziane è stata quella che l’omicidio sarebbe legato alla criminalità comune, non convinti della versione fornita, il Governo italiano ha chiesto al Governo egiziano un approfondimento di indagini e piena collaborazione .  Al momento investigatori italiani sono stati inviati  in Egitto e sembra che collaborino con le autorità egiziane per venire a capo di questa vicenda. Il Generale Al-Sisi in una lunga intervista al quotidiano Repubblica ha promesso alla famiglia un impegno concreto per l’identificazione delle cause e dei responsabili, asserendo il proprio dispiacere per questa situazione anche in merito ai rapporti diplomatici tra i due Paesi.  Mentre gli investigatori italiani stanno lavorando sul posto, recentemente è arrivata la notizia che in uno scontro a fuoco sarebbero stati uccisi cinque uomini e le autorità egiziane avrebbero fatto trapelare che siano stati gli stessi autori del delitto Regeni, rinforzando indirettamente la prima versione secondo cui la morte del giovane sarebbe legata a un episodio di comune criminalità. Questa ipotesi è stata rigettata immediatamente dal governo italiano con presa di posizione del Presidente del Consiglio, anche perché gli elementi forniti lasciano più di qualche dubbio e nessun documento è ancora arrivato a Roma.

L’Egitto è governato da due anni dal Generale Al-Sisi  ex ufficiale dell’esercito di Mubarak, salito al potere dopo la negativa esperienza dei Fratelli Musulmani che hanno politicamente legittimato un colpo di stato da parte del Generale. Da due anni, in nome della sicurezza il governo egiziano ha attuato una serie di provvedimenti nella direzione di limitazione dei diritti umani e delle libertà personali. Il partito che ha legittimamente governato il Paese fino al 2013, la Fratellanza Musulmana è messa al bando e i suoi membri continuano ad essere perseguitati. Dalla fine del 2013 è in vigore una legge che permette di disperdere con la forza tutte le manifestazioni che si dimostrano contrarie al governo, ogni anniversario della Primavera Araba è stato macchiato con il sangue dei manifestanti, causando ad ogni manifestazione decine se non centinaia di morti e altrettanti feriti. Secondo Amnstey International solo nel 2015 sono state ritenute illegali e chiuse 480 associazioni per la tutela dei diritti umani, molte con l’accusa di essere legate alla Fratellanza Musulmana. La stampa è costantemente monitorata, risulta difficile trovare qualche mezzo di informazione non allineato al governo di Al-Sisi. Inoltre grazie ad una legge del 2014 i civili che attuano azioni contro le struttura militari devono essere giudicati da tribunali militari, ultimamente questo legge vale anche per chi lede pubbliche strutture che non siano prettamente militari. Secondo la testimonianza di Ala al Aswani, famoso scrittore egiziano, i liberi pensatori sono ormai tutti censurati, l’apparato di sicurezza continua ad essere guidato dai vecchi ufficiali dell’era di Mubarak i quali ovviamente si oppongono a qualsiasi possibile cambiamento dello status quo per paura di ricadere in un’altra rivoluzione. Sempre secondo lo scrittore la situazione per quanto riguarda i diritti civili e le libertà individuali è più preoccupante rispetto al tempo di Mubarak. Senza contare il numero delle persone scomparse o finite in qualche segreta prigione per mano di tutto l’apparato di sicurezza che si snoda su più livelli.

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